Toscana
Economia, la Toscana si barcamena
I dati inediti sul valore manifatturiero mettono in luce la produttività delle nostre imprese e in particolare il forte contributo delle piccole e medie imprese alla creazione di ricchezza. Quasi l’82% del lavoro aggiunto prodotto in Toscana proviene, infatti, dalle piccole e medie imprese, un dato nettamente superiore al valore nazionale: a Prato imprese realizzano in pratica tutto il valore aggiunto della provincia (99,5%), a Pistoia il 91,8, ad Arezzo l’84,7. In tutte le province si nota un forte peso delle piccole aziende (fino a 49 addetti) rispetto alle medie (50 – 249 addetti).
L’andamento del commercio estero è fortemente differenziato in relazione al contenuto tecnologico dei beni commercializzati. Massa Carrara con il 62,8% è al primo posto delle esportazioni di prodotti specializzati e hig tech, seguono Siena (61,9), Lucca (41,3) e Firenze (35,7). Il commercio estero della Toscana è fortemente orientato all’industria di tipo tradizionale.
La struttura produttiva della regione, fotografata a fine 2004, mostra un incremento nel numero di imprese di circa 6 mila 600 unità, con segnali di recupero rispetto ai due anni precedenti. Firenze ha registrato 2 mila 156 imprese in più, seguita da Lucca (+804 imprese), Pisa (+780) e Arezzo (+538). Tuttavia, l’incidenza media delle imprese iscritte per la prima vota alle Camere di commercio si registra in metà delle province toscane: Massa Carrara (54,7%), Siena ( 54,2), Grosseto (53,3), Lucca (52,8) e Pisa (52).
Consumi e investimenti ancora in flessione. «Questo vuol dire che gli imprenditori e le famiglie non hanno soldi o manca la fiducia spiega Stefano Casini Benvenuti dell’Irpet (l’istituto regionale di programmazione) . Non basta che aumentino le esportazioni, occorre che cresca anche la domanda interna che rappresenta il 70 per cento della produzione regionale». Dopo qualche timido segnale di ripresa, negli ultimi mesi la produzione industriale e, ancor più quella del comparto artigiano, sembrano segnare di nuovo il passo, consolidando l’ipotesi di un’industria in profonda crisi strutturale.
Il comparto dell’artigianato è senza dubbio quello che registra profonde difficoltà, come afferma CNA Toscana, che si definisce «inquieta», soprattutto in previsione dei valori di crescita del terziario non a valore aggiunto previsti negli scenari futuri.
A conclusione della discussione l’Irpet si chiede se sia possibile distinguere il settore terziario dal sistema produttivo industriale. Una distinzione fittizia in quanto la stessa industria chiede sinergie con il terziario per raggiungere i mercati, anche se non è da sottovalutare la posizione del cosiddetto terziario di «rendita».