Toscana

Diminuito in Toscana il lavoro sommerso

di Ennio CicaliL’uso del lavoro irregolare in Toscana ha riguardato, nel 2002, 6 mila 866 persone. Il tasso del lavoro sommerso nella nostra regione è del 10,8%, ben di sotto a quello nazionale (14,2%) ed è diminuito di quasi due punti rispetto al 1995.

La più alta concentrazione di lavoro irregolare è stata rilevata nell’agricoltura e nel terziario, che rimangono comunque nettamente inferiori al valore nazionale. In particolare il primo è aumentato di oltre 5 punti tra il 1995 e il 2002, mentre il secondo è diminuito di 2 punti. Relativamente più basso il tasso di irregolarità dell’industria toscana che dal 5,4% del 1995 è passato al 4,4% del 2002. L’edilizia è il settore che si discosta maggiormente dal dato nazionale: nel 1995 era del 7,7% contro il 16,5 del resto d’Italia e, nel 2002, il 6,3 contro il 13,9.

La situazione toscana è oggetto di uno studio di Unioncamere Toscana, su dati Inps e Istat, che chiude il ciclo di ricerche sul sommerso, avviato nel 2001. Dalle ispezioni condotte dall’Inps presso le imprese della nostra regione si rileva che a partire dal 2000 la Toscana ha diminuito il ricorso al sommerso. I dati, inoltre, mostrano una relazione inversa tra la dimensione di impresa e l’uso del lavoro irregolare, mentre non emerge alcun effetto legato alla natura artigiana delle aziende. La media delle singole province si attesta più o meno sul dato regionale. Si discostano Arezzo e Siena, le più virtuose, mentre Prato è la «maglia nera» del sommerso.

Nella provincia di Arezzo hanno dato buoni risultati le iniziative volte a individuare le irregolarità. A questo vanno affiancate quelle iniziative delle istituzioni, come lo sportello per l’emersione e le politiche per l’immigrazione, favorendo l’integrazione degli immigrati, circa il 6% dell’intera popolazione, provenienti soprattutto d Albania, Romania, Nord Africa e Senegal. Il sommerso è pressoché assente nel settore orafo. Gli altri settori dove si segnala lavoro sommerso sono l’edilizia, i pubblici esercizi, i servizi alle famiglie e l’agricoltura.

Una minore propensione al sommerso si registra anche nella provincia di Siena dove i fenomeni riguardano l’impiego irregolare di manodopera extracomunitaria, di pensionati e studenti, categorie di lavoratori che rappresentano, per motivi diversi, un bacino «tradizionale» di offerta di lavoro irregolare in una provincia caratterizzata da elevati tassi di attività e da un basso tasso di disoccupazione. La particolare situazione di Prato ha una chiara relazione tra i cambiamenti socio–demografici, dovuti all’insediamento e alla crescita della comunità cinese, mutamenti della struttura produttiva e uso del sommerso, anche se non è infondata l’ipotesi, secondo la ricerca dell’Unioncamere Toscana, che la crescita degli ultimi anni sia spiegabile come una generalizzazione di pratiche da lungo tempo presenti nel distretto, derivanti principalmente dalla crescente pressione competitiva internazionale. Sono varie le sfaccettature del lavoro irregolare.

«L’Inps concentra le indagini sul lavoro dipendente, mentre è escluso il sommerso da lavoro indipendente, quello agricolo e il cosiddetto “grigio”, ovvero il pagamento fuori busta delle prestazioni di lavoro straordinario – spiega Alberto Baccini dell’università di Siena, che ha curato la ricerca –. È presumibile pensare che dal 2003 il sommerso sia tornato a crescere, a causa del cambio di clima politico dopo un triennio di tendenza forte all’emersione».