Toscana
A Pisa una task force contro un nemico invisibile, il radon
Quali le zone più a rischio in Toscana?
«I livelli di concentrazione di radon in Toscana sono, mediamente, inferiori ai livelli di allarme. Ci sono però zone più a rischio: la Garfagnana, ad esempio, la zona interna del grossetano al confine con il Lazio, le isole e le città termali».
Come si diffonde?
«Essendo un gas, il radon fuoriesce dal terreno attraverso crepe o fessure disperdendosi nell’atmosfera. Dal terreno può penetrare negli edifici attraverso fondamenta, i giunti di connessione, le fessure nelle pareti, i pavimenti sospesi non ben isolati, le canalizzazioni degli impianti idraulici, elettrici e di scarico. In spazi aperti, si raggiungono bassi valori di concentrazione. Al contrario, in ambienti chiusi il radon può accumularsi e raggiungere alte concentrazioni».
Quindi anche nelle abitazioni
«Nelle abitazioni, negli uffici, nelle scuole, nei luoghi di lavoro sotterranei come parcheggi, caveau di banche, archivi, gallerie, siti archeologici o negli stabilimenti termali».
Quali effetti può avere sulla salute?
«La pericolosità del radon è legata alla sua inalazione. Il radon presente nell’aria decade in circa 4 giorni dando origine ad altre sostanze radioattive (dette figli) che si legano alle particelle di vapore acqueo e di pulviscolo atmosferico: da qui possono penetrare e depositarsi nell’apparato respiratorio. Raggiunti i bronchi e i polmoni, queste sostanze decadono a loro volta, emettendo particelle di alta energia che possono danneggiare i tessuti polmonari con conseguenze non trascurabili per la nostra salute, soprattutto nel caso dei bambini. All’aumentare della concentrazione del radon, aumenta il rischio di tumori polmonari, tanto che il Centro internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità ha classificato il radon tra le sostanze con provata cancerogenicità per l’uomo. Se si considera che oggi trascorriamo più dell’80% del nostro tempo in ambienti chiusi, è chiara la rilevanza del radon come rischio sanitario».
Come si misura?
«Beh, il livello di radon varia durante il corso della giornata (è minimo a mezzogiorno e massimo di notte) e le variazioni sono forti anche tra una stagione e l’altra (i valori più alti si raggiungono in inverno, quelli minimi in estate). Le condizioni climatiche, la pressione, la temperatura, la presenza e la direzione dei venti, possono influenzare la sua concentrazione. Per questo i periodi di misura devono essere sufficientemente lunghi ed in alcuni casi estesi ad un intero anno. La misura si effettua con strumenti tipici della fisica nuclerare: scintillatori, contatori Geiger, camere a ionizzazione, semiconduttori. Lo strumento più comunemente usato per le misure nelle abitazioni consiste in un piccolo contenitore permeabile al radon, nel cui interno è posto un materiale plastico sensibile alle radiazioni emesse dal radon e dai figli».
Ci si può proteggere dal radon?
«Sì, esistono rimedi e comportamenti appropriati che possono ridurre notevolmente i rischi legati alla sua presenza. A mio avviso le autorità locali devono riscoprire un ruolo essenziale nella lotta contro il radon».
Come?
«Ad esempio attraverso la valutazione dell’esposizione a questo gas. Negli edifici già esistenti (per esempio nelle scuole) è necessario richiedere a strutture qualificate una misura del livello di radon. Qualora se ne riscontrassero elevate concentrazioni si può rimuoverlo attraverso un’aerazione dell’ambiente o la sigillatura di vie d’ingresso dal suolo».