Toscana

Auto, un pieno di barbabietole. E a Pisa arriva l’idrogeno

di Andrea BernardiniCarburante più pulito e meno caro grazie a barbabietole da zucchero, mais, frumento, orzo, ma anche frutta, patate e vinacce. Tutti alimenti che, invece di esser serviti nelle tavole dei toscani, potrebbero alimentare le nostre auto. Perché il bioetanolo ottenuto dalla loro fermentazione potrebbe essere miscelato con il normale carburante. Cui prodest? Il primo beneficiario sarebbe l’ambiente e tutti i cittadini, perché grazie al bioetanolo – secondo gli esperti – si ridurrebbero le emissioni di idrocarburi aromatici: in particolare il benzene sarebbe ridotto del 50%, l’anidride solforosa del 70%, mentre cali più contenuti si avrebbero anche per il particolato e le polveri sottili. Il secondo chi parteciperebbe alla filiera produttiva: gli agricoltori, gli industriali ed i dipendenti delle distillerie. Il bioetanolo non lo si scopre oggi. Henry Ford ne promosse l’utilizzo girà ai primi del ‘900 e nel 1936 gli impianti del Kansas producevano già 18 milioni di galloni l’anno di etanolo. In Brasile, per ragioni di politica energetica, l’etanolo è stato utilizzato per diversi anni come unico carburante, in luogo della benzina. Ed anche in Svezia il bioetanolo è molto conosciuto. Ma opportunità si stanno aprendo anche per il nostro Paese. Merito di un accordo di filiera sottoscritto nella sede nazionale di Coldiretti, tra associazioni di imprenditori agricoli (Cia, Coldiretti e Confagricoltura) ed organizzazioni del settore (Assodistil ed Itabia). L’accordo impegna le associazioni professionali l’impegno ad individuare sul territorio nazionale i territori migliori per colture alcoligene. Ed i Ministeri a promuovere studi sui benefici ambientali di bioetanolo e il derivato Etbe (etilterbutiletere), garantire agevolazioni fiscali sul bioetanolo, promuoverne l’uso nei trasporti pubblici e privati. «Se tutti assolveranno i loro compiti, col bioetanolo – commenta il presidente della Coldiretti di Livorno Michele Satta – sarà possibile garantire l’autonomia energetica per un intero anno (20mila km) ad oltre quattro milioni di auto. E si renderà l’aria più pulita, coerentemente con gli obiettivi fissatidal protocollo di Kyoto». La notizia dell’accordo di filiera ha pochi giorni e solo adesso gli agricoltori si rivolgono alle associazioni professionali per chiedere spiegazioni. E le associazioni come rispondono? «Anche noi stiamo studiando questa opportunità», commenta Salvatore Montanaro, coordinatore dell’Associazione nazionale bieticoltori per il Bacino dell’Italia centrale. La barbabietola è uno dei prodotti potenzialmente più interessati alla questione. Nel 2005 si è registrato un buon incremento del numero dei terreni investiti a questa coltura: oggi sono 6195 gli ettari destinati a barbabietola (nel 2004 erano stati 4963) nella nostra Regione e 440 gli imprenditori agricoli (nel 2004 erano stati 391). Le aree a maggiore vocazione bieticola: Pisa (3307 ettari), Arezzo (1137), Siena (868), Livorno (300). Numeri che sono però ancora insufficienti a dare un futuro certo allo zuccherificio di Castiglionfiorentino. Dopo un anno di chiusura, la sua riapertura è annunciata per fine luglio anche se la situazione dei dipendenti rimane precaria in quanto non è ancora stato determinato il piano di ristrutturazione bieticolo saccarifero nel nostro Paese.Di là da come andrà a finire, il messaggio è chiaro: dalla terra (e da chi la lavora) può arrivare un significativo contributo al rispetto dei parametri sull’inquinamento ambientale stabiliti dal protocollo di Kyoto. «E i nostri coltivatori, del resto – commenta il direttore della Coldiretti di Pisa Claudio Bovo – sono i primi interessati ad investire in energie alternative. Anche perché sono stati le prime vittime, ad esempio, dell’aumento del gasolio agricolo che ha raggiunto il nuovo record del 16% dall’inizio dell’anno, con effetti soprattutto sulle attività che utilizzano il carburante per il riscaldamento delle serre (fiori, ortaggi e funghi), di ambienti produttivi come le stalle e per il movimento delle macchine agricole». E a Pisa arriva l’idrogenoIn provincia di Pisa nascerà un nuovo distretto dell’idrogeno. È il risultato della risoluzione, approvata con il voto unanime della Camera e con il parere positivo del Governo, presentata da 16 deputati dell’Ulivo, primo firmatario Marco Filippeschi (Ds). La risoluzione riassume puntigliosamente lo stato dell’arte sullo sviluppo dell’economia dell’idrogeno. Impegna il governo per nuove politiche fiscali a favore dell’idrogeno o agevolazioni per l’insediamento di nuove industrie per l’idrogeno in aree vocate, nella scelta di aree di sperimentazione e di ricerca intensiva, specie per i sistemi d’autotrazione e per una mobilità pulita nelle città. «Pisa e l’area vasta con le aziende, le università e la geotermia – ha spiegato Filippeschi – possono trainare l’industria dell’idrogeno». Ora, secondo l’esponente Ds si tratta di prepararsi «a mettere a frutto le azioni dell’Unione europea, anche in vista del nuovo Programma quadro per la ricerca e lo sviluppo», ha aggiunto Filippeschi ricordando come già oggi, in Valdicecina è attiva l’energia geotermica mentre a Pontedera sia allo studio la realizzazione di generatori eolici. Si tratta di avviare un progetto che «attragga risorse e investitori, e sarebbe importante che anche l’Enel prestasse attenzione nuova all’idrogeno – ha concluso Filippeschi – perché ormai tutti, da Rubbia a Prodi e Bush sostengono che proprio l’idrogeno sarà il vettore energetico del futuro». Insomma: «Non c’è solo Marghera. Facendo gioco di squadra, tra Pisa, Livorno e Piombino possiamo fare molto».