Toscana

Aborto, ridare nuova vita ai consultori familiari

di Simone PitossiLa famiglia in difficoltà, il figlio sentito come problema, una maternità indesiderata. Da qui all’interruzione di gravidanza il passo è breve. Cosa fare per cercare di invertire la tendenza? Innanzitutto, potenziare e ridare significato ad uno strumento di aiuto previsto dalla legge e già esistente: il consultorio familiare. E, in questo processo, un ruolo di primo piano deve essere dato al volontariato che agisce in questo campo. L’iniziativa arriva dal gruppo Udc del Consiglio regionale che ha presentato una proposta di legge.

«L’intento – spiega il capogruppo Marco Carraresi – è quello di rendere più esplicito il ruolo dei consultori familiari, favorendone sia una più capillare diffusione che un complessivo potenziamento della loro azione. Anche perché, di fatto, l’opera di questi consultori si è, nel tempo, quasi esclusivamente orientata verso un tipo di servizio prevalentemente individuale e ambulatoriale, nel quale sono privilegiati solo gli ambiti medico–ginecologico e pediatrico: dalla distribuzione di contraccettivi alle pratiche burocratiche per l’emissione di autorizzazione all’aborto volontario, all’attività poliambulatoriale per le vaccinazioni dei bambini».

Secondo Carraresi, questo tipo di servizio «ha smarrito in gran parte il suo ruolo specifico, perché la quasi totalità dei consultori familiari pubblici ha sperimentato nel tempo una deriva sanitaria che ha messo in un angolo la funzione per la quale erano nati: essere un servizio reale ai bisogni della famiglia, una “casa“ aperta in cui molte difficoltà potessero venire elaborate e gestite nel migliore dei modi».E allora che fare? «Si tratta di “reinventare” – continua il capogruppo Udc – un ruolo efficace per questo servizio. Così la proposta di legge gli assegna, ad esempio, anche il compito di contribuire a una corretta informazione circa la fisiologia, lo sviluppo, l’“identità” del nascituro». Così all’articolo 11 si prevede che la «Regione, direttamente o avvalendosi delle associazioni familiari e delle formazioni del privato sociale, per il tramite dei servizi sociali dei comuni e dei consultori familiari, promuova e sostenga l’organizzazione, la realizzazione e la diffusione di iniziative editoriali, culturali e informative di sensibilizzazione, sul valore sociale della maternità, sulla fisiologia e lo sviluppo del nascituro, sulle opportunità a tutela della maternità e dei servizi alla famiglia e all’infanzia previsti dalla normativa vigente».Non solo. Se la società contemporanea è sempre più oppressiva nei confronti della famiglia, secondo Carraresi, è necessario organizzare «attività di consulenza ed assistenza per prevenire e rimuovere difficoltà economiche, sociali, psicologiche e familiari che possano indurre la donna all’interruzione volontaria della gravidanza».

E per questo si tende ad assegnare ai consultori un ruolo «non di mero terminale di servizi burocraticamente offerti» ma «di un’azione attiva di coinvolgimento, di collaborazione e di sinergia con le realtà locali di settore, che vanno adeguatamente sostenute».

Così, all’articolo 12 si prevede che la Regione e gli enti locali, anche in attuazione del principio di sussidiarietà «promuovano le associazioni e le formazioni del privato sociale che si occupano di assistere la donna in difficoltà per una gravidanza difficile o indesiderata, anche attraverso la messa a disposizione di strutture logistiche e di percorsi di formazione». È prevista poi la stipula di apposite convenzioni da parte delle Aziende Usl e ospedaliere e degli enti locali con i consultori familiari privati e con le associazioni che operano a favore della vita nascente, dell’infanzia e della maternità.

«Una collaborazione con gli enti locali e con i consultori pubblici – conclude Carraresi – già prevista anche dalla stessa legge 194 che noi ribadiamo nella nostra proposta stabilendo che i consultori sulla base di appositi regolamenti o convenzioni possono avvalersi della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato».

La schedaI consultori in Toscana sono poco più che 200. Una recente classificazione ha invidituato tre tipi di consultori. • Il Consultorio Familiare istituito nel 1975 con la L. n. 405 è una rete integrata di servizi offerti dalle Aziende USL aventi per obiettivo il benessere della donna, della coppia, della maternità, del neonato e della famiglia nella sua evoluzione. Per il raggiungimento di tale obiettivo sono offerti interventi di prevenzione, consulenza e assistenza di tipo specialistico, effettuati nel consultorio o in ambito residenziale. • Il Consultorio Adolescenti è un luogo in cui i giovani di età 14-24 anni possono ottenere consulenze gratuite, senza bisogno di appuntamento, su varie tematiche: educazione sanitaria e sessuale; sostegno in situazioni di disagio e/o di difficoltà; ascolto ai loro problemi specifici. L’accesso è diretto in quanto non è richiesta la prescrizione medica e non è necessario l’accompagnamento da parte di un adulto. • Il Consultorio Extracomunitari svolge le stesse funzioni del consultorio familiare e propone iniziative per favorire l’integrazione e migliorare la qualità di vita delle famiglie immigrate; a tale scopo opera al suo interno la figura professionale del mediatore culturale.