La «provocazione» è stata la presentazione della guida Sestino. Andar per torri e campanili di Giancarlo Renzi (Sergio Conti Editore). Ma la «conversazione sul sacro», tenuta da suor Maria Gloria Riva, superiora delle monache dell’Adorazione Eucaristica, ha seguito un percorso parallelo, ha scavato nelle pagine scritte o illustrate, e ha proposto un itinerario del sacro come ricerca di bellezza nel territorio dell’antico Piviere Nullius di Sestino. Messaggi di un «sacro» che è insito nella natura, messaggi di bellezza e di spiritualità da riscoprire nell’arte e nelle opere dell’uomo.«Guardare torri e campanili ha spiegato la religiosa è già un invito a guardare il cielo. Ma si resta sorpresi nel vedere come la natura abbia suggerito le forme e il colore delle vostre case» facendo confronti tra immagini di stili architettonici e immagini dell’ambiente. Le «torri naturali» sassi slanciati verso l’alto, come ad esempio la «stele» del Peschio, o l’altare formidabile del Sasso di Simone sono le forme naturali, i suggerimenti delle torri innalzate poi dall’uomo a Monterone, Monteromano, San Donato e nelle molte altre località scomparse. Le terre colorate sollevate dai fondali marini sono la «cartella colori» che si riflette sulle facciate delle case e delle chiese. La natura suggerisce essa forme e contenuti all’uomo che sa osservarla e interpretarla. E che va seguita non violentata.Camminare nel territorio, percorrere viottoli e tratturi può essere un insieme di «tessere di esperienze spirituali», tappe per scoprire le proprie radici e la cultura locale. Il reticolo delle cellette, delle maestadine, delle croci infisse su cippi di travertino o su antiche macine del guado, e le cappelle che sbucano sulle aie o tra i grappoli di case ormai vuote, è un percorso verso una meta di «grazia», di spiritualità ma anche di conoscenza dell’ambiente che abitiamo e che ci domanda di conservarlo.Altri due argomenti hanno costituito i ragionamenti centrali di suor Maria Gloria. Spesso l’arte, anche l’antica arte sacra, propone le rappresentazioni del sacro in un ambiente familiare, attraverso la fisicità del luogo. Il Sasso di Simone è un elemento troppo forte ha continuato per non aver attirato l’attenzione degli artisti che hanno lavorato direttamente sul posto. In epoca moderna il Domenichino lo ritrae in una scena mitologica di «Ercole e Caco». Ma la crocifissione sul retro dello stendardo della Madonna della Misericordia di Sestino (1421) è un «Golgota» dove il Cristo irrora sangue sul monte di pietra, i cui anfratti continuano nelle pieghe della veste dell’attonito San Giovanni. Ugualmente una crocifissione in un affresco della Pieve di Carpegna (XIV secolo) raffigura due monti scabri, due enormi montagne di pietra, che possono essere identificate come il Simone e il Simoncello. E quando le botteghe d’arte sono lontane, il committente «suggerisce» la scenografia (il castello di San Donato nel quadro del titolare) o il ritratto del committente (il canonico Magi nel quadro delle Stimmate).Ma i «simboli», di cui spesso oggi trascuriamo la pregnanza ha concluso suor Maria Gloria dobbiamo riscoprirli e farli nostri perché nell’arte c’è «lo stupore di una Presenza». Nelle chiese di Sestino, ma anche in strutture civili, e fin dentro quelle che oggi sono «spazi privati» raccolti nella Guida troviamo una straordinaria ricchezza di «alfabeti». Le numerose formelle romaniche della chiesa di Casale, ora in forma radiale, ora come rappresentazione mammellare, sono, rispettivamente, il nome scolpito nella pietra di Cristo, in forme alfabetiche del greco antico e, procedendo, accanto al Cristo la simbologia della Madre che «allatta» e quindi partecipa al dono della vita. Una simbiosi che è presente anche negli affreschi del XIII secolo esposti ora nel Centro di documentazione delle arti figurative del Piviere Nullius al Castello di San Donato. La Madonna in trono, e attorno ad essa una «decorazione» di croci. Non sono elementi decorativi: ma piuttosto il richiamo inscindibile tra la Madre e il sacrificio del Figlio, già presente fin dalla natività e ci annunciano la vittoria della Croce. E così pure il mantello della Madonna della Misericordia, è decorato con croci variamente impresse.Un incontro denso di significati, quello tenutosi a Sestino nella pieve di San Pancrazio, nell’ambito delle iniziative per il 750° anniversario della consacrazione della pieve romanica. Ad esso hanno partecipato, dopo l’ampia introduzione del parroco, don Pio Gabiccini, e il saluto del sindaco Elbo Donati, il dirigente scolastico Giuseppe Lamberti, dell’istituto comprensivo «Voluseno», che, alla presenza del corpo insegnante e degli alunni, ha sottolineato la necessità di una scuola che guarda e si innerva nel suo ambiente culturale. Andar per torri e campanili, quindi, è una guida patrocinata dalla Provincia di Arezzo e dall’Istituto di studi e ricerche della civiltà appenninica dai molteplici stimoli, in particolare rivolta ai sestinati, perché apprezzino e conservino il loro patrimonio di bellezze naturali e di «archetipi» spirituali, spesso tradotti in linguaggi anche popolari.