Toscana

Cooperazione, samaritani toscani sulle strade del mondo

di Claudio TurriniProgetti in 67 paesi del mondo, risorse pubbliche più che raddoppiate, oltre 1300 soggetti attivi tra istituzioni, ong, associazioni, realtà sociali, privati cittadini. È positivo il bilancio della cooperazione toscana, tanto da farne un modello anche per le altre regioni. Ma Massimo Toschi, consigliere del governatore della Toscana per questo settore, non riesce ad essere trionfalista. Negli occhi ha i volti incontrati nei tanti viaggi per il mondo. Ha gli occhi di quella bambina morta di fame in Burkina Faso o quelli dei tanti bambini poliomelitici – la stessa malattia che lo ha reso disabile a 11 mesi – che ha incontrato un po’ ovunque in Africa. «Quando penso a questi quattro anni di cooperazione – ci dice – non penso alle cose che abbiamo fatto, che pure sono notevoli, ma a quelle che avremmo potuto fare, e non abbiamo fatto, perché siamo arrivati tardi. Non ci possiamo mai gloriare, perché rispetto alla drammaticità dei problemi c’è sempre uno scarto anche con quel molto che riusciamo a fare».

Professor Toschi, la Toscana è all’avanguardia nella cooperazione. Da dove nasce questa vitalità?

«Da almeno 50 anni la Toscana ha sempre pensato in grande, ha sempre pensato che il futuro del mondo passava da qui. Penso a due persone, anche diverse, come Giorgio La Pira e Tiziano Terzani. L’altro grande tema molto presente è quello della pace: la Toscana ha avuto una filiera di grandi figure che hanno seminato ben oltre le loro intenzioni».

Questa è l’eredità. Ma ci sono anche sottolineature nuove?

«La novità è il vedere la cooperazione come strumento di pace. E poi c’è un ulteriore elemento su cui cominciamo a riflettere: nel tempo in cui la guerra domina la politica e ostacola anche la cooperazione, come sta avvenendo in Afghanistan, cosa significa fare cooperazione? Deve raccogliere non solamente la sfida del guarire i bambini o del dar loro da mangiare, che pure è necessario, ma avere un valore aggiunto nella spinta alla riconciliazione. Le grandi parole politiche oggi sono perdono e riconciliazione».

Facciamo qualche esempio.

«Il progetto “Save the children”, per curare negli ospedali israeliani bambini palestinesi, non è solo un bellissimo progetto con il quale siamo arrivati a curare 700 bambini, ma ha un un valore aggiunto che si misura sul fatto che lì la guerra è diventata strutturale, è entrata non solo nella carne delle persone, ma anche nelle loro teste. E non è che non ti schieri, lo fai senza mettere al primo posto la politica israeliana o quella palestinese, leggendo il conflitto dal punto di vista di chi lo patisce di più e aiutando chi patisce di più anche a capire le ragioni dell’altro, e viceversa. Questa è la vera sfida».

Dunque i bambini al primo posto…

«Intervenire sui bambini non perché siamo buoni, ma perché loro sono la misura suprema di ogni azione politica. Il tema della pace e della guerra lo si deve affrontare partendo dalle vittime e i bambini sono le vittime più vittime della guerra e della povertà. E oggi dobbiamo fare quei progetti che sono necessari in un tempo di guerra. Progetti ad alto tasso di riconciliazione e di perdono. Il resto non serve».

In fondo, però, l’importante è alleviare le sofferenze di chi soffre…

«Attenzione, non è vero che qualunque cosa si faccia in questo campo va sempre bene. Spesso è il nostro umanitarismo compassionevole che ha bisogno di trovare sfogo ed è un cattivo consigliere. Questa non è l’intelligenza dei tempi a cui i nostri grandi ci hanno chiamato. Dovessi puntare tutto lo farei sull’Africa e sul Medio Oriente, perché la pace passa di lì».

C’è piena collaborazione tra istituzioni, realtà cattoliche e realtà laiche?

«Trovo un’assoluta collaborazione.I problemi che abbiamo di fronte sono talmente drammatici che queste distinzioni sono incomprensibili. L’obiettivo di tutti è misurarsi con i problemi di quei paesi, non con quelli che abbiamo noi qua».

Il consiglio regionale ha chiesto al governo di non tagliare i fondi per la cooperazione. Ma la Toscana dà il buon esempio? Quanto investe in cooperazione?

«Siamo intorno ai 10 milioni di euro, solo di apporto istituzionale senza contare quello che mettono tanti altri soggetti. Nel 2000 avevamo impegni per 3 milioni di euro. C’è stato un grosso spostamento di risorse».

Qual è il ruolo della Regione in questo campo?

«Da una parte ha iniziative proprie, ma queste sono una minoranza rispetto a quelle dei Comuni, delle Province, delle associazioni. Il compito è quello di essere un punto di coordinamento e di incontro attraverso anche strumenti che ci siamo dati e che sono cresciuti in questi quattro anni, i cosiddetti “tavoli”».

Spieghiamo meglio cosa sono questo “tavoli”.

«Nascono dall’idea di mettere insieme tutti coloro che in Toscana intervengono in una certa area del mondo, o in una determinata situazione per non fare due volte la stessa cosa e al tempo stesso per accrescere la possibilità di progetti integrati che mettano insieme più soggetti. Per fare qualche esempio abbiamo un “tavolo Saharawi”, che riguarda tutti coloro che in Toscana – e sono tantissimi – hanno preso a cuore le sorti di questo popolo, c’è un “tavolo Medio Oriente” e uno “Mediterraneo”…».

Quanti sono?

«Una decina, ma non è un numero stabilito per legge. Ci possono essere tavoli che chiudono perché magari non sono più necessari».

Come lavorano?

«Si ritrovano 5-6 volte l’anno, dipende dalla vitalità dei tavoli, e hanno come coordinatore o un sindaco o il presidente di una provincia. La Regione vi partecipa come gli altri soggetti e chiunque sia interessato vi può liberamente partecipare. Non hanno un potere decisionale, ma propositivo e di coordinamento non piccolo».

Il punto di riferimento tecnico qual è?

«L’Istituto Agronomico d’Oltremare ci fa da segreteria tecnica, ha un suo sito dove chiunque si può inserire. Sia la mappatura che questa segreteria tecnica ci permettono di fare coordinamento con grande libertà, senza che nessuno metta il cappello su nulla. Il nostro modello prevede la valorizzazione di tutto il territorio, le istituzioni, le associazioni. Da questo punto di vista la collaborazione con il mondo ecclesiale è un rapporto splendido di collaborazione a tutti i livelli».

Cosa è venuto fuori dalla mappatura realizzata dalla Scuola Superiore Sant’Anna? «È la prova che c’era una cooperazione diffusa che era largamente fuori da questo impianto dei tavoli. Se avessi dovuto valutare dai tavoli, avrei detto che i soggetti coinvolti erano un trecento. Invece ne abbiamo trovati 1300 circa, naturalmente assai diversi tra loro, di più importanti e di meno importanti, talvolta solo una persona. Ma nessuno avrebbe mai immaginato un numero così alto di soggetti».

E per quanto riguarda le zone di intervento cosa emerge

«Pensavamo che l’Africa fosse la grande dimenticata. Invece dalla mappatura emerge che è il continente con più soggetti coinvolti. Abbiamo fatto tutto uno sforzo per calibrare di più sull’Africa però se si guarda questa mappatura la Toscana aveva fatto già una scelta in quel senso, noi siamo arrivati dopo».

E questo nonostante le difficoltà a cooperare con le realtà africane…

«Creare rapporti istituzionali tra un comune toscano ed uno africano è oggettivamente complicato. Se invece voglio collegarmi con Gerusalemme questo è più semplice. Per fare un progetto con l’Africa devo andare là, trovare un interlocutore. Le loro istituzioni sono molto fragili».

La cooperazione decentrataCosa si intende per «cooperazione decentrata», il modello al quale si ispira la Toscana? «In senso etimologico – ci spiega Massimo Toschi – è la cooperazione fatta non dai governi e dagli stati, ma dalle istituzioni locali che trovano una sponda in soggetti locali degli altri paesi. Questo significa che la pace e la cooperazione non la fanno solo i grandi governi, ma possono contribuire a farla anche soggetti locali, che gettano ponti di amicizia. Così si valorizzano anche le istituzioni locali di questi paesi e si fa crescere democrazia e sviluppo». Un legame direttotra le Chiese toscanee la Terra SantaLe Chiese della Toscana e la Regione si incontrano, si scambiano informazioni e si danno appuntamenti periodici. Lo fanno in nome della cooperazione internazionale, ovvero dei progetti di aiuto ai Paesi in via di sviluppo o a quelli travagliati da guerre o conflitti interni. Tra i principali progetti del mondo cattolico, da qualche tempo sostenuti almeno in parte dalla Regione e da altre realtà toscane, ci sono quelli rivolti alla Terra Santa.

«La cooperazione delle Chiese toscane con la Terra Santa ha radici molto antiche – spiega monsignor Rodolfo Cetoloni, che ha questa particolare delega della Conferenza episcopale toscana –, ma in questi ultimi decenni l’attenzione è aumentata per la difficile situazione in cui vivono le popolazioni e i frati francescani a cui è affidata la custodia». Una situazione che ha coinvolto le Chiese toscane in un impegno più diretto dal punto di vista della cooperazione. Non è facile fare una mappa, dato che le iniziative sono veramente tante. La stessa Conferenza episcopale toscana sostiene interventi su strutture a favore della popolazione di Betlemme (dove poco più di un mese fa è stata inaugurata la nuova scuola materna), ma anche la costruzione di appartamenti a Betfage o i gemmellaggi con città come Gerico o Taybeh, l’antica Efraim. Negli ultimi tempi sono state inoltre avviate iniziative di importazione e di vendita dei prodotti dell’artigianato palestinese coinvolgendo Comuni, Province e Unicoop.

Monsignor Cetoloni ricorda infine l’aiuto spirituale e materiale che si può dare ai cristiani di Terra Santa con i pellegrinaggi, che proprio dalla Toscana sono ripresi con una certa frequenza. Lui stesso sta per ripartire alla guida di un viaggio in programma dal 27 dicembre al 1° gennaio con la possibilità di trascorrere la Giornata mondiale della pace a Betlemme (informazioni: don Icilio Rossi 333-9465716 – 0578-748546), mentre per gli stessi giorni (dal 27 dicembre al 3 dicembre) un pellegrinaggio è organizzato anche dall’agenzia della diocesi di Firenze, la Turishav (informazioni: 055-292237).A.F. La conferenza del 6-7 dicembreLa quinta Conferenza regionale sulla cooperazione internazionale si tiene a Firenze il 6 e 7 dicembre, presso l’Istituto agronomico per l’Oltremare (via Antonio Cocchi, 4 – zona Campo di Marte). Lunedì 6 dicembre, l’inizio dei lavori è alle 9,30 con la presentazione delle integrazioni al Piano regionale cooperazione (Fabrizio Pizzanelli); a seguire gli interventi del portavoce Coordinamento Ong e Associazioni di cooperazione internazionale della Toscana, Fabio Laurenzi, dell’assessore alla cooperazione internazionale Comune di Empoli, Mercedes Frias, di Paolo Fontanelli, presidente Anci Toscana, Lio Scheggi, presidente Urpt; Francesco Pifferi, presidente Uncem – Toscana. Alle 10,45 gruppi di lavoro. Nel pomeriggio, alle 14,30, il prof. Andrea De Guttry, presenta la «Mappatura della cooperazione Toscana»; a seguire, gli interventi dei coordinatori dei «Tavoli di area geografica», quello di Mauro Perini sulla cooperazione sanitaria e una serie di «Esperienze a confronto: Africa, Medio Oriente, India» con Massimo Toschi, don Andrea Cristiani (Movimento Shalom), don Armando Zappolini (Ass. Bhalobasa), Iolanda Semplici (A. O. Senese), Giancarlo Berni (A. O. Careggi), Paolo Morello (Ospedale Pediatrico Meyer), Silvana Monatti (Associazione Annulliamo la distanza). Le conclusioni sono affidate all’assessore regionale al diritto alla salute Enrico Rossi.Martedì 7 dicembre (ore 9,30) la sessione si articola in relazioni introduttive e successivi gruppi di lavoro con contributi di Khaled Fouad Allam («L’Europa nel rapporto con l’Islam», Josè Luis Rhi Sausi («Le comunità degli immigrati per la cooperazione»), Piero Sardo («Sviluppo locale e Governance»); Vanni Puccioni («L’attività nelle reti internazionali delle Regioni sui temi dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile». Nel pomeriggio, alle 14,30, incontro tra Governi locali israeliani e palestinesi per la pace, con Ilatov Robert (Netanya), Hussain Allaraj (Nablus), Morag Yorit (Lehavim), Hamdallah Hamdallah (Anabta), Weinboim Mendez (Rishon Lezion), Kamal Albaghdady (Al Boroj), Markovitz Mordehi (Karmiel), Fayez Abo Shamaleh (Khan Yunis) e Giovanni De Vita (Ministero Affari Esteri). Dopo il dibattito, alle 16,30 le conclusioni affidate al presidente della giunta regionale Claudio Martini. Nell’occasione verranno presentate iniziative a favore dei bambini della Scuola di Beslam in accordo con l’Ambasciata della Russia (con Riccardo Nencini, presidente Consiglio Regionale e Alexei Meshkov, Ambasciatore della Federazione Russa). Il consiglio regionale contro i tagli del governoIl Consiglio regionale chiede a Parlamento e Governo di non decurtare di 250 milioni il fondo globale. Un taglio che non permetterebbe di versare il contributo italiano al fondo globale per la lotta all’Aids, alla tubercolosi, alla malaria, e determirebbe una riduzione delle risorse per la ricostruzione in Afghanistan e Iraq. Sarebbero anche azzerati i contributi previsti per le organizzazioni non governative. Il Consiglio regionale ha perciò invitato il Parlamento ed il Governo a reintegrare il finanziamento. In una mozione approvata all’unanimità, l’assemblea toscana chiede inoltre che la Finanziaria 2005 preveda uno stanziamento pari allo 0,27% del Pil per la cooperazione allo sviluppo (adesso siamo allo 0.17%), come da impegno sottoscritto a Barcellona nel 2002: una tappa intermedia rispetto allo 0,7% del Pil richiesto dalle Nazioni Unite. Brenna, presto una legge toscana sulla cooperazioneLa Toscana si appresta a varare un progetto di legge organico per tutta la cooperazione. Lo ha annunciato Ambrogio Brenna, assessore regionale alle attività produttive, intervenendo al convegno «La cooperazione valore aggiunto nell’economia toscana» organizzato a Firenze da Legacoop e Unioncamere. «Il valore della cooperazione in Toscana è economico ma è anche e soprattutto sociale – ha spiegato Brenna. Il forte radicamento territoriale, la pluralità di interventi, la capacità di sviluppo qualitativo delle attività economiche e degli incrementi occupazionali fanno della cooperazione toscana una protagonista assoluta delle politiche di sviluppo di qualità della nostra regione». In aiuto all’ospedale pediatrico di BeslanIl 7 dicembre, a Firenze, a conclusione della conferenza della cooperazione, sarà firmato un protocollo d’intesa tra la Toscana e l’Ossezia per lo sviluppo e l’aiuto dell’ospedale pediatrico di Beslan. «Il protocollo – ha spiegato Riccardo Nencini – prevederà, tra l’altro, collaborazioni per la formazione dei medici, per l’invio in Ossezia di macchinari ospedalieri e a valutare l’opportunità di curare in Toscana i bambini russi». Sarà anche ospitato in Toscana, agli inizi del 2005, un ragazzo ugandese di 17 anni, che è stato mutilato perché si è rifiutato di diventare un bambino soldato. Livorno, in mostra i «progetti di pace»«Cooperazione come linguaggio di pace» è il tema della mostra allestita nei giorni scorsi nell’atrio del Palazzo Comunale di Livorno per documentare la cooperazione internazionale dal 1999 ad oggi. Un impegno rivolto prevalentemente nei confronti dei bambini, dalla «Casa del pedagogo» a Cuba (per preparare insegnati di appoggio), ai numerosi interventi in ospedali, orfanotrofi e case protette della ex Jugoslavia, alle borse di studio per bambine in Nicaragua, al progetto «Celiachia» per i saharawi. Da ricordare anche il progetto del Liceo Enriquez e di un Liceo di Novi Sad in Serbia su tematiche della pace e della lotta alla droga. Gli studenti si impegnano per i bambini-soldatoIl parlamento degli studenti toscani, che si è insediato lunedì scorso a Firenze, ha preso un impegno per i bambini soldato della Sierre Leone. L’incontro si era aperto con la toccante testimonianza di monsignor Giorgio Biguzzi, vescovo di Makeni, da anni impegnato per «disarmare» i bambini e restituirli alla loro infanzia. «Non possiamo restare indifferenti – ha detto Matteo della Tommasina, studente dell’Itc Vasari di Figline Valdarno, che alla fine della seduta è stato eletto presidente del Parlamento – Lo sguardo terrorizzato ed interrogativo dei bambini ha sempre reso esplicito l’orrore che la guerra porta con sè. Organizzeremo delle iniziative in tutte le province e l’incasso servirà per progetti di reinserimento ed istruzione».

Sistema informativo della Cooperazione decentrata toscana

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