Toscana

Dal Concilio alla «Charta» Si fa strada un metodo ecumenico

di Riccardo BuriganaDirettore del CeDoMEI(Centro di Documentazione del Movimento ecumenico italiano)«L’impegno per il ristabilimento della piena e visibile comunione tra tutti i battezzati non si applica soltanto ad alcuni esperti d’ecumenismo; esso riguarda ogni cristiano, di ogni diocesi e parrocchia, di ogni comunità nella Chiesa. Tutti sono chiamati ad assumere questo impegno e nessuno può sottrarsi dal fare sua la preghiera di Gesù, affinché tutti siano una sola cosa. Tutti sono chiamati a pregare e ad operare per l’unità dei discepoli di Cristo». Con queste parole Giovanni Paolo II ha voluto sottolineare, ancora una volta, la centralità della dimensione ecumenica della Chiesa da vivere nell’esperienza quotidiana della testimonianza della fede.

L’occasione di questo intervento è stata l’incontro con i partecipanti del convegno internazionale, promosso dal Pontificio Consiglio per l’Unità dei cristiani, nel novembre scorso, per il 40° anniversario della promulgazione del decreto Unitatis reditegratio sui principi dell’ecumenismo del concilio Vaticano II. Tuttora il decreto rappresenta un punto irrinunciabile per coloro che hanno a cuore il dialogo ecumenico, ma è indubbio che l’impegno ecumenico di tanti cristiani ha arricchito e approfondito la tradizione viva delle comunità, aprendo al tempo stesso nuove prospettive per il dialogo tra cristiani di confessioni diverse. In questo orizzonte Giovanni Paolo II ha giocato un ruolo di primo piano con una serie di parole, scritti e gesti che hanno posto al centro della riflessione teologica e pastorale la costruzione dell’unità visibile della Chiesa, con la promozione di dialoghi e incontri a livello locale e internazionale.

Nel ripercorrere gli oltre 25 anni di pontificato appaiono ricorrenti gli interventi a favore dello sviluppo della dimensione ecumenica della Chiesa, talvolta anche insieme a un rinnovato impegno per la ricerca di un terreno comune di dialogo tra credenti di fedi diverse in nome della giustizia e della pace. Su un piano prettamente ecumenico, soprattutto negli ultimi anni, si osserva un’accelerazione di quel processo di consultazione teologica, sempre legata a una profonda attenzione per le ricadute pastorali che essa implica.

Tra i molti atti concreti mi sembra opportuno evocarne almeno due: la Dichiarazione comune sulla giustificazione e la Charta Oecumenica (22-04-2001). La firma della Dichiarazione comune sulla giustificazione, avvenuta il 31 ottobre da parte della Chiesa cattolica e della Chiesa luterana, ha segnato non tanto la conclusione di un processo lungo e articolato di un confronto su un tema tanto centrale nella teologia riformata, quanto l’elaborazione di un metodo ecumenico, quello del consenso differenziato, che ha aperto nuove prospettive alla riflessione ecumenica. La Charta Oecumenica (22-04-2001), consegnata ai giovani di Europa a Strasburgo il 21 aprile 2001, reca la firma dei cristiani d’Europa, dagli Urali a Gibilterra, passando per il Caucaso, che hanno voluto esprimere, in una forma chiara e uno stile evangelico, il comune impegno per la rimozione di un passato di silenzi e censure per un futuro nel quale il dialogo e l’ascolto siano le colonne portanti di una nuova società.

In questa stagione così ricca del dialogo ecumenico, nella quale non mancano certo le tensioni e, talvolta, le incomprensioni, la Chiesa in Italia ha offerto un contributo significativo quanto originale; infatti non va dimenticato che si deve proprio a un’iniziativa italiana, promossa da due vescovi (mons. Alberto Ablondi e mons. Clemente Riva) e da una laica (Maria Vingiani), l’istituzione della giornata per l’Amicizia ebraico-cristiana, che si celebra il 17 gennaio, alla vigilia della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio). Essa rappresenta un elemento fondamentale nel cammino ecumenico di ogni comunità, poiché esso non può non partire proprio da una riflessione teologica sul popolo eletto e sulla sua storia nei secoli.

Inoltre il più che decennale lavoro della Commissione mista cattolico-valdese ha consegnato ai cristiani due testi sui matrimoni interconfessionali, che rappresentano un utile strumento per ampliare la riflessione ecumenica in Italia, tanto più in un contesto religioso che ha visto modificare profondamente la sua composizione. Infatti accanto all’allargarsi di una comunità islamica, negli ultimi anni sempre più numerose sono state le presenze di confessioni cristiane orientali (ortodosse e greco-cattoliche), che contribuiscono a arricchire l’universo cristiano in Italia, favorendo sempre più l’impegno quotidiano a leggere e a rileggere le tradizioni di ogni comunità nella prospettiva della costruzione dell’unità visibile della Chiesa.

Il temaE’ un invito a fare un esame di coscienza individuale e collettivo il tema scelto quest’anno per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio 2005): «Cristo, unico fondamento della Chiesa» (Corinzi 3,1-23). La scelta del tema e il materiale redatto per la formulazione della Settimana sono quest’anno il frutto di un lavoro portato avanti dalle Chiese della Slovacchia. Come ogni anno, il «libretto» della Settimana – con il testo biblico di riferimento, l’introduzione teologico pastorale, le letture bibliche e i commenti proposti per ogni giorno della Settimana – è tradotto per l’Italia dal «Centro Pro Unione» che ha ricevuto questo incarico dal Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani (www.prounione.urbe.it/). La scheda: Le comunità cristiane nella nostra regioneIn Toscana sono presenti numerose comunità cristiane, che testimoniano diverse esperienze storiche. Infatti, oltre alla Chiesa cattolica romana, che costituisce la stragrande maggioranza dei cristiani, troviamo la Chiesa Valdese, le comunità battiste, anglicane e luterane, la cui presenza in Toscana risale in molti casi a oltre un secolo, pur con alterne vicende.

Di rilievo, sempre nell’ambito della tradizione evangelica, è la presenza della Chiesa Avventista del 7° giorno e dell’Esercito della Salvezza, mentre si stanno sempre più diffondendo le comunità evangeliche pentecostali, accanto alle Assemblee di Dio, che, talvolta, risalgono agli ’60. Per quel che riguarda gli ortodossi si deve notare che esistono delle comunità storiche di romeni, russi e greci, ma esse rappresentano una minoranza rispetto all’imponente fenomeno di uomini e donne (ucraini, albanesi, bulgari, moldavi e serbi), che sono giunti in Toscana negli ultimi anni. Un discorso a parte meritano i greco-cattolici, soprattutto gli ucraini, ampiamente diffusi in Toscana come in tante altre regioni in Italia, portatori di una tradizione assai significativae. Infine va segnalata una sempre maggiore presenza di confessioni cristiane africane, come i copti. Manca però ancora una «mappa precisa» di queste presenze, che, dati i fenomeni migratori in corso, sono anche in continua evoluzione.

Settimana ecumenica, tutti gli appuntamenti in Toscana

Charta Oecumenica (22-04-2001)