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BUSH: L’ONU DICA DA CHE PARTE STA. NOI ANDREMO AVANTI LO STESSO
“Siamo ancora nella fase finale dell’iniziativa diplomatica” ha detto il presidente degli Stati Uniti George W.Bush in una conferenza stampa televisiva di 45 minuti e 18 domande, caratterizzata da toni tra il cupo e il solenne e risposte talvolta retoriche ed elusive, certamente scandite con estrema lentezza e un viso corrugato. Le parole di Bush suonavano oltremodo calcolate, forse in gran parte annotate su fogli verso i quali abbassava spesso lo sguardo, anche prima di rispondere ai giornalisti. Su un punto il presidente è stato comunque molto chiaro: contrariamente ad alcune voci che erano corse nelle ore precedenti il suo incontro con i giornalisti, Bush ha fugato qualsiasi dubbio sulla possibilità che all’ultimo momento Stati Uniti, Gran Bretagna e Spagna rinuncino a far votare una nuova risoluzione sul caso Iraq al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. “Chiediamo che si voti. E’ tempo per ognuno di mostrare le sue carte. Che il mondo sappia dove ognuno sta a proposito di Saddam Hussein” ha aggiunto il presidente con parole che sembravano far eco a quelle con cui in passato aveva detto che chi non era con l’America nella lotta al terrorismo era di fatto contro l’America. “Un linguaggio da tavolo di poker” in termini di “si vince o si perde” ha detto un commentatore televisivo americano. Riconoscendo al tempo stesso che la diplomazia non ha ancora del tutto esaurito il suo compito, Bush è sembrato comunque tener conto del tentativo avviato ieri in Gran Bretagna per modificare il testo della nuova risoluzione in termini tali da renderla accettabile almeno a una maggioranza dei membri del Consiglio di Sicurezza. Un emendamento o una riformulazione in extremis concederebbero al presidente iracheno Saddam Hussein un po’ più tempo per un totale e definitivo disarmo. O magari per l’esilio del presidente iracheno, una possibilità ” che a me sta bene”, ha soggiunto il presidente.
“Non ho ancora preso una decisione ” ha ripetuto più volte Bush sia nel breve mesaggio introduttivo alla conferenza stampa sia nelle risposte ai giornalisti. “Spero ancora che si possa evitare la guerra”, “Io prego per la pace” ma anche “So che prevarremo noi”, “Un cambiamento di regime ci sarà”, “Non abbiamo bisogno dell’autorizzazione di nessuno quando è in gioco la nostra sicurezza” sono state altre frasi lentamente scandite, in qualche modo in contraddizione tra loro.