Toscana
COOPERAZIONE: A BUENOS AIRES PROGETTO PER I MINORI FINANZIATO ANCHE DALLA REGIONE TOSCANA
Un piccolo progetto di cooperazione internazionale, in parte finanziato dalla Regione Toscana, sta consentendo ad una quarantina di adolescenti di lasciare il ‘lavoro’ nella discarica a fianco della quale è nato uno dei ‘villas assentamiento’ (villaggi insediamento) cresciuti a dismisura dopo la grave crisi del 2001 intorno alla periferia di Buenos Aires. Si tratta di 12 forni inizialmente pensati per garantire pane alle persone che vivono grazie alle mense popolari.
Il progetto, cofinanziato dalla Regione con 6.300 euro in due anni, svolto in collaborazione con l’Istituto cooperazione economica internazionale (Icei) e presentato dall’Anpas Toscana (l’associazione delle pubbliche assistenze), è praticamente già stato portato a termine. Tra i suoi frutti, però, c’é stata la nascita di un’aggregazione di adolescenti, e non solo, che, riuniti dall’associazione 8 maggio 1998 continuando ancora oggi a lavorare per fare il pane, evitano di dover andare a cercare rifiuti riciclabili nella discarica. L’insediamento, dove il progetto si è sviluppato grazie all’Icei coordinato da Marco Morani, è uno dei più grandi della città: vi vivono circa 5.000 persone, con un’altissima percentuale di bambini e adolescenti (3.500).
Per molti l’unico reddito è il sussidio governativo, circa 150 pesos (40 euro) per capofamiglia, single, con figli a carico. Proprio l’8 maggio ’98 le prime famiglie, molte delle quali immigrate dal Paraguay o dall’Uruguay, occuparono questo terreno di proprietà della società che gestisce la discarica. Ancora oggi luce, gas, e soprattutto acqua, sono un miraggio, e molti si sono arrangiati attaccandosi abusivamente alle reti pubbliche. La zona è stata visitata dalla delegazione toscana che accompagna il presidente Claudio Martini in questi giorni in Sudamerica. Un paio dei forni, arrivati nel 2003, sono stati ‘riciclati’ e alcuni ragazzi hanno seguito un corso di formazione per fabbri. Faticosamente, anche per la mancanza di fondi, si sta cercando di portare a termine un centro culturale che porta il nome di Diego Duarte, un quindicenne rimasto sepolto nella discarica mentre cercava rifiuti e il cui corpo non è mai stato ritrovato.
“La speranza – spiegano Morani e Lorena, una giovane uruguayana arrivata qui nel 1998, che oggi collabora con l’Icei – è quella di poter organizzare altri corsi di formazione”. Qualcosa è stato fatto con dei corsi di fotografia e anche per il computer, ma senza luce e acqua non è facile poterli terminare. Tra i problemi principali “vi è anche quello dell’assistenza sanitaria – conclude Morani -. Prima qui, ogni tanto, veniva un medico. Da tempo non si presenta più nessuno e per questa gente sarebbe importante che riuscissimo a creare almeno un posto per il primo soccorso”. (ANSA).