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Ma il Datini inventò la cambiale?

Seicento anni fa moriva Francesco di Marco Datini. Con Roberto Benigni – potremmo dire – è il pratese più famoso di ogni tempo. Già in vita (1330 circa-1410) fu uno dei più grandi mercanti; in morte è stato il più generoso benefattore che Prato ricordi, avendo lasciato la sua enorme fortuna, in mancanza di eredi, alla città; dopo la morte – per l’esattezza quasi cinque secoli dopo – è divenuto la più grande «fonte» mondiale della storia economica a cavallo tra Trecento e Quattrocento. Sì, perché il suo sterminato archivio (lettere, documenti, registri, campioni…), rimase miracolosamente inalterato e poi, nel Seicento, fu murato dentro una scala della sua dimora: questa fortunosa circostanza ne ha permessa la conservazione integra fino al suo ritrovamento e poi fino ai nostri giorni.

Di tutto questo, ma soprattutto della vita del Datini – che le lettere con la moglie ci restituiscono come in un vero quadro domestico – parlerà ai «Thè di Toscana Oggi» uno dei massimi esperti del grande mercante, la prof.ssa Diana Toccafondi. Il prossimo appuntamento pratese della manifestazione è per lunedì 26 aprile alle 16, presso il «Ridotto» del Teatro Metastasio (via Cairoli). Diana Toccafondi, che attualmente ricopre l’incarico di sovrintendente regionale agli Archivi, è stata per lunghi anni direttrice dell’Archivio di Stato di Prato, l’istituzione che conserva il patrimonio delle carte datiniane. A dare il là all’incontro sarà il titolo scelto appositamente: «Ma il Datini inventò la cambiale?». La studiosa «scioglierà» così simpaticamente anche il dubbio sull’antica leggenda che vuole il mercante all’origine del classico titolo di credito.

G.R.