Toscana
Elba, ora arriva l’«ecomostro bipartisan»
L’enorme colata di cemento, affermano gli ambientalisti dell’Arcipelago, si andrà così ad aggiungere «al fallimentare modello dei villaggi separati che niente ha dato all’economia dell’Elba Orientale», in un piccolo territorio che dove le seconde case sono già 1645, «con una crescita del 547,64% dal 1971 al 2001» e «dove sono previsti dal Piano Strutturale 259 mila 853 metri cubi di nuove costruzioni e grandi ampliamenti di altri villaggi turistici come Capo d’Arco».
Come si nota nell’immagine virtuale allegata al progetto, l’intera collina di Vigneria prosegue la nota «verrà ricoperta da case e alberghi a picco sul mare, un nuovo paese chiuso ed autosufficiente, lontano ed autonomo dal bellissimo e trascurato centro storico di Rio Marina, una gigantesca operazione immobiliare estranea a storia, ambiente e economia dell’Elba. Una nuova colonizzazione del territorio con la scusa della valorizzazione e che porterà alla distruzione di risorse e bellezze paesaggistiche».
Unica voce contraria in consiglio comunale, quella della dirigente di Legambiente Arcipelago Toscano Lucia Fasola, che da sola si è opposta al voto congiunto della maggioranza di centro-destra, guidata dal sindaco (nonché senatore e sottosegretario alla Difesa) Francesco Bosi, e della minoranza di centro-sinistra.
«Dove la politica divide è il commento di Legambiente il cemento unisce». E «a rendere ancora più clamorosa l’approvazione bipartisan della colata di cemento è il fatto che il Piano attuativo che interviene su aree dell’ex compendio minerario è stato presentato dall’Agenzia del Demanio. Quindi si tratta di cemento pubblico, di un progetto che appena approvato verrà venduto al migliore offerente per far cassa, cioè, vista l’enormità dell’impegno finanziario e di quanto si potrà costruire, alla grande speculazione immobiliare nazionale ed internazionale che sta già mettendo solide radici all’Elba».
«A meno di due mesi dalla solenne firma del protocollo d’intesa per un Piano strutturale unico degli otto comuni elbani concludono gli ambientalisti le parole di soddisfazione e speranza dell’assessore regionale Conti sembrano scritte sull’acqua, smentite ogni giorno dalle concretissime scelte cementificatorie di molte amministrazioni comunali. I due milioni di metri cubi di cemento che minacciano l’Elba e che sembravano scongiurati dalla forte opposizione della società civile, che pareva aver trovato una solida sponda nella Regione Toscana, ora ritornano sottoforma di varianti e piani attuativi, pubblici e privati, approvati da tutte le forze politiche».