Toscana
Firenze, una moschea «aperta» per favorire l’integrazione
Era da tempo che la comunità della quale Izzeddin è presidente, oltre che imam (cioè colui che guida la preghiera), ci stava pensando. Ne avevano già iniziato a parlare con le istituzioni e i partiti. Adesso che la proposta è arrivata da un politico, per di più autorevole esponente della comunità ebraica, il capogruppo Ds in Palazzo Vecchio, Ugo Caffaz, sperano che il confronto rimanga sereno. «Vorremmo avere il parere positivo sia della maggioranza che dell’opposizione, perché noi non siamo di nessuna parte e vogliamo avere buoni rapporti con tutti, con la società fiorentina e con i partiti, così come li abbiamo ottimi con la comunità cattolica e quella ebraica. Non vogliamo convincere nessuno, ma capire e confrontarsi». E dalle pagine di un quotidiano ha rilanciato l’idea di aprire una sottoscrizione non solo per edificare la nuova moschea, ma anche per restaurare la sinagoga di Firenze.
Le reazioni, per ora, sono state incoraggianti. A parte la «sferzata» di Oriana Fallaci sul «Corriere della sera» (16 luglio), non si sono sentite voci totalmente contrarie, neanche da politici del centro-destra, eccezion fatta per la Lega. Certo, dopo i primi «sì», pronunciati «a caldo», sono arrivati anche molti «distinguo», di chi ricorda ad esempio che nei paesi islamici non si possono costruire chiese o di chi teme che i fondi possano arrivare da paesi assai poco democratici, come l’Arabia Saudita, che imprigiona anche chi legge un Vangelo in casa sua. «Non è un ragionamento logico replica Izzeddin perché l’Islam è una religione e le nazioni sono un’altra cosa. Se l’Arabia Saudita si comporta male, è quello stato che lo fa e non l’Islam. Noi come italiani di fede islamica ci rivolgiamo alle nostre istituzioni, all’amministrazione comunale, alla regione, al presidente del consiglio, non agli stati islamici».
Ma una volta costruita la moschea sentiremo anche l’altoparlante con il muezzin che invita alla preghiera, magari nel cuore della notte? Il giovane imam sorride. «Assolutamente no. Non avviene nemmeno in tutti i paesi arabi, figurarsi qui. L’altoparlante lo usiamo all’interno della sala di preghiera ma chiediamo sempre ai nostri vicini se disturbiamo. E finora non ci sono stati problemi».
In tutta la provincia di Firenze i musulmani sono circa 20 mila. Un buon numero ci tiene a precisarlo Izzeddin sono già cittadini italiani, pur proveniendo da paesi islamici mentre un centinaio sono gli italiani «convertiti». Ma di questi 20 mila solo un 10% è «praticante» e frequenta le sale di preghiera. La comunità fiorentina elegge democraticamente il suo «consiglio dei saggi» ogni tre anni. Lo ha fatto poco più di un mese fa: 250 i votanti che tra 31 candidati ne hanno scelti 21, di 11 nazionalità, tra cui quattro donne. È il «consiglio» che poi elegge il presidente, il quale sceglie a sua volta i collaboratori, la «squadra» che deve ottenere la fiducia del consiglio. È questa per Izzeddin la migliore «garanzia» per i fiorentini. Alla guida della comunità non c’è solo un imam, «con le sue idee, ma un gruppo eletto dalla comunità». «Da quindici anni ci dice con una punta di orgoglio la comunità islamica che è a Firenze ha sempre dimostrato apertura e dialogo verso la società. È una comunità saggia e equilibrata». E che sa prendere le distanze dal terrorismo. Oggi anche più facilmente che all’indomani dell’11 settembre. Perché adesso è più chiaro che questi atti mettono in difficoltà gli islamici stessi, come ci spiega il presidente della comunità fiorentina.
Giovedì 7 luglio lui era in piazza Signoria accanto al rabbino Joseph Levi e a mons. Claudio Maniago, uniti nella condanna «senza se e senza ma» degli attentati. Una condanna ripetuta il giorno dopo, un venerdì, davanti agli islamici in preghiera in Borgo Allegri. Nel khutbah ha voluto sottolineare «la lealtà e l’onestà che un musulmano deve verso il paese in cui vive». E il venerdì successivo continua Izzeddin «abbiamo commentato il versetto coranico che dice: Chi uccide una persona, è come se avesse ucciso tutta l’umanità e chi dà la vita ad una persona è come se l’avesse data a tutta l’umanità». Ma ci tiene a sottolineare che «questi crimini sono commessi da persone e a loro vanno attribuiti, non a una religione». Per questo è sbagliato, come fanno alcune forze politiche, «criminalizzare l’Islam».
E se si accorgesse che tra le file di chi si reca a pregare si nasconde una «testa calda», un possibile terrorista, come si comporterebbe? «Come qualsiasi persona civile», ci risponde senza indugi, «denuncerei queste cose. Certamente è anche nostro dovere curare l’animo di queste persone».
Eppure qualcosa è successo. Proprio il giorno dell’attacco alla metropolitana di Londra il gup di Brescia condannava a 4 anni e 8 mesi per «terrorismo internazionale» l’ex imam di Sorgane, poi passato a Cremona, Mohamed Rafik. Si tratta della prima volta che in Italia viene applicato l’articolo 270 bis del codice penale. Ma è pur vero che quell’imam aveva abbandonato Firenze proprio perché non in sintonia con la comunità di Sorgane e che per poter continuare a fare l’imam era dovuto passare a Cremona, dove peraltro sarebbero avvenuti i fatti per i quali è stato condannato.
Ma, Rafik a parte, esiste un rischio di terrorismo islamico? Izzeddin, si dice sicuro, anche perché ha fiducia nelle forze dell’ordine. «Qui in Toscana il rischio è minimo, perché c’è un terreno fertile per il dialogo, per la conoscenza e per il confronto. Certamente questo non vuol dire che dobbiamo abbassare la guardia. Dobbiamo lavorare tutti insieme. Non dobbiamo avere paura, che è l’obiettivo dei terroristi. Non dobbiamo chiuderci, ma anzi uscire dalla paura dalla politica della tensione».
Elzir Izzeddin, 34 anni, originario di Hebron, in Palestina, dal 1991 in Italia, a Firenze, dove si è diplomato come stilista di moda, è il presidente della Comunità islamica di Firenze e Toscana e imam nella moschea di Borgo Allegri, a Firenze. Commerciante nel mercato di San Lorenzo a Firenze, è sposato con Rula e ha due figli.
I Centri islamici in Toscana
Musulmani in Toscana: oltre 100 mila
Musulmani in provincia di Firenze: 20 mila ca.
25.000 sono i cittadini italiani convertiti o naturalizzati alla religione musulmana.
1.200.000.000 è il numero che costituisce la popolazione di origine e cultura musulmana nel mondo
CARDINI: È una splendida idea e ci renderà più sicuri
BLASI: Sì, ma nel rispetto delle nostre leggi
Colle, tra un anno la prima moschea toscana
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