Vita Chiesa

Ma la Chiesa «impone» o «propone»?

DI DON FRANCESCO SENSINI«La Chiesa non ha il diritto di imporre niente a nessuno ma solo quello di proporre». Così, a scuola, un mio collega, con una certa durezza, esprime la propria reazione ogni volta che il papa fa delle affermazioni che coinvolgono la vita «politica». E per confermare la bontà della sua affermazione mi cita come è ovvio il caso delle crociate e della inquisizione. Non me la sento più di difendere un passato, preferisco essere aperto semmai al futuro partendo dal presente. Mi chiedo: che differenza c’è tra imporre e proporre? Ma è chiaro, risponderete subito! L’imposizione non rispetta la libertà e la proposta invece sì. Quali sono, allora, nella chiesa i segni di questa mancanza di rispetto per la libertà delle persone? Sono obbligate ad andare a Messa? Sono obbligate a fare la carità? Sono obbligate a recitare le preghiere? Sono obbligate a sposarsi in chiesa?Se il papa afferma che la vita umana è sacra e che ogni cattolico, soprattutto chi ha responsabilità politiche, è chiamato a garantire questo valore per tutti: è una proposta o una imposizione? Se il politico cattolico fa di tutto perché nel suo paese ogni cittadino sia rispettato in nome della sacralità della sua vita, è una imposizione? C’è forse un altro principio che garantisca la stessa «uguaglianza e dignità» tra tutti i cittadini? L’economia, la politica, il lavoro, la giustizia, la cultura, la religione?

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Perché i politici godono di tanti benefici, divenendo così una «casta di privilegiati» all’interno del nostro paese? E perché, in nome della democrazia, non garantire alla minoranza dei cittadini più deboli la libertà al furto? Perché imporre loro l’obbligo del rispetto della proprietà altrui? Perché possono «mancare di rispetto» solo i partiti politici con l’aiuto di grandi e rispettabili banche?La corruzione politica è un vero peccato originale. Non certo originale perché geniale ma perché generativo, che dà origine. Genera infatti una profonda e cronica disaffezione nei confronti dello Stato. Il cittadino si sente «derubato» della fiducia data e della sicurezza promessa.

Rileggiamo così, oggi, la pagina biblica del peccato dell’uomo (Genesi 3,8-11). Il Popolo italiano passeggiava nel giardino alla brezza del giorno. Il politico lo udì e si nascose in mezzo agli alberi del giardino. Ma il Popolo lo chiamò e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono vestito, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che potevi vestirti? Hai forse preso dall’armadio che ti avevo imposto (o proposto) di non aprire?». Rispose il politico: «Sono state le leggi del mercato europeo…». Adamo troverà sempre una Eva a cui dare la colpa.