Arezzo

A Cortona tutto pronto per festeggiare la patrona.

Margherita, ormai sempre più rapidamente, si avvicina alla fine. Venticinque anni di penitenze, di preghiere, di opere di carità, di sacrifici, di obbedienza alla volontà divina, hanno meravigliosamente purificato la sua mente, il suo cuore, tutta la sua vita, ma il suo corpo è ormai consumato. La giornata della Penitente francescana, di cui i cortonesi vanno orgogliosi, conoscendone da anni la bellezza spirituale, è già al tramonto. L’inverno sul Poggio di Cortona è crudo; il vento squassa le piante e i cipressi gemono sotto l’urto violento. Eppure Margherita, pur malata, continua a sorridere ed accetta con infinita pazienza le ultime prove.Ultimi colloquiForse, a differenza di altri santi e sante, gli ultimi mesi e settimane della vita di Margherita hanno visto intensificarsi le prove, le lotte e le sofferenze come ulteriori occasioni di purificazione per la sua anima benedetta. Ma sempre, in questi momenti supremi le è vicino il Figlio di Dio che la sostiene e le garantisce la sua grazia e il suo conforto con estasi divine e colloqui come questi: «Tu sei una rosa bianca per l’innocenza e rubiconda per l’amore ed otterrai dal Padre mio tutto quello che gli chiederai nel mio nome. Anche coloro che verranno da te nel mio nome riceveranno una grazia speciale. Quando elevi la tua mente al Padre e la offri a lui, si accende di letizia per amore di te tutto l’ordine dei serafini: è allora che la maestà divina rivela loro che tu sarai posta in un seggio del loro ordine».Il sabato dopo la seconda domenica di Pentecoste, dopo aver ricevuto il Figlio di Dio, improvvisamente elevata in estasi, sente dirsi dal Signore: «Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Chi mangia di me vive per me in eterno. Io sono il pane vivo disceso dal cielo: io vivo in te e tu vivi in me». Il sabato dopo la festa di sant’Antonio, appena ricevuto nella comunione eucaristica il nostro Salvatore, Margherita, elevata ad uno stato di stupore estatico, adora il Signore, ringraziandolo umilmente per quella manifestazione della sua infinita misericordia: «Signore – dice – supplico la tua maestà: degnati di illuminarmi perché non sbagli, di sostenermi perché non cada, di correggermi perché non ti offenda, di attrarmi a te, Maestro mio, perché non venga meno».La preghiera termina qui, ma la gioia di essere col Signore seguita a crescere e vi si aggiunge l’insopprimibile desiderio di ricevere anche il giorno dopo Gesù, sua gioia. Si prepara a riceverlo degnamente pregando così: «Chiedo, o Altissimo, a te che hai asserito di vivere in me, di degnarti di prepararmi così bene alla tua grazia da poterti ricevere, col tuo beneplacito, ogni giorno fino alla mia morte. Sei tanto soave nell’anima mia ed è tanto cresciuta in me la bramosia della tua mirabile soavità, che, se non ho te, non posso vivere nemmeno un momento senza dolore».«Vieni, Sposa di Cristo»Un ultimo dono prima di lasciare questa terra, Margherita lo riceve rivedendo fra Giunta Bevegnati, suo direttore spirituale, che negli ultimi anni era stato inviato nel convento di Siena. L’arrivo improvviso di fra Giunta riempie di gioia l’animo di Margherita. Ma ormai siamo alla fine; ella conosce il giorno e l’ora della sua morte. Il pallore del suo volto manifesta il segno che ella è giunta al limite estremo della sua vita terrena.Margherita negli ultimi diciassette giorni vive solo dell’Eucarestia, senza mangiare né bere. Ora ella è pronta ed è tempo per il Viatico. La squallida celletta palpita di fiammelle, risuona di singhiozzi un po’ soffocati perché la morente non oda. Sorretta da una pia compagna, le mani incrociate umilmente sul petto, fissigli occhi nella sacra Particola che frate Giunta le porge, Margherita si unisce al suo Sposo divino, che la chiama ancora col dolce nome di «Figlia» e l’avvince come sposa, eternamente a Sé. Margherita non ode il pianto di coloro che lascia, ma ode il canto degli Angeli, degli Arcangeli e dei Serafini che le si muovono incontro, salutandola: «Vieni, Sposa di Cristo!».Sul giaciglio non resta che la salma benedetta nella consunta tonacella di Terziaria francescana.Margherita, come il padre san Francesco, povera ed umile, entra ricca di meriti nel Regno dei Cieli. È ormai nella beatitudine divina. E’ l’alba del 22 febbraio del 1297 di Benito Chiarabolli I vescovi Fontana e Castellani saliranno al santuarioLunedi 21 febbraio alle 15.30 si svolgerà la processione penitenziale dalla chiesa di San Marco al santuario di Santa Margherita. Seguirà l’apertura dell’urna che contiene il corpo della Santa. Alle 16.30 sarà celebrata la S.Messa presieduta da don Ottorino Capannini, parroco della concattedrale di Cortona. I festeggiamenti proseguiranno martedì 22 febbraio con le S.Messe celebrate nel Santuario nei seguenti orari: alle 7, alle 8 e alle 9.30. Quest’ultima celebrazione sarà presieduta da padre Paolo Fantaccini, ministro provinciale dell’Ordine francescano minore della Toscana. Alle 11 solenne concelebrazione presieduta dall’arcivescovo Riccardo Fontana; alle 16 presiederà la S.Messa monsignor Italo Castellani, arcivescovo di Lucca e alle 17.30 padre Lorenzo Coli, maestro dei novizi della Verna. Al termine della giornata alle 17 padre Federico Cornacchini celebrerà una S.Messa nella cappella dell’ospedale «Santa Margherita».