Non accenna ancora a placarsi l’ondata di polemiche sollevate dal mondo islamico a proposito delle caricature sul profeta Maometto pubblicate a settembre dal quotidiano danese Jyllands-Posten. Dopo una giornata, quella di ieri, caratterizzata in molti paesi arabi da dimostrazioni di piazza e minacce contro la Danimarca e gli occidentali, è intervenuta oggi anche la Santa Sede con una dichiarazione della Sala Stampa, nella quale si deplora ogni tipo di offesa al sentimento religioso dei credenti, ma si condannano altrettanto fermamente le azioni violente di protesta perché l’intolleranza reale o verbale, da qualsiasi parte venga, come azione o come reazione, costituisce poi sempre una seria minaccia alla pace. Ecco la nota della Sala Stampa Vaticana che pubblichiamo integralmente:Per rispondere a varie richieste di precisazioni sulla posizione della Santa Sede di fronte a recenti rappresentazioni offensive dei sentimenti religiosi di singole persone o di intere comunità, la Sala Stampa della Santa Sede è in grado di dichiarare:1. Il diritto alla libertà di pensiero e di espressione, sancito dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, non può implicare il diritto di offendere il sentimento religioso dei credenti. Tale principio vale ovviamente in riferimento a qualsiasi religione.2. La convivenza umana esige poi un clima di mutuo rispetto, per favorire la pace fra gli uomini e le Nazioni. Inoltre, talune forme di critica esasperata o di derisione degli altri denotano una mancanza di sensibilità umana e possono costituire in alcuni casi un’inammissibile provocazione. La lettura della storia insegna che non è con tale via che si sanano le ferite esistenti nella vita dei popoli.3. Va però subito detto che le offese arrecate da una singola persona o da un organo di stampa non possono essere imputate alle istituzioni pubbliche del relativo Paese, le cui Autorità potranno e dovranno, eventualmente, intervenire secondo i principi della legislazione nazionale. Azioni violente di protesta sono, pertanto, parimenti deplorabili. Per reagire ad un’offesa, non si può infatti venir meno al vero spirito di ogni religione. L’intolleranza reale o verbale, da qualsiasi parte venga, come azione o come reazione, costituisce poi sempre una seria minaccia alla pace.