Toscana
Aborto, ridare nuova vita ai consultori familiari
«L’intento spiega il capogruppo Marco Carraresi è quello di rendere più esplicito il ruolo dei consultori familiari, favorendone sia una più capillare diffusione che un complessivo potenziamento della loro azione. Anche perché, di fatto, l’opera di questi consultori si è, nel tempo, quasi esclusivamente orientata verso un tipo di servizio prevalentemente individuale e ambulatoriale, nel quale sono privilegiati solo gli ambiti medicoginecologico e pediatrico: dalla distribuzione di contraccettivi alle pratiche burocratiche per l’emissione di autorizzazione all’aborto volontario, all’attività poliambulatoriale per le vaccinazioni dei bambini».
E per questo si tende ad assegnare ai consultori un ruolo «non di mero terminale di servizi burocraticamente offerti» ma «di un’azione attiva di coinvolgimento, di collaborazione e di sinergia con le realtà locali di settore, che vanno adeguatamente sostenute».
Così, all’articolo 12 si prevede che la Regione e gli enti locali, anche in attuazione del principio di sussidiarietà «promuovano le associazioni e le formazioni del privato sociale che si occupano di assistere la donna in difficoltà per una gravidanza difficile o indesiderata, anche attraverso la messa a disposizione di strutture logistiche e di percorsi di formazione». È prevista poi la stipula di apposite convenzioni da parte delle Aziende Usl e ospedaliere e degli enti locali con i consultori familiari privati e con le associazioni che operano a favore della vita nascente, dell’infanzia e della maternità.
«Una collaborazione con gli enti locali e con i consultori pubblici conclude Carraresi già prevista anche dalla stessa legge 194 che noi ribadiamo nella nostra proposta stabilendo che i consultori sulla base di appositi regolamenti o convenzioni possono avvalersi della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato».