Toscana

Tornano gli scontri nella terra dei litigi

DI MARCO LAPIRestiamo anche stavolta sulle Alpi Apuane per dare nuove e non buone notizie sul ricorrente scontro tra escavazione del marmo e salvaguardia dell’ambiente. Non buone notizie perché, di fatto, sembra essere tornati a un passo dal clima di quindici o venti anni fa, a quella insofferenza reciproca tra cavatori da una parte e speleologi ed escursionisti dall’altra che culminò nella distruzione del bivacco speleologico Lusa-Lanzoni sul Monte Corchia. Domenica 26 giugno, al Passo della Focolaccia, i numerosi partecipanti alla manifestazione di cui avevamo parlato due settimane fa hanno trovato ad attenderli i cavatori con tanto di camion e non si è trattato propriamente di un comitato d’accoglienza con cartelli di benvenuto. Fortunatamente, la situazione non è degenerata ma non sono mancati momenti di tensione anche per il polverone volutamente sollevato dalle ruote dei pesanti automezzi. Assieme, ovviamente, alla questione di sempre, quella occupazionale, spesso però semplicemente sbandierata come slogan e non accompagnata da analisi più approfondite e sincere.

Lo si è visto, in questi stessi giorni, con le polemiche relative al piano di coltivazione della cava delle Cervaiole, presso il Monte Altissimo, cui la giunta esecutiva del Parco delle Apuane ha puntualmente replicato ribadendo «pieno sostegno e fiducia al presidente Nardini e al suo operato». «Vorremmo, e crediamo lo vogliano anche i responsabili della Cgil e delle categorie imprenditoriali – si legge nella lunga nota diffusa in proposito – che il benessere sociale fosse finalmente strettamente connesso ad un uso parsimonioso, intelligente e redditizio delle risorse di questo territorio. Risorse che sono marmi pregiati ma anche acque in abbondanza, biodiversità, paesaggio, prodotti tipici. Risorse che stanno facendo crescere un’economia aggiuntiva all’estrazione del marmo che già oggi vede crescere aziende turistiche che si consorziano, che vede crescere i flussi di presenze in controtendenza con quanto sta succedendo sulla costa, che vede la riscoperta della ruralità affrontata con gli strumenti della modernità, cioè del rinnovamento tecnologico per faticare meno e con l’innovazione di prodotto per assecondare i cambiamenti dei gusti. A quanti sono finora intervenuti tutto questo non ha creato occasione di riflessione o di proposte. Ognuno, strumentalmente, ha posto il problema nella maniera più drammatica: giù il pizzo delle Cervaiole o altrimenti l’azienda interessata licenzierà e ridimensionerà i suoi progetti di investimento». Ma il problema, continua la giunta, è altrove, ad esempio nell’abbandono, da parte di molte aziende, della filiera completa della lavorazione del marmo sul territorio. Quindi «non sarà il Parco a far licenziare i lavoratori o a mettere in difficoltà le aziende serie e attente anche ai problemi occupazionali e ambientali».

D’altra parte, nonostante le difficoltà derivanti dalla mancata approvazione del «Piano del Parco» da parte degli enti territoriali interessati, le potenzialità economiche non necessariamente alternative ma integrative rispetto al settore lapideo sono sempre più evidenti. Lo si vede con l’Antro del Corchia, lo si è visto con le feste del Solstizio d’estate incentrate su Pruno e Volegno, lo si vedrà nel resto dell’estate con le altre proposte e manifestazioni che culmineranno ad agosto con la seconda edizione della festa di Careggine. L’unica cosa da evitare, dunque, è proprio il ritorno della contrapposizione frontale tra ambiente e mondo del marmo. Un confronto serio e sereno è l’unica strada possibile, certo non facile in questa terra che troppo spesso ha dimostrato di essere la più litigiosa della Toscana. Cosa che, a ben guardare, le sta costando non poco in termini di sviluppo sostenibile.