Toscana
Consiglio regionale al via. La carica dei 79
Caterina Bini, qual è la sua prima impressione in Consiglio Regionale da neoletta?
«Devo dire con sincerità che ho provato una grande emozione il giorno dell’insediamento del Consiglio Regionale. Dopo aver vissuto una campagna elettorale molto intensa sul mio territorio e dopo i risultati esaltanti che ne sono seguiti, attendevo con ansia il giorno dell’insediamento. La prima impressione è stata del tutto positiva. Ho conosciuto molti colleghi estremamente preparati con i quali confido di poter collaborare e svolgere un serio e proficuo lavoro».
Cosa pensa delle riforme che hanno portato a 65 i consiglieri regionali e hanno cambiato la legge elettorale togliendo le preferenze?
«La Margherita toscana non ha condiviso la legge elettorale che ha portato all’eliminazione delle preferenze ed all’aumento del numero dei consiglieri regionali. Ha fatto questa scelta con un preciso mandato del Congresso regionale che ha impegnato il gruppo regionale in questo senso. Non l’ha fatto però limitandosi a dire no ad una proposta, ma presentando una sua proposta di legge orientata a rafforzare il percorso verso il sistema maggioritario. Le cose hanno comunque portato all’approvazione di questa legge elettorale non condivisa che ha limitato la possibilità di scegliere per gli elettori. Se, dopo la campagna elettorale, posso trovare degli aspetti positivi a questa legge devo dire che con la scelta della Lista Uniti nell’Ulivo senza le preferenze i candidati hanno potuto fare una campagna elettorale fortemente unitaria, non mettendosi in contrapposizione tra loro, come è avvenuto nelle altre regioni, ed incentivando lo spirito unitario».
Come valuta il nuovo programma di Claudio Martini?
«Credo che il nuovo programma sia pregevole. È incentrato in una cornice di valori condivisi che si basano su solidarietà, coesione sociale, partecipazione. Sono sviluppati l’importanza dello sviluppo economico in una legislatura in cui questo diverrà il tema fondamentale, a causa della crisi crescente. La nostra regione deve recuperare una competitività nello scenario internazionale, cercando di sviluppare le eccellenze di cui siamo portatori anche attraverso la rete dei distretti. Accanto a questo, assoluta priorità assumono la sanità ed i servizi sociali, accanto alla formazione ed ai servizi educativi. La Toscana deve salvaguardare la rete dei servizi esistente, che hanno sempre garantito fino ad oggi un’alta qualità della vita, e strutturare anche una nuova forma di welfare, ancora più inclusivo ed aperto. La formazione diviene specialmente per il mondo giovanile, che mi sento di rappresentare, un punto fondamentale che può fare da volano, se dialoga in modo più efficace con il mondo del lavoro, proprio per nuove forme di occupazione e di rilancio economico, volte a garantire ai giovani maggiori sicurezze nel futuro per la creazione di una famiglia e di una stabilità economica. Tutti questi temi, ma anche altri, non meno importanti, come le infrastrutture, il turismo, la cooperazione internazionale, l’ambiente, trovano ampi spazi all’interno del programma di questa legislatura che quindi mi sento di condividere pienamente, che mi impegnerò per portare avanti e che mi dà forti speranze per una ulteriore crescita della nostra Toscana».
Qual è il suo punto di vista sulla nuova «squadra» del Presidente?
«Credo che la nuova giunta regionale sia di ottimo livello. Unisce le esperienze di alcuni assessori uscenti che hanno ben operato con le novità di altri che potranno portare un nuovo slancio all’attività di governo. Sono molto fiduciosa».
Quale pensa possa essere il suo contributo ai lavori del nuovo Consiglio regionale?
«Il mio contributo vorrà portare all’interno della Regione entusiasmo, impegno, determinazione. Credo siano queste le mie principali caratteristiche, quelle con cui normalmente mi approccio ai miei impegni. Ho intenzione di dedicarmi fortemente a questa esperienza, cercando di dare risposte concrete, di contribuire allo sviluppo del territorio. In campagna elettorale i principali problemi che sono emersi, dialogando con gli elettori, sono stati relativi alle difficoltà economiche che mettono sempre più in crisi le famiglie ed alla conseguente necessità crescente di servizi sociali. Credo che questi problemi non possano passare inosservati per chi ha l’ambizione di poter svolgere un impegno politico serio nei confronti della comunità. Su questo quindi cercherò di concentrare il mio impegno per dare sviluppi concreti a quest’esperienza».
Qual è la sua prima impressione al ritorno in Consiglio regionale?
«La prima impressione non è positiva. Ho trovato una politica molto leggera dove l’immagine conta più della sostanza. Una politica fatta di bolle di sapone. Molto diversa da quella che trovai io quanto entrai per la prima volta in Consiglio nel 1987: quella era una politica, forse anche ideologica, ma ricca di ideali e di grande spessore culturale. Oggi non c’è rispetto tra le forze politiche in campo. Il fatto che la maggioranza politica e in particolare i Ds, in campagna elettorale, abbiano raccolto le firme per la lista della Mussolini la dice lunga su questo. La sinistra non può dichiararsi antifascista e poi, in pratica, andare a raccogliere le firme per gli eredi dei fascisti. C’è una grande contraddizione. C’è, soprattutto, poco rispetto delle istituzioni».
Cosa pensa delle riforme che hanno portato a 65 i consiglieri regionali e hanno cambiato la legge elettorale togliendo le preferenze?
«Questa legge elettorale è sbagliata. Per tre motivi. Il primo: le primarie, come strumento di partecipazione. Nessuno le ha usate e chi lo ha fatto, non ne ha tenuto conto. Fatto grave se si tiene conto che sono state pagate dai toscani. Tutto ciò per togliere il voto di preferenza che a differenza delle primarie che si rivolgono solo a una parte dei cittadini coinvolgeva tutti gli elettori nella selezione della classe dirigente insieme ai partiti. Il secondo motivo è che questa legge ha portato ad una campagna elettorale tutta vissuta sott’acqua, soporifera, dove non si è parlato di programmi e senza competizione perché tutto era già stato deciso. E soprattutto non ci sono stati confronti pubblici. Martini infatti ha evitato accuratamente il dibattito con Antichi. Terzo motivo: non è vero che così si è evitata la litigiosità interna dei partiti. Infatti, problemi ci sono stati in molte forze politiche soprattutto se la selezione dei candidati viene fatta senza un minimo di passaggio democratico. Il risultato è stato chiaro: la Toscana che è sempre stata superiore alla media nazionale di partecipazione al voto questa volta ha espresso un valore inferiore. Noi chiederemo un dibattito serio in Consiglio per cambiare questa legge».
Come valuta il nuovo programma di Claudio Martini?
«Sono preoccupato. La situazione economica toscana è in emergenza. Anche il grido di allarme dell’associazione degli industriali toscani prima delle elezioni è un segnale. Ma dal programma di Martini non emerge niente di significativo su questo tema se non dell’alta filosofia. E soprattutto, c’è tutto e il contrario di tutto senza niente di chiaro e senza stabilire delle priorità. È un programma omnicomprensivo che non mira a risolvere i problemi. Invece sono necessarie politiche serie, immediate e strutturali per ridare alla Toscana quella capacità produttiva che negli ultimi anni ha perso. C’è sicuramente una congiuntura nazionale e internazionale negativa. Ma ci sono anche gravissime distrazioni di Martini che, nell’ultima legislatura, non ha guardato con attenzione alla situazione interna della Toscana».
Qual è il suo punto di vista sulla nuova «squadra» del Presidente?
«La nuova giunta contiene alcuni elementi a cui prestare attenzione. In particolare, raccoglie esperienze di mondi interessanti che valuteremo passo per passo. Però ci sono anche alcuni punti di continuità che invece suscitano preoccupazione. E, infine, se dobbiamo giudicare la squadra di Martini sulla base dell’unica novità presentata, l’assessorato al perdono, la valutazione è negativa. Questa mi sembra una trovata pubblicitaria che sminuisce anche il significato del lavoro sulla cooperazione internazionale che invece potrebbe essere interessante. Anche Martini è vittima della politica spettacolo».
Quale pensa possa essere il suo contributo ai lavori del nuovo Consiglio regionale?
«Cercherò di fornire un contributo fondato sulla mia formazione politicoculturale, sulla mia esperienza arricchita dal mio impegno nel Parlamento europeo. Le Regioni e l’Europa, alla luce della nuova Costituzione europea, possono veramente essere due realtà istituzionali che possono collaborare per ricomporre i conflitti e per continuare a valorizzare le tipicità locali. In Consiglio, anche come vicepresidente, mi impegnerò su due fronti: rispetto delle istituzioni e funzionamento della democrazia. Mi batterò poi perché in Toscana il grande consenso tributato alla sinistra non si trasformi in egemonia, sfondando le regole democratiche di pesi e contrappesi. La figura dello speaker dell’opposizione potrà contribuire ad una migliore dialettica tra maggioranza ed opposizione».
————————–
Regione, la nuova giunta e il maxi consiglio
INSEDIATA LA NUOVA GIUNTA REGIONALE TOSCANA; LE PIORITA’ DI MARTINI
CONSIGLIO REGIONALE TOSCANO, ELETTO IL CONSIGLIO DI PRESIDENZA