Toscana

Famiglia e unioni civili: dalla Margherita un no alla linea «zapaterista»

di Mauro BanchiniC’è una piccola strada, nel centro storico di Pistoia, che si intitola ai «bacchettoni». E non sono mancati sorrisi quando i partecipanti al seminario della Margherita su «famiglia e unioni civili» hanno scoperto che la pausa buffet si teneva, in una calda sera di inizio agosto, proprio in «via dei bacchettoni». Sorrisi a parte, l’iniziativa – organizzata dalla Margherita pistoiese in collaborazione con il coordinamento regionale – ha avuto una sua utilità come serio inizio di riflessione su un tema sempre caldo e, nel contesto pistoiese, reso bollente dopo una forte lettera aperta del vescovo Simone Scatizzi.

In una seduta di fine giugno dell’assemblea comunale, la maggioranza aveva approvato – in modo rocambolesco e con l’assenza non solo dei consiglieri di centro destra ma anche di quelli della Margherita – una mozione che impegna la Giunta a istituire il famoso «registro» sulle coppie di fatto: nulla di concreto, e di giuridicamente efficace, ma molto di politicamente e ideologicamente controverso.

Un mese dopo mons. Scatizzi finisce per scrivere una lunga, per nulla diplomatica, «lettera aperta» ai consiglieri comunali di Pistoia: sul registro, sulle unioni omosessuali, sulle coppie di fatto, ma anche sulla deriva radicale della sinistra il presule pone diciotto domande. Lo fa con linguaggio esplicito e questo non gli viene perdonato. Fioccano le polemiche, anche se non mancano attestazioni favorevoli. Ma, soprattutto, la provocazione fa discutere su un tema che merita un confronto serio: l’iniziativa della Margherita si inquadra in tale contesto.

«Sentiamo il bisogno di discutere apertamente – premette Caterina Bini, consigliera regionale e coordinatrice pistoiese del partito di Rutelli – anche per cercare un punto di possibile equilibrio». E il confronto si accende subito con l’intervento di Riccardo Nencini, presidente del Consiglio Regionale che si accalora come esponente di parte. Di parte laico-socialista. Per Nencini le parole del vescovo sono «forti, eccessive, superficiali, tali di non meritare neppure un commento». La società è radicalmente cambiata – prosegue Nencini – e non è certo solo la famiglia fondata sul matrimonio a renderla più coesa: ciascun individuo deve essere libero di fare le scelte che crede e il legislatore deve poterlo garantire». In definitiva: una prospettiva «zapaterista», come lo stesso Nencini rivendica con estrema chiarezza («di Zapatero condivido tutto, tranne le adozioni in favore delle coppie gay»).

Prospettiva «zapaterista» che però, nel convegno della Margherita, resta isolata al solo Nencini.Sarà Antonello Giacomelli a mettere chiarezza: nel massimo rispetto per tutti – sottolinea – bisognerà pur dire che la famiglia è un’altra cosa e che le altre forme di convivenza non possono esserle omologate; sia nella Costituzione che nello Statuto regionale è infatti previsto un evidente «privilegio» per la famiglia di stampo tradizionale: fondata sul matrimonio e composta di un uomo, una donna con eventuale prole.

Gianni Salvadori, assessore regionale al welfare, ha illustrato le linee della azione politica che intende impostare in favore della famiglia. «Nessun dubbio – ha aggiunto – sulla centralità della famiglia e sulla priorità da assegnare alla famiglia fondata sul matrimonio. Ovviamente questo non significa evitare di comprendere i grandi mutamenti, in primo luogo culturali, che stanno attraversando l’intera società».

Altri due gli ospiti: il direttore di «Toscana Oggi» Alberto Migone e il direttore del consiglio pastorale della diocesi di Firenze, Leonardo Bianchi. Il primo ha raccontato l’attualità del documento regionale sulla famiglia che il mondo cattolico toscano presentò, nell’autunno 2003, come contributo al dibattito sul nuovo statuto della Regione. Il secondo ha tracciato un fondamentale quadro giuridico ricordando come anche per il nuovo Statuto regionale l’unica forma di «famiglia» sia quella «fondata sul matrimonio».

Entrambi si sono appellati alla ragione e alla necessità di evitare forzature di carattere ideologico. Una domanda specifica di Migone, sul possibile condizionamento della cultura radical-nichilista anche nelle famiglie politiche della sinistra, è rimasta sospesa. Forse meriterebbe una risposta.

Dopo la sosta in via dei «bacchettoni» e un buon dibattito (fra gli intervenuti: Tommaso Braccesi, consigliere comunale della Margherita che ha guidato il gruppo sulla questione e Ivano Paci, presidente della locale Cassa di Risparmio), il seminario si è chiuso con Giacomelli. «Dobbiamo – ha detto – rendere concreta la centralità della famiglia attraverso politiche di sostegno specifiche e puntuali. E dobbiamo anche lavorare per garantire i diritti di solidarietà di chi vuole fare scelte diverse al matrimonio. Ma nessuna equiparazione è possibile».

Il giorno dopo Giorgio Federighi presidente del consiglio Comunale di Pistoia e uomo Margherita, pone una domanda che poi resta quella fondamentale: «L’istituzione del registro delle unioni civili è una coniugazione, sia pure di scarsissimo significato concreto, della volontà di affermare il libero arbitrio come criterio assoluto delle proprie scelte e del comportamento umano?».

Se questa è la laicità attuale – aveva scritto pochi giorni prima il teologo Giordano Frosini – «non ci si meravigli che la Chiesa e il cristiano non possano scendere a patti».

Non è questione di essere «bacchettoni». La questione vera è il coraggio di essere laici: autenticamente laici. In difesa della ragione. E della dignità della persona.

«Unioni civili», lettera di mons. Scatizzi al Consiglio comunale di Pistoia