Arezzo

Crimini di guerra, 25 anni fa l’archiviazione dell’inchiesta

Il 20 luglio si era insediato al Trebbio il comando del 721° Reggimento di fanteria leggera appartenente alla 114a Jäger-Division, ovvero speciali reparti voluti da Himmler per contrastare la guerriglia titoista in Croazia.Qui uccisero sommariamente varie persone, a piccoli gruppi ed in date diverse. Non si trattò mai di azioni di rappresaglia, bensì di applicare la regola di eliminare i civili che fossero stati sorpresi in aree interdette, rappresentando una possibile fonte di informazioni per i comandi inglesi. In altre occasioni le fucilazioni riguardarono ostaggi che, essendo stati catturati nei rastrellamenti e costretti a lavorare (in stato di schiavitù) al completamento delle fortificazioni tedesche, avevano tentato la fuga. Appena entrati a Sansepolcro, gli inglesi insediarono un ufficio (la 78a sezione S.I.B. – Special Investigation Branch) per raccogliere le deposizioni di familiari e testimoni, incluse quelle di ra Pia Barni (che divenne, inconsapevolmente, l’elemento denunziante) e del parroco del Trebbio, don Duilio Mengozzi, incaricato dal comando britannico di identificare e dare sepoltura ai cadaveri rinvenuti nel territorio di Sansepolcro. In particolare don Mengozzi descrisse e diede un nome all’ufficiale di grado più elevato che deteneva il controllo delle varie operazioni condotte nella zona: il colonnello Lothar Berger. Lo stesso ufficiale, che nel marzo 1945 fu anche decorato con un’alta onorificenza al valor militare (le cosiddette «Eichenlaubes», cioè «foglie di quercia»), fu responsabile di una strage efferata compiuta il 27 novembre 1944 alle porte di Ravenna, alla Madonna dell’Albero. Qui, per pure esigenze strategiche, furono barbaramente uccise 56 persone, di cui 16 erano minori (compresi molti bambini di uno e due anni). Lo stesso proclama da lui pubblicato a Sansepolcro il 13 agosto 1944 fu ritenuto «criminale» in base a quanto stabilito dalle convenzioni di L’Aja e Ginevra. Ciò permise a molti dei reati citati di essere assimilati al crimine aggravato contemplato dal codice di procedura penale tedesco, e quindi di non cadere in prescrizione come previsto per l’omicidio semplice. Il lavoro svolto dagli inglesi fu eccellente e superiore a quello dei colleghi americani. Le testimonianze raccolte furono tradotte in tedesco e trasmesse, alla fine della guerra, alle procure militari competenti in Germania. Negli anni ’60 queste sollecitarono la magistratura militare italiana affinché inviasse ulteriori prove e da parte italiana non si fece altro che riesumare i vecchi incartamenti consegnandoli all’ambasciata tedesca. I mutati scenari politici imposero nuovi equilibri e nessun familiare delle vittime venne mai informato di qualche indagine in corso. Per quanto riguarda Sansepolcro, gli ultimi accertamenti furono condotti nel 1971, anno che coincise con la morte del colonnello Berger, seguita da quella di un altro indagato, il tenente Kurt Hermann Böker, avvenuta nel 1975. Altri militari non furono rintracciati o per loro, pur conoscendone i nomi, non fu possibile stabilire l’esatto grado di responsabilità. Dopo dieci anni l’inchiesta su Sansepolcro fu definitivamente archiviata, ma nel 1994 (con la scoperta a Roma del cosiddetto «armadio della vergogna») anche il suo fascicolo tornò alla luce e inviato, con altri 213, alla Procura militare di La Spezia, competente per i crimini nazifascisti commessi in Toscana, Romagna e Umbria.Andrea Bertocci