Toscana

Asia, qui la Chiesa rinasce sul sangue dei martiri

di Riccardo BigiDon Renzo Rossi (nella foto nel Museo del genocidio in in Cambogia) è un prete che ama viaggiare. Ha trascorso molti anni in Brasile, nella missione fiorentina di Salvador Bahia, dove è diventato celebre per essere stato, negli anni drammatici della dittatura, uno dei pochi sacerdoti a cui veniva concesso di portare assistenza spirituale ai detenuti politici. Adesso è tornato a Firenze ma non rinuncia alla possibilità di conoscere la situazione sociale e religiosa dei più lontani paesi del mondo. Alla tenera età di ottant’anni, la curiosità lo porta a interrogarsi sui destini dell’umanità e sul futuro del cristianesimo: un futuro, dice, che passa sempre di più attraverso le chiese «giovani» e piene di entusiasmo di Africa, Asia, America Latina.

Stavolta l’occasione è stata la visita ad alcuni paesi dell’estremo oriente (Vietnam, Cambogia, Singapore, Malesia) compiuta insieme al vescovo emerito di Ivrea Luigi Bettazzi, leader storico di Pax Christi. L’emozione più grande? «Quella di trovarsi nella stanza in cui Giorgio La Pira, quarant’anni fa, incontrò Ho Chi Min». Una camera che adesso è adibita a museo: «Mi sono divertito a immaginare su quale seggiola si sia seduto il “sindaco santo”, le sue parole, i suoi gesti». La Pira allora (era il 1965) cercava di evitare la guerra, in un disperato tentativo di riaprire le trattative con gli Stati Uniti. La proposta di mediazione fu rifiutata dagli americani, che preferirono affidarsi alle armi dando vita a un conflitto durato otto anni. Dopo la guerra ci furono altri momenti drammatici: il regime comunista vedeva i cattolici vietnamiti come filoamericani, molti furono perseguitati, altri dovettero fuggire.

«Oggi il clima è sereno, la libertà religiosa è rispettata, le chiese cattoliche sono piene di fedeli» spiega don Rossi. A parte le Filippine e Timor Est, gli unici due stati asiatici a maggioranza cattolica, il Vietnam è il paese con la percentuale più alta di cattolici (8 milioni su una popolazione totale di 80 milioni, pari al 10%) e per la sua posizione confinante con la Cina, può giocare un ruolo strategico nell’evangelizzazione dell’estremo oriente. Non c’è ancora un Nunzio Apostolico nominato dalla Santa Sede, ma le visite ufficiali di delegazioni del Vaticano sono frequenti e ben accolte. Pur essendo ancora, nominalmente, un paese comunista, oggi il Vietnam è un paese aperto, in forte sviluppo economico: nelle campagne si vedono ancora capanne di fango e situazioni di povertà, ma nelle città crescono i palazzi e le tradizionali biciclette hanno ceduto il posto ai motorini che invadono ogni strada.

La diffusione del cattolicesimo cattolica in Vietnam risale all’Ottocento, durante la presenza francese, quando nacquero chiese e istituti religiosi. «Anche Santa Teresa di Gesù Bambino – racconta don Rossi – aveva chiesto di essere trasferita in un monastero che la casa di Lisieux aveva aperto quaggiù: se la malattia non lo avesse impedito, avrebbe vissuto in Vietnam. Quel monastero c’è ancora, anzi è stato ingrandito ed è pieno di novizie». Anche i tre seminari vietnamiti sono affollati, i seminaristi teologi (quelli degli ultimi anni di formazione) sono più di 400. E le chiese sono sempre piene: oltre il 90% dei battezzati partecipa regolarmente alla Messa. In teoria lo Stato impone un «numero chiuso» alle ordinazioni sacerdotali e alle professioni religiose che possono essere fatte ogni anno; nella pratica però questo tetto viene regolarmente sforato.

Le tracce della dominazione comunista sono decisamente più profonde e drammatiche in Cambogia, dove negli anni ’70 la rivoluzione dei «Khmer rossi» portò al potere il sanguinario dittatore Pol Pot. «L’ombra della barbarie è ancora presente, nel museo dedicato al genocidio si vedono file interminabili di teschi e strumenti di tortura orribili. I bambini venivano sterminati gettandoli in aria e sparandogli, mentre un minimo sospetto bastava per tagliare le dita a una persona: capita ancora di vedere anziani con le mani mozze. Per dare un’idea delle cifre, su 8 milioni di abitanti dell’epoca ne furono sterminati 2: la storia di Pol Pot è la storia del male assoluto. Ogni famiglia oggi ha i suoi morti da piangere, la società è ancora sconvolta e c’è tanta miseria. La cosa che fa impressione, qui come negli altri luoghi del mondo che ho visitato, è che la povertà è vissuta con serenità, con speranza, con fiducia». Anche la Chiesa cattolica in Cambogia fatica a riprendersi: preti e vescovi europei furono espulsi dal paese, quelli locali uccisi. Oggi i cattolici sono circa 20 mila, presenti nella capitale Phnom Penh o in alcuni villaggi; ci sono molti missionari del Pime, ma riprendono anche le ordinazioni di preti e religiosi locali.

Molto diversa è la situazione di Singapore, della Thailandia o della Malesia: paesi benestanti, che hanno conosciuto uno sviluppo notevole negli ultimi anni. «Singapore è una città misteriosa» dice don Renzo. «È un posto pieno di grattacieli, auto di lusso, ma anche di parchi e giardini. Ma tutto ha un sapore artificiale, poco convincente». Qui i cattolici cono 200 mila, il 4% della popolazione: ma anche qui le chiese sono piene. «Sono stato alla Messa in cattedrale, in un giorno lavorativo, sull’ora di pranzo: era stracolma di persone che vengono in chiesa durante la pausa di lavoro».

Questo viaggio in Oriente ha permesso a don Rossi di gettare anche uno sguardo sulla situazione della Cina: «Esistono ancora molte tensioni con il regime ma il contrasto tra la Chiesa patriottica cinese, voluta da Mao in opposizione al Vaticano, e la Chiesa Cattolica oggi si è molto attenuato: molti vescovi nominati senza il parere della Santa Sede oggi sono in comunione con Roma, anche se in maniera clandestina. Ricordo che, quando visitai Pechino nel 2000, sul portone della cattedrale che appartiene alla Chiesa patriottica c’erano grandi manifesti sul Giubileo. E nelle chiese i fedeli si mescolano, a livello di base si può dire che la frattura è ricomposta nei fatti». È difficile fare una stima esatta dei cattolici cinesi, molti infatti non si dichiarano per il timore di ritorsioni. «Ma fa ben sperare – dice don Renzo – il fatto che i molti cinesi emigrati in Vietnam o Cambogia, che possono professare liberamente la loro religione, si rivelano in gran parte cattolici praticanti».

Nonostante le notizie positive però l’impressione ultima di questo viaggio è che, mentre l’America Latina è ormai un continente cristiano, mentre in Africa la Chiesa sta facendo molti passi avanti, l’evangelizzazione dell’Asia è ancora un traguardo lontano. «I problemi sono essenzialmente due. Il primo è che i cattolici sono minoranza, fanno molte opere di carità, gestiscono scuole e ospedali ma non riescono a trovare la strada per incidere sulle strutture sociali ed economiche, per dare allo sviluppo di questi paesi un’impronta cristiana».

La seconda difficoltà è di tipo culturale: «Tranne pochi casi, non si è ancora riusciti a far dialogare il cristianesimo con le tradizioni, le abitudini, i costumi dell’Asia pur senza rinunciare, ovviamente, alle verità fondamentali della fede. Le comunità cristiane tendono a chiudersi, il cristianesimo è rispettato ma è sentito come una religione straniera. Manca un nuovo San Paolo, che riesca a far arrivare l’annuncio cristiano nella vita delle persone, calandolo nella cultura asiatica come lui fece con la cultura greca e romana».

In India, ad esempio, don Rossi ha assistito a una esperienza concreta di «inculturazione della fede»: «Ho visitato, alcuni anni fa, un monastero benedettino in cui i monaci seguono le usanze orientali riguardo al cibo, all’abbigliamento, alle posizioni del corpo nella preghiera, pur celebrando l’Eucaristia in maniera ineccepibile. È un tentativo rischioso, che va fatto con cautela e che non tutti, tra i cattolici, vedono di buon occhio: ma dimostra la volontà di essere più vicini alle usanze delle persone in mezzo alle quali si vive».

Cina• Popolazione: 1.294.629.600• Superficie: 9.572.300 kmq• Cattolici: 12 milioni • Diocesi: 138• Vescovi: 120 (età media: 74 anni)Non ufficiali: 46Ufficiali: 74 • Preti: 2.740Non ufficiali: 1.000Ufficiali: 1.740 • Suore: 5.200Non ufficiali: 1.700Ufficiali: 3.500 • Seminaristi (2003): 1.380Non ufficiali: 800Ufficiali: 580 • Novizi (2003): 1.600Non ufficiali: 800Ufficiali: 800 Vietnam• Popolazione: 82.689.518• Superficie: 331.040 kmq• Religioni: Buddisti: 55%; Cattolici: 10%• Diocesi: 25• Sacerdoti diocesani: 2.133• Religiosi: 1.868• Religiose: 9.654Dal 27 aprile 2004 al 2 maggio una delegazione ufficiale vaticana ha visitato il Vietnam riscontrando un «clima positivo» e la volontà delle autorità locali di normalizzare i rapporti. Cambogia• Popolazione: 13.363.421• Superficie: 181.963 Kmq• Religioni: Buddisti: 90%; Cattolici: 19 mila, 8 mila risiedono a Phnom Penh; 6 mila sono di etnia khmer.• Circoscrizioni ecclesiastiche: 3 (un Vicariato apostolico e due Prefetture apostoliche)• Sacerdoti: 50• Seminaristi: 4• Religiosi: 60.La presenza istituzionale della Chiesa cattolica, dopo il periodo del regime comunista di Pol Pot, ricomincia nel 1992, quando mons. Yves Ramousse diventa vicario apostolico di Phnom Penh. Nel 1994 il governo cambogiano stabilisce relazioni diplomatiche con la Santa Sede. Nel 1995 viene ordinato il primo sacerdote khmer dopo due decenni. Nel 2001 mons. Emile Destombes succede a mons. Ramousse. Fax e mail al governo cinesee al Cio per chiedereil rispetto dei diritti umaniProprio in occasione dell’entrata in vigore, il 1° marzo, delle nuove «Norme sugli affari religiosi» della Repubblica popolare cinese, l’agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere, «Asianews», insieme all’Holy Spirit Study Centre di Hong Kong, ha deciso di aprire una petizione per la liberazione di 19 vescovi e 18 sacerdoti arrestati o impediti a svolgere liberamente le loro funzioni. Nella lista dei nomi pubblicata dall’agenzia figurano ai primi posti sei «desaparecidos», come il vescovo di Baoding, mons. Giacomo Su Zhimin, ed il suo ausiliare, mons. Francesco An Shuxin, arrestati nel ’96 e nel ’97; mons. Han Dingxian (diocesi di Yongnian/Handan, Hebei), 66 anni, arrestato nel dicembre ’99 e con altri 20 anni di prigione alle spalle; mons. Cosma Shi Enxiang (diocesi di Yixian, Hebei), 83 anni, arrestato il 13 aprile 2001; mons. Filippo Zhao Zhendong, (diocesi di Xuanhua, Hebei), 84, arrestato verso la fine di dicembre del 2004; padre Paolo Huo Junlong, amministratore della diocesi di Baoding, 50 anni (circa) arrestato nell’agosto 2004 e ancora detenuto in località sconosciuta, senza processo, e senza accuse precise.

Segue una lista di altri 13 vescovi, non arrestati in modo ufficiale, ma sempre sotto stretta sorveglianza, tanto che «non possono esercitare il loro ministero in pubblico e non possono ricevere visite dai fedeli o dai loro sacerdoti. La maggior parte di essi sono intorno agli ottanta anni di età. Nessuno di loro – sottolinea l’agenzia – si è mai macchiato di alcun crimine: non sono terroristi, né guerriglieri, né estremisti. Molti di essi, come il vescovo Jia Zhiguo, sono famosi per la loro carità e generosità, provvedendo a proprie spese a centinaia di bambini abbandonati».

Oltre ai vescovi l’agenzia presenta una lista di 18 sacerdoti, «alcuni arrestati e scomparsi, altri condannati a 3 o più anni di carcere. I motivi delle condanne sono: l’evangelizzazione, aver partecipato a una messa di ordinazione, aver dato l’estrema unzione a un moribondo, aver predicato un ritiro spirituale». Tra questi Zhang Zhenquan e Ma Wuyong, arrestati nel 2004, p. Chi Huitian (diocesi di Baoding, Hebei), arrestato il 9 agosto 2003 mentre celebrava la messa durante un campo estivo di catechismo a dei ragazzi, p. Li WenfengLiu HengDou Shengxia (diocesi di Shijiazhuang, Hebei): arrestati il 20 ottobre 2003 insieme a diversi seminaristi durante un ritiro spirituale a Gaocheng.

La notizia ovviamente stride con quanto affermato dalle Norme appena promulgate, in cui si dichiara apertamente, all’articolo 2, che i cittadini hanno libertà di credo religioso. Nessuna organizzazione o individuo può costringere i cittadini a credere o non credere in una religione, né può discriminare i cittadini che credono in una religione» (definiti nel documento “cittadini religiosi”) «o i cittadini che non credono in una religione» (definiti “cittadini non religiosi”). E all’articolo 29 si legge che «il clero è protetto dalla legge quando conduce attività religiose, tiene cerimonie religiose, o svolge attività quali l’archiviazione di testi religiosi o la ricerca sulla cultura religiosa».

Il documento tace sulla lista delle cinque religioni finora riconosciute (buddismo, taoismo, islam, cattolicesimo, protestantesimo), benché in più di un’occasione parla di «templi buddisti, templi taoisti, moschee e chiese», ma affronta la materia raggruppando gli articoli in alcune capitoli, che si concentrano sulle sedi, il clero, le proprietà e la responsabilità legale delle diverse organizzazioni religiose. Il documento sottolinea l’autonomia anche economica che le queste ultime devono mantenere nei confronti di «forze straniere», d’altra parte però tende in qualche misura a salvaguardare le loro attività, prevedendo sanzioni legali e penali contro chi «viola gli interessi legittimi delle organizzazioni religiose o delle sedi di attività religiose e dei cittadini religiosi» (art. 39), arrivando a prevedere «comportamenti riprovevoli» nella gestione degli affari religiosi di funzionari statali (art. 38), sottraendo quindi la gestione degli affari religiosi dal livello locale e provinciale per gestirla a livello nazionale. Non resta quindi che augurarsi che l’entrata in vigore di questa normativa favorisca la piena libertà di movimento e di ministero del clero ancora bloccato o agli arresti domiciliari, secondo quanto denuncia Asianews.

L’agenzia missionaria chiede a chi vuol aderire a questa campagna di pressione sul governo cinese di inviare via e-mail o via fax un messaggio, anche breve, a questi indirizzi:

• Assemblea Nazionale del Popolo, e-mail: xwzx2005@peopledaily.com.cn

• Comitato Olimpico Internazionale Pechino: Presidente Qi Liu; e-mail: 2008@beijing-olympic.org.cn Losanna : Presidente: Jacques Rogge – International Olympic Committee – Château de Vidy – 1007 Lausanne – Switzerland. Tel: +41.21. 621 61 11; fax: +41.21. 621 62 16

• Ambasciata Rep. Popolare Cinese in Italia – via Bruxelles, 56 – 00198 Roma RM. Tel. +39-06-8413458; fax +39-06-85352891

La lista dei vescovi e sacerdoti cinesi in prigione o in isolamento