Toscana

Interruzioni di gravidanza e abbandoni, nascite a rischio

di Andrea FagioliAll’Istituto degli Innocenti di Firenze assicurano che i bambini abbandonati sono sempre meno. Il loro Osservatorio nazionale sui minori parla di effetto positivo della norma che consente alle donne di non riconoscere il bambino dopo il parto in ospedale senza conseguenze civili o penali. Un tendenza che però sembra contrastare con la cronaca di questi giorni che ha registrato, proprio nella nostra regione, altri due casi clamorosi a distanza di due mesi esatti da quello della studentessa dell’Università di Siena che ha ucciso e nascosto per 15 giorni il figlio appena partorito. Tragico anche il primo dei due nuovi casi, meno tragico il secondo visto che il piccolo, a parte un principio di assideramento, se l’è cavata bene.

Nel giorno in cui, lunedì scorso, le cronache dei quotidiani locali riportavano in prima pagina la notizia di una neonata trovata morta in una stufa all’interno di una legnaia di un casolare nelle campagne di Roselle nel grossetano, dall’altro capo della regione, dalla cosiddetta Romagna Toscana, arrivava la notizia del ritrovamento di un neonato abbandonato in una borsa nell’atrio della stazione di Marradi, estremo lembo della provincia di Firenze. Due eventi che hanno scosso profondamente le coscienze.

Nel caso di Roselle a fare la macabra scoperta è toccato agli uomini della Questura di Grosseto messi in allarme dai medici dell’ospedale della città dove nella notte tra sabato e domenica era stata ricoverata per una emorragia una donna romena di 28 anni, con regolare permesso di soggiorno, che raccontava di avere abortito alcuni giorni prima in Romania, mentre il marito, un clandestino romeno di 36 anni, negava di essere a conoscenza della gravidanza della moglie. Dopo l’autopsia, che ha rilevato «segni di respirazione» nei piccoli polmoni della vittima, i coniugi sono stati arrestati e trasferiti nel carcere di Livorno, mentre le altre due figlie della coppia (una di sette anni e una di tre) sono state affidate ad alcuni parenti. I due giovani romeni, sono giunti a Grosseto circa tre anni fa e abitano in un casolare di campagna preso in affitto a nome della donna che, a differenza dell’uomo, come detto, è in Italia con un regolare permesso di soggiorno e lavora in un ristorante della zona. Il sospetto è che la terza figlia (nata in maniera naturale, secondo quanto dichiarato dal medico legale) possa essere stata soffocata subito dopo la nascita.

Nel caso di Marradi a trovare il neonato, all’alba di lunedì scorso, è stato un pendolare che di solito prende il primo treno per Borgo San Lorenzo. L’uomo ha raccontato ai Carabinieri di aver notato sul tavolo della piccola sala d’aspetto un borsone che si muoveva leggermente. Incuriosito, ha guardato dentro e ha scoperto che, avvolto in una coperta, c’era un bambino che aveva ancora il cordone ombelicale. L’uomo si è precipitato con il borsone alla stazione dei Carabinieri che hanno chiamato subito un’ambulanza della Misericordia con cui il piccolo è stato portato all’ospedale di Faenza dove i medici, pur verificando le «buone condizioni generali», hanno preferito trasferirlo all’ospedale di Ravenna che dispone di un reparto di neonatologia intensiva dove è stato «battezzato» Michelangelo in attesa dell’adozione.

La stessa Provincia di Firenze si è detta pronta ad intervenire in aiuto del bambino. Il presidente Matteo Renzi ha infatti telefonato al sindaco di Marradi, Graziano Fabbri, per assicurare la disponibilità della Provincia nelle pratiche e nei compiti di registrazione, sostegno e assistenza del neonato, mentre ha dato mandato all’assessore provinciale alle politiche sociali, Alessandro Martini, di tenersi in contatto con l’assessore della Comunità montana, Marzia Gentilini, presidente della Società della salute del Mugello, in modo da verificare necessità e collaborazione per il positivo evolversi della vicenda.

La possibilità di partorire in anonimato e non riconoscere il bambino che viene così dichiarato in stato di abbandono e immediatamente adottabile «è – spiega la direttrice dell’Istituto degli Innocenti, Anna Maria Bertazzoni – abbastanza conosciuta sia tra le mamme italiane che tra quelle straniere, anche se sarebbe necessario fare un intervento di informazione capillare, raggiungendo tutte le donne, italiane e straniere, nelle loro rispettive realtà».

Al proposito, la Regione Toscana ha finanziato il progetto «Mamma segreta», che si rivolge a tutte le donne: «Non importa – spiega il vicepresidente della Giunta regionale, Angelo Passaleva – se non risiedono in Toscana, non importa se non sono italiane. In questo caso i confini non contano: l’obiettivo è quello di prevenire gli abbandoni». «Mamma segreta» garantisce l’anonimato ed offre consulenza gratuita alle mamme che non intendono riconoscere il figlio o che hanno comunque le idee confuse ed ancora non hanno maturato una loro scelta. Una necessità dimostrata dal fatto che sono in preoccupante aumento le interruzione volontarie della gravidanza da parte di donne straniere. Nella sola Toscana hanno raggiunto quota 2 mila rappresentando il 30% dei casi che, complessivamente, restano più di 8 mila ogni anno con una forte percentuale di donne sposate.

L’intervista:Embrioni, la scienza ci diceche fin dall’inizio è vita umanadi Claudio TurriniQuando comincia la vita? «Non esiste l’ora X», rispondeva il 26 gennaio scorso, dalle colonne del Corriere della Sera, il genetista Edoardo Boncinelli. Perché «dal punto di vista biologico non c’è in sostanza nessuna discontinuità dal concepimento alla nascita e oltre». Ma se la scienza «non può aiutarci a togliere le castagne dal fuoco», per Boncinelli quell’«ora X» la può e la deve decidere l’uomo, attraverso una convenzione, come si fa per la maggiore età a 18 anni. Non è dello stesso avviso il prof. Massimo Ermini, fisiopatologo e direttore del Centro di bioetica dell’Università di Pisa. «L’approccio scientifico di Boncinelli è giusto, – ci spiega il professore – la conclusione però non può essere quella di prendere un confine convenzionale: dal punto di vista biologico la vita comincia dal concepimento. È chiaro che in qualsiasi processo evolutivo c’è un prima e un dopo, ma se non c’è un prima non ci sarà neanche un dopo. La scintilla è il concepimento; andare a cercare altri momenti è inutile e fuorviante».«La certezza – prosegue il professor Ermini – ce la dà la scienza biologica ed è assolutamente inopinabile: la vita inizia con l’atto del concepimento, vale a dire con la fusione dei due gameti, maschile e femminile, che vanno a realizzare la prima cellula del nuovo individuo, che si chiama zigote, dal greco zygos che significa unire, questo è il passaggio dal non essere all’essere e da questo momento il nuovo soggetto che ha in sé tutte le potenzialità per poi svilupparsi attraverso la fase embrionale e fetale è già un essere umano vivente. Se poi si vuole qualificare l’essere umano in termini di persona, la questione si complica…».

In che senso si complica?

«Perché qui si entra nel campo filosofico. Con “persona” intendiamo un’entità ontologica, cioè un soggetto destinato a divenire inequivocabilmente persona, oppure l’insieme delle espressioni che ci consentono di distinguere una persona da un essere animale?. La completezza delle espressioni proprie della persona si realizza nella maturità del soggetto. Non si può verificare nel corso della vita intrauterina, si verifica necessariamente dopo».

Boncinelli afferma che lo zigote «è certamente un progetto di individuo, ma lo diverrà effettivamente soltanto nel 15-20% dei casi»…

«Questo è vero. La vita intrauterina è programmata per arrivare ad un determinato risultato. Può succedere che questo risultato non si realizzi, per questioni difficilmente identificabili. Però nessuno di noi lo può sapere in anticipo. La fecondazione avviene nella tuba, poi inizia la migrazione man mano che le cellule si moltiplicano fino a formare la morula e poi la blastula: questo è il momento in cui, risalito il percorso dalla tuba all’utero si può verificare l’impianto. Tutto questo non è prevedibile. Sospetto di chi cerca di stabilire statisticamente quante sono le probabilità di impianto nell’utero, perché non è possibile. Statisticamente si può dire che il concepimento possa avvenire – ma è un’ipotesi – nel 20-25% dei casi, cioè per una donna normale in età fertile su 100 rapporti sessuali soltanto venti possono dar luogo al concepimento. Più difficile è stabilire, una volta che è avvenuto il concepimento, quanti di questi concepiti poi possono proseguire la loro strada fino alla nascita».

Sulla distinzione tra embrione e feto c’è più chiarezza?

«L’embrione è tale fino a che non ha sviluppato completamente gli organi e i sistemi. Una volta costituiti in misura completa dal punto di vista morfologico, anche se non funzionale, al termine delle prime 10-12 settimane assume la configurazione del feto che deve soltanto accrescersi dal punto di vista ponderale e dal punto di vista delle dimensioni». E per pre-embrione cosa si intende?

«Chi parla di pre-embrione allude al fatto che non essendo ancora impianto nell’utero quell’embione potrebbe essere anche espulso o non impiantarsi e quindi destinato a morire. Ne deducono che ci sia la possibilità di manipolarlo. Ma questo è inaccettabile».

Cosa ne pensa della diagnosi pre-impianto, una delle metodiche vietate dalla Legge 40 e che verrà sottoposta a referendum?

«L’obiettivo di far nascere dei bambini sani non è condannabile, è un aspirazione giusta. La diagnosi preimpianto avrebbe questa funzione di selezionare embrione in modo da evitare che nascano bambini malformati o soggetti a malattie genetiche. Sul piano teorico questo è ammissibile. Sul piano morale è diverso: noi non siamo addetti a selezionare gli altri. Noi abbiamo il dovere di guarire la malattia non abbiamo il diritto di eliminare, di scartare, chi è affetto dalla malattia. La morte non può mai essere usata come cura. Siamo molto vicini all’eutanasia; ha la stessa radice culturale: è un’eutanasia ultraprecoce».

La pillola abortivaIn Italia non è ancora disponibile, ma la Toscana potrebbe già utilizzarla ricorrendo all’estero. Si tratta della pillola abortiva Ru486 la cui sperimentazione in alcuni ospedali italiani ha già causato molte polemiche, perché la sua introduzione indiscriminata (e la eventuale disponibilità nelle farmacie) rischia di «banalizzare» e favorire il ricorso all’aborto. Nei giorni scorsi il presidente della Commissione di bioetica della Toscana, Mauro Barni, si è rivolto pubblicamente all’assessore regionale alla sanità Enrico Rossi chiedendogli quali ostacoli ci siano all’utilizzo della pillola come «alternativa all’aborto chirurgico meno invasiva fisicamente e psicologicamente». La risposta dell’assessore è stata di fatto un «via libera» ai medici che possono richiedere il farmaco alla Asl e quest’ultime, secondo una legge regionale, saranno tenute a procurarsela anche ricorrendo al mercato estero. IVG, in ToscanaCittadinanza •Italiana: 5.646•Est Europa: 968•Altri Paesi Europei: 136•Africa: 295•America Nord: 24•America Centro-Sud: 249•Asia: 294 Certificazione•Consultorio: 3.207•Medico di fiducia: 2.977•Servizio ost. ginecologico: 1.571•Altre strutture: 202 Stato civile•Nubili: 3.982•Coniugate: 3.500•Separate/divorziate: 554•Vedove: 49 Luogo d’intervento•Ambulatorio pubblico: 1.084•Istituto di cura pubblico: 6.998 Tipo d’intervento•Raschiamento: 539•Karman: 5.753•Isterosuzione: 1.714 Attesa intervento•Fino a 8 giorni: 978•da 8 a 14 giorni: 3.185•15-21 giorni: 1.830•22-28 giorni: 707•oltre 28 giorni: 290•non rilevato: 1.116(Dati Toscana 2003, fonte: Istituto Superiore Sanità)

«Fidarsi della vita». Messaggio per la Giornata della vita 2005

Fecondazione: tutte le bugie che vorrebbero darci a bere