Vita Chiesa

BENEDETTO XVI IN LATERANO DIALOGA CON IL CLERO

Maggiore attenzione all’Africa e ai continenti più poveri “dove l’Europa ha esportato anche i suoi vizi”, la necessità di ascoltare i bisogni delle persone e di risvegliare in essi l’intenzione di credere nella Chiesa, l’esigenza della Chiesa di essere missionaria: questi ed altri temi sono stati toccati da Benedetto XVI, in risposta alle domande del clero romano che ha ricevuto stamattina nella Basilica di San Giovanni in Laterano.

Numerosissimi gli interventi di parroci e religiosi, tra cui alcuni africani e asiatici, che hanno messo in evidenza diverse problematiche pastorali affrontate nel quotidiano, talvolta con difficoltà: la sofferenza dei divorziati nella Chiesa, i bisogni dei poveri, l’esigenza di spiritualità, la richiesta di ascolto vero, la disoccupazione giovanile, le ingiustizie strutturali nei Paesi del Sud del mondo, ecc. Il Papa si è anche alzato in piedi per abbracciare un sacerdote indiano che ha chiesto di salutarlo dopo il suo intervento. “Posso solo dire grazie per la ricchezza e la profondità dei vostri contributi – ha risposto Benedetto XVI -. Grazie per il vostro affetto che mi aiuta tanto. Non mi sento in grado di entrare nei dettagli ma sarebbe bello avviare una vera discussione con domande e risposte. Sento il vostro impegno nel voler costruire la Chiesa e il vostro grande amore per la Chiesa”. Benedetto XVI ha sottolineato, in particolare, l’importanza della “romanità e universalità”. “Come Chiesa di Roma – ha detto – avete una grande responsabilità nei confronti del mondo, ossia l’esemplarità, essere cioè una Chiesa modello per altre Chiese locali”. E ha invitato i parroci, come fece a sua volta Giovanni Paolo II, a creare “un fecondo insieme tra l’elemento costante della parrocchia e l’elemento carismatico dei movimenti che dà nuove indicazioni alla Chiesa”.

Il Papa ha avuto poi parole chiare nei confronti dei bisogni degli altri continenti, in particolare l’Africa, e delle responsabilità dell’Europa: “La presenza dei nostri fratelli africani a Roma – ha affermato – ci obbliga a non pensare solo a noi, ma anche agli altri continenti. Abbiamo particolari responsabilità verso l’Africa, l’America Latina e l’Asia, dove non ci sono ancora cattolici, a parte le Filippine e l’India. In Africa c’è una fede viva impressionante, ma dobbiamo confessare che l’Europa ha esportato la fede ma anche i suoi vizi, come il senso di corruzione, la violenza che sta devastando il continente africano. Dobbiamo riconoscere le nostre responsabilità, affinché l’esportazione della fede sia più forte dell’esportazione dei vizi dell’Europa: il commercio delle armi, gli sono abusi sui tesori di questa terra. Noi cristiani dobbiamo avere la forza di resistere a questi vizi e ricostruire l’Africa cristiana, perché sia un Africa felice”.

A proposito della necessità della Chiesa di saper ascoltare – sollevata da uno dei sacerdoti – il Papa ne ha ribadito l’importanza, ricordando che “i sacerdoti, i religiosi e religiose devono saper ascoltare con l’anima aperta a Cristo e all’umanità di oggi, ascoltare tutti i problemi e le difficoltà che si oppongono alla fede”. “Noi cristiani – ha sottolineato – dobbiamo essere disponibili a dare ragione della nostra fede. Sappiamo che il linguaggio della fede è molto lontano dalla gente di oggi e può avvicinarsi solo se il linguaggio della gente è trasformato in noi per trovare risposte”. Ossia, anche se “molti non sono capaci di assimilare tutti gli insegnamenti della Chiesa”, secondo il Papa basta “risvegliare in loro l’intenzione, la volontà di credere e avere fiducia nella Chiesa. E’ importante che facciano il passo fondamentale di affidarsi alla Chiesa per ricevere la luce della fede”. Il Papa ha poi invitato a “nutrire sempre la nostra fede con l’incontro personale con Cristo” citando anche le parole del filosofo Romano Guardini secondo il quale “l’essenza del cristianesimo non è un’idea ma una persona”. In questa frase, ha detto, “troviamo la risposta alla difficoltà di missionarietà della Chiesa”. “Se per noi il Signore è luce e gioia della vita – ha detto – siamo sicuri che all’altro manca una cosa essenziale. Allora è nostro dovere offrirgli questa realtà, frutto della nostra esperienza”. Benedetto XVI ha concluso con un grazie ai presbiteri, ai religiosi e religiose, ai diaconi e ai catechisti. “Andiamo tutti insieme animati dall’amore di Cristo. Così andiamo bene!”Sir