Toscana

Legge 40, forum in redazione: «Vittoria del buon senso ma ora guardiamo avanti»

di Claudio TurriniNon è una vittoria dei cattolici, ma la sconfitta dell’«accanimento procreatico», dell’esaltazione acritica della scienza e dell’abuso dello strumento referendario. Ne sono convinti Angelo Passaleva, medico allergologo, fino a pochi mesi fa vice-presidente della giunta regionale toscana, e Paolo Blasi, docente di fisica e rettore dell’ateneo fiorentino dal 1991 al 2000. Due intellettuali cattolici, molto conosciuti e apprezzati, con i quali abbiamo dato vita un piccolo forum in redazione, per commentare a caldo il fallimento dei quattro referendum sulla fecondazione medicalmente assistita. «Gli italiani – esordisce Blasi – hanno avvertito la strumentalizzazione del cittadino chiamato a sostituirsi al Parlamento. Aggravata dall’atteggiamento di sottile ma offensiva intolleranza verso chi era per l’astensione». L’ultimo sussulto laicistaPassaleva, che è anche presidente fiorentino del movimento per la vita, ha trascorso l’ultimo mese in giro per la Toscana a parlare di referendum. Un’esperienza positiva che gli ha permesso di avere il «polso» di quello che pensa la gente e dei tanti dubbi che aveva. «Alla fine degli incontri – ci racconta – tanti mi dicevano: “finalmente c’ho capito qualcosa, alla tv non ci si capisce niente”». Ma l’astensione non è frutto di ignoranza. «Se ammettiamo che ci sia un 30% di astensionismo fisiologico, – continua Passaleva – c’è stato un 45% almeno che ha deciso di non andare a votare. La gente ha fatto questa riflessione: non si può contrapporre la tutela della salute a quella della vita. Si sta prendendo così le distanze da un concetto di libertà intesa come il poter fare tutto ciò che si desidera».Per il professor Blasi «questo è in fondo l’ultimo sussulto della concezione laicista che viene dalla rivoluzione francese e che intende lo stato come il garante delle libertà individuali. Il laicismo è una forma di intolleranza religiosa. La gente sta comprendendo che la religione non è un fatto privato e che la coesione sociale nasce solo dalla condivisione di valori, di cui le fedi religiose sono portatrici». L’astensione dei giovaniDalle prime analisi del voto risulta che i più astensionisti siano stati i giovani. Per Angelo Passaleva «la minore partecipazione al voto dei giovani potrebbe essere anche segno di disinteresse», ma l’impressione che ha avuto – e molti degli incontri ai quali ha partecipato erano stato organizzati da gruppi giovanili – è al contrario quella di un risveglio di interesse per certi valori. «Alcuni sociologi – fa osservare Paolo Blasi – hanno fatto indagini sulle aspettative dei giovani e hanno visto che al primo posto con l’80% mettono “farsi una famiglia regolare” e al secondo posto il lavoro. Risultati analoghi si sono ottenuti anche tra gli studenti universitari del Cairo. Cosa vuol dire? Che l’aspirazione della stragrande maggioranza dei giovani è alla normalità. Da noi si parla troppo di problemi di minoranze (come nozze gay, o fecondazione eterologa) e questo viene percepito come emarginazione del normale. Questa reazione dei giovani è perciò anche una reazione contro temi che riguardano una piccola minoranza». Accanimento procreaticoE poi ha pesato anche l’esaltazione acritica della scienza – alla Margherita Hack, tanto per intendersi –, che contrasta con l’avversione agli ogm, all’accanimento terapeutico sui malati o al ricorso sempre più frequente alle medicine non convenzionali. «Quello che ha colpito molto la gente – secondo Passaleva – è la contrarietà ad un vero e proprio accanimento procreatico, che mira ad ottenere la fecondazione ad ogni costo. Pensiamo a quella tecnica che nel caso di oligospermia preleva un singolo spermatozoo e lo spara nell’ovulo. In natura lo spermatozoo che penetra l’ovulo vince una corsa con altri 150 milioni di spermatozoi: è il più forte, il più intraprendente, il più vitale… Qui invece c’è una selezione all’incontrario: si prende lo spermatozoo più inerte e più debole e lo si usa per ottenere un bambino. Trasformare un desiderio in diritto non risponde ad esigenze sociali». Le ricadute sulla 194Dal fronte referendario si è continuato a dire che una sconfitta avrebbe riaperto il discorso sulla legge 194. Una semplice «favola», come l’ha bollata il card. Ruini. «Ha ragione Ruini», commenta Passaleva. «Non si tratta di mettere in discussione la legge 194, ma dare applicazione ai principi di quella legge. È falso infatti che la 194 non preveda la tutela del concepito; lo prevede già all’articolo 1 e chiede di fare di tutto per rimuovere le cause dell’aborto, grazie anche all’opera dei consultori. Anche sulle malformazioni del feto non dice che la donna quando se ne accorge è libera di abortire, ma che questo è permesso quando ne va di mezzo la salute fisica o psichica della donna». «La 194 – aggiunge Blasi – è nata per evitare l’aborto clandestino. La cultura laicista invece considera l’aborto un valore, così come l’autodeterminazione della donna. Così l’individuo diventa giudice assoluto dei propri comportamenti, anche quando hanno conseguenze sociali e riguardano un’altra vita. Negare il valore sociale della persona umana è l’aspetto più negativo della cultura individualistica che abbiamo importato dagli Stati Uniti. È un sistema negativo indotto dal principio democratico esteso dalla vita politica a tutti gli aspetti della vita. La democrazia è delega e l’abuso o l’uso distorto dei referendum è una mina per la democrazia stessa». Cattolici uniti Se i cattolici italiani si sono ritrovati uniti nel difendere questa legge 40, che pure nessuno può definire come «cattolica», quando poi si confrontano con altri problemi, come quello dell’accoglienza agli immigrati, si dividono eccome. Non c’è incoerenza tra difendere l’embrione appena concepito e il voler prendere a cannonate le carrette cariche di immigrati? «Le incoerenze ci sono in ciascuno di noi», commenta Passaleva, che ha una spiegazione all’unità registrata in questa occasione dal mondo cattolico. «Il problema della fecondazione medicalmente assistita riguarda solo 80 mila coppie rispetto alle 25 milioni di coppie italiane. Su altri temi, che toccano da vicino tutte le persone, c’è molta più incoerenza. Se pensassi ad una legge che limita l’uso di metodi anticoncezionali, ad esempio, la maggioranza del mondo cattolico sarebbe contraria. Quando una questione etica ci tocca personalmente ecco che allora può scattare più facilmente l’incoerenza. Però in questa campagna referendaria la gente ha capito la delicatezza del problema».

È vero, obiettiamo noi, ma su temi ugualmente di principio, come il «no» ad ogni guerra, perché i cattolici si sono divisi? «Quello del no alla guerra – secondo Blasi – è un problema diverso. Lo stesso Giovanni Paolo II che è stato contrario alle due guerre in Iraq è stato però favorevole all’intervento in Kosovo per disarmare l’aggressore. Il cattolico non condanna la guerra “senza se e senza ma”; in alcuni casi c’è un margine di valutazione contingente». Nel caso dell’Iraq i cattolici si sono divisi «perché c’era di mezzo la valutazione se quella fosse o meno una guerra preventiva». Bisogna anche tener presente, aggiunge Passaleva, che «non c’è stato neanche un sufficiente approfondimento delle ragioni di quella guerra e sono state diffuse notizie cose false, come la presenza di armi di distruzione di massa, per ottenere consenso».

Per l’aborto fu diversoQualche commentatore ha notato come per questo referendum l’associazionismo cattolico è stato compatto. Invece, ai tempi del referendum sul divorzio o sull’aborto, molte associazioni si divisero. C’è stato un cambiamento all’interno di questo variegato mondo cattolico o dipende da ragioni esterne? «Nel dibattito per il referendum sull’aborto – risponde Passaleva – c’era il problema della clandestinità e forti elementi emotivi sulle situazioni limite (come le gravidanze per stupro). Qui la gente ha fatto un altro tipo di riflessione: giusto il desiderio di maternità, ma non ad ogni costo. E poi la storia di queste consultazioni ci mostra che perde sempre chi si oppone alle decisioni del Parlamento e che eventualmente passano quesiti semplici ed emotivamente coinvolgenti come fu quello sul nucleare dopo Chernobyl. La gente ha capito che non era giusto sconfessare il lavoro faticoso del Parlamento su un tema difficile come questo». Per Blasi «mentre la 194 era stata vista come una legge che toglieva le donne dalle mani delle mammane e voleva impedire il business sulla pelle delle donne, qui alla rovescia l’abrogazione di parte della legge avrebbe favorito il business degli embrioni e giustificato un accanimento procreatico. Ma il desiderio non può essere trasformato in diritto». Ritocchi alla legge 40Passato il referendum, per Passaleva «il mondo cattolico dovrebbe approfondire i temi della vita, in particolare di quella nascente, e del modello di società che si prospetta, tenendo conto della responsabilità personale e sociale in modo da far prevalere la responsabilità sociale sugli egoismi». «Sono posizioni moderne, non è vero che sono oscurantiste e retrograde», chiosa Blasi. E per quanto riguarda la legge 40 Passaleva ritiene che dei ritocchi siano necessari. E fa un esempio: «adesso se in una coppia uno dei due coniugi è sieropositivo non può generare naturalmente figli senza esporre il partner e il nascituro al rischio del contagio. In questo caso la fecondazione assistita (non in vitro) permetterebbe a queste coppie di avere figli senza rischi. Ma la legge 40, consentendo il ricorso a queste tecniche solo agli infertili, esclude questo tipo di terapia. E questo non è ragionevole né utile».

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