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AFRICA, CONFERENZA «GRANDI LAGHI», 11 PAESI FIRMANO DICHIARAZIONE PER PACE E SICUREZZA

Una dichiarazione comune per creare uno spazio “di pace e di sicurezza duratura” nella Regione dei Grandi Laghi è stata sottoscritta oggi da tredici capi di Stato africani alla Conferenza di Dar Es Salaam, in Tanzania, alla presenza del Segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan. L’accordo prevede un impegno alla “stabilità politica, crescita e sviluppo condiviso” in una parte dell’Africa ricca di risorse naturali ma travagliata da un decennio di guerre e violenze, in particolare in Burundi, Repubblica democratica del Congo e Rwanda. “Nessuno ha ottenuto tutto ciò che voleva da questo processo, ma ciascuno ha ricevuto quello che aveva bisogno: una reale speranza per la pace, la stabilità, la democrazia e lo sviluppo in un’ampia regione” ha detto Annan.

Il presidente di turno dell’Unione Africana (Ua), il capo di Stato nigeriano Olusegun Obasanjo, che ha firmato la Dichiarazione, ha aggiunto che questo impegno dimostra la volontà dell’Africa di risolvere i propri problemi. Di fatto, gli 11 Paesi della regione dei Grandi Laghi – nei quali vivono oltre 200 milioni di africani – si sono impegnati ad adottare misure di fiducia reciproca, disarmare i gruppi ribelli, bloccare il traffico di armi – che secondo alcune fonti nell’ex-Zaire sta proseguendo nonostante un embargo dell’Onu – e cooperare per risolvere il problema dei rifugiati, ancora tre milioni di persone lontane dalle proprie case.

Il vertice si chiude nel primo pomeriggio: i capi di Stato hanno già fissato un nuovo appuntamento a giugno dell’anno prossimo a Nairobi. In quell’occasione si dovrà verificare la concreta applicazione della Dichiarazione approvata oggi e preparare un più ampio ‘patto per la pace’, che qualcuno in realtà aspettava fosse adottato già in questa Conferenza.

L’area dei Grandi Laghi, che circonda gli specchi d’acqua della Rift Valley, è una delle più ricche di risorse naturali di tutto il continente, con giacimenti di diamanti, oro, uranio, rame, minerali, legname, caffè, ma nell’ultimo decennio è stata squassata da conflitti che hanno provocato oltre tre milioni di vittime, soprattutto civili, anche a causa di malattie e fame.Misna