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Giannarelli: Quel riso, ironia e sfottò tutti  toscani

Riso, ironia, sfottò: la maledizione di essere toscani» è il titolo della conversazione di Elena Giannarelli, che il 25 gennaio a Prato illustrerà uno dei caratteri distintivi di chi è nato e vive nella nostra regione. La propensione a sdrammatizzare anche le situazioni più disperate, a ridere di se stessi e degli altri, a cogliere con intelligenza il lato «ridicolo» delle cose, soprattutto le più seriose, rende la gente della Toscana un popolo davvero «speciale», che spesso non viene compreso dagli altri italiani.

Siamo davvero i «maledetti toscani» del celebre libro di Malaparte? La risposta si trova in opere letterarie di genere elevato e popolare, nelle pagine ingiallite di vecchi giornali, che raccontano cronache spicciole dei tempi che furono, nel patrimonio di leggende e storie di cui siamo ricchi. Così Dante e le sue invettive politiche, le rime su cipolle, panzanella, padelle di pittori un tempo affamati ed ora celeberrimi, Redi e il suo «Bacco in Toscana», la poetessa pastora del Pian degli Ontani che ne canta quattro ai potenti, gli scherzi di un quotidiano ai propri lettori, le risse di campanile, le disfide e gli sfottò fra paesi, le ironiche valutazioni dei santi patroni degli altri, le rime di anonimi «Pasquino» su eventi politici più o meno importanti, le storie dell’alluvione del 1966 forniranno una serie di testimonianze divertenti, ma tali da far riflettere.

E per finire si leggeranno stornelli e canzoni popolari, una delle quali, raccolta grazie alla testimonianza di una pratese doc, Nicla Rocchi, fa comprendere come sotto il nostro cielo perfino gli innamorati respinti siano capaci di guarire dal loro dolore con una salutare risata.