Vita Chiesa
BENEDETTO XVI: «LA STORIA NON È IN MANO A POTENZE OSCURE, AL CASO O ALLE SCELTE UMANE»
Un invito alle nazioni ad imparare a leggere’ nella storia un messaggio di Dio perché l’avventura dell’umanità non è confusa e senza significato, né è votata senza appello alla prevaricazione dei prepotenti e dei perversi. Lo ha fatto oggi Benedetto XVI durante la catechesi dell’udienza generale, commentando il Cantico dell’Apocalisse dell’Agnello vittorioso (15,3-4), che è un inno di adorazione e di lode al Signore. La storia ha detto il Papa – non è in mano a potenze oscure, al caso o alle sole scelte umane. Sullo scatenarsi di energie malvagie, sull’irrompere veemente di Satana, sull’emergere di tanti flagelli e mali, si eleva il Signore, arbitro supremo della vicenda storica. Egli la conduce sapientemente verso l’alba dei nuovi cieli e della nuova terra, cantati nella parte finale del libro sotto l’immagine della nuova Gerusalemme.
Nel Cantico, continua più avanti, si vuole, quindi, riaffermare che Dio non è indifferente alle vicende umane, ma in esse penetra realizzando le sue vie’, ossia i suoi progetti e le sue opere’ efficaci. Secondo l’inno dell’Apocalisse, questo intervento divino ha uno scopo ben preciso: essere un segno che invita alla conversione tutti i popoli della terra. Per questo le nazioni devono imparare a leggere’ nella storia un messaggio di Dio. L’avventura dell’umanità non è confusa e senza significato, né è votata senza appello alla prevaricazione dei prepotenti e dei perversi. Esiste la possibilità di riconoscere l’agire divino nascosto nella storia.
Il Papa ha ricordato che anche il Concilio Vaticano II, nella Costituzione pastorale Gaudium et spes, invita il credente a scrutare, alla luce del Vangelo, i segni dei tempi per vedere in essi la manifestazione dell’agire stesso di Dio. Questo atteggiamento di fede ha spiegato – porta l’uomo a ravvisare la potenza di Dio operante nella storia, e ad aprirsi così al timore del nome del Signore. Nel linguaggio biblico, infatti, questo timore’ non coincide con la paura, ma è il riconoscimento del mistero della trascendenza divina. Esso perciò è alla base della fede e si intreccia con l’amore. Grazie al timore del Signore ha sottolineato Benedetto XVI – non si ha paura del male che imperversa nella storia e si riprende con vigore il cammino della vita. L’inno finisce con la previsione di una processione universale di popoli che si presenteranno davanti al Signore della storia, svelato attraverso i suoi giusti giudizi’.