Toscana

Se l’ecomostro si sgonfia

Di Marco LapiEcomostro bipartisan oppure occasione irripetibile per garantire un futuro a Rio Marina? A giudicare dalle repliche puntuali e circostanziate espresse non solo dell’amministrazione di centro-destra, ma anche dei Ds e addirittura di un esponente riese di Rifondazione Comunista, la vicenda elbana di fine estate – ovvero il Villaggio Paese di Vigneria, di cui abbiamo parlato due settimane fa – potrebbe rivelarsi quasi un boomerang per Legambiente e per quelle forze politiche – Verdi e, appunto, Rifondazione – che hanno espresso la loro contrarietà. «Non credo che l’intervento di Vigneria sia questa così grande deturpazione ambientale», ha dichiarato infatti l’esponente del Prc Dante Leonardi dissentendo dalla scelta del suo partito e ricordando che il progetto nacque da un’amministrazione di segno diverso che comprendeva anche il suo stesso partito, presente con un assessore. Ma, soprattutto, Leonardi ha rimproverato agli esponenti dell’Unione di non essersi confrontati in merito prima del voto in modo da evitare quello che ha definito come «squallido teatrino». E all’immagine del teatro ha fatto riferimento anche il sindaco Francesco Bosi, secondo il quale «la finta indignazione dei Verdi e di Legambiente per l’adozione consiliare del Piano particolareggiato di una nota previsione di Piano regolatore appartiene a una teatralità rituale, a cui – ha aggiunto – siamo ormai abituati e nei confronti della quale siamo ben vaccinati».

«Le polemiche di Legambiente – rincara la dose il sindaco – fingono indignazione a prescindere da ogni ragionevole valutazione e obbediscono a interessi precostituiti. Si tratta di una politica conservatrice, volta a tutelare gli interessi delle aree più sviluppate dell’Elba, cui vorrebbero offrire la garanzia di una rendita di posizione quasi monopolistica, in danno delle aree rimaste indietro o addirittura sotto la soglia della sopravvivenza, come il versante orientale. Questa logica perversa porterebbe alla conclusione aberrante per la quale il nostro territorio dovrebbe rimanere una specie di “riserva indiana” dove i residenti sono sempre meno numerosi e possono tutt’al più rappresentare una nota di colore per i visitatori alla ricerca dell’“Elba com’era”».

Rivalorizzare una collina piena di rugginose rovine della vecchia attività mineraria non vuol dire quindi fare un «ecomostro» ma dotare Rio Marina delle strutture ricettive che finora gli sono mancate, facendolo così finire ai margini dell’economia isolana e provocandone il progressivo spopolamento. Ne sono convinti anche i Ds, che in un manifesto hanno difeso il progetto, sostenendo che «il Villaggio Paese non è una realtà chiusa e autoreferenziale», bensì «risponde a una moderna logica turistica e può fermare il declino del paese, risultando decisivo nella bassa stagione, a condizione che il Parco Minerario e che gli operatori economici del paese siano coinvolti nel progetto». Concetto, questo, condiviso dal neo-capogruppo dell’opposizione, Antonini, che auspica un villaggio in cui venga comunque lasciata memoria della passata attività mineraria, «un pezzo di museo minerario a cielo aperto». «Questo progetto per Rio Marina – è il suo giudizio – può divenire una concreta opportunità: abbiamo a disposizione volumi esistenti da recuperare e trasformare con diversa destinazione d’uso». Come dire che «ecomostro» è piuttosto la realtà attuale, fatiscente e rugginosa, e che sarebbe davvero mostruoso, questo sì, continuare a non metterci mano.