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Savonarola e Prato: da Fra Bartolomeo a Pamela Villoresi
Figurine. Così vengono spesso considerate le immagini. Sono storica dell’arte, e quando partecipo a convegni di storici e filologi, i miei interventi vengono visti in genere per «alleggerire» temi molto specialistici. Come se, parlando di un personaggio, mostrarne la fortuna iconografica potesse apparire come una sorta di «album Panini». Ma le raffigurazioni di un personaggio ci dicono molto non solo sul suo aspetto (elemento non particolarmente significativo), ma sulla ricezione della sua figura, sia nel corso della vita che soprattutto in seguito.
Questa constatazione è ancora più valida nel caso di Savonarola: infatti raramente un personaggio storico ha avuto un così alto numero di raffigurazioni (ne ho raccolte in volume oltre 550) tanto contraddittorie e contrastanti tra loro. L’interesse dell’analisi della fortuna iconografica savonaroliana deve quindi essere individuata proprio in questo oscillare di valutazioni che lo riguardano: non si vogliono ricostruire i suoi lineamenti fisici, quanto utilizzare le immagini per comprendere i giudizi espressi su di lui nel corso del tempo. E proprio per dimostrare il culto ab immemorabili (cioè che è stato rappresentato ininterrottamente come santo), dal 1997 ho fatto parte della Commissione Storica istituita dalla Diocesi fiorentina in vista della Causa di Beatificazione.
Le immagini di Savonarola si possono classificare in gruppi: immagini in cui è rappresentato come un personaggio storico; raffigurazioni che gli attribuiscono gli attributi iconografici della santità o lo definiscono tramite iscrizioni «profeta, vergine e martire», perpetuando la «fama di santità»; immagini che lo mostrano come un eretico influenzato dai diavoli mentre compone le proprie opere; rappresentazioni che, per mezzo di iscrizioni o accostamento a determinate personalità, presentano il Frate come un precursore della Riforma protestante; opere realizzate nell’Ottocento da inserire nella tendenza della cultura romantica alla reintegrazione idealizzata del passato, ma anche altre che lo presentano come «martire della libertà»: un vero e proprio «martire laico» in un periodo di acceso anticlericalismo; raffigurazioni che si possono definire «rappresentative» nelle quali i tratti fisionomici non collimano, ma nelle quali Savonarola è celato dietro questa o quella figura allegorica. Savonarola è raffigurato come santo ininterrottamente in Italia come in Germania, dalla sua morte fino a oggi. Ma ugualmente è mostrato ancora in Germania come un eretico che scrive influenzato da diavoli.
Quello tra Savonarola e Prato è un rapporto stretto e duraturo, che verrà osservato soprattutto attraverso i ritratti del Frate, cominciando da quello, straordinario, realizzato da Fra Bartolomeo e che era tenuto da Santa Caterina de’ Ricci nella sua cella del convento di San Vincenzo. Ma molte altre memorie legano la città e Savonarola, in un vincolo che si è avvertito ancora nel 1998, quinto centenario della morte, quando la figura del domenicano è stata trasformata in una visione infuocata nella Viola di Prato. Omaggio a Santa Caterina de’ Ricci, atto unico per solisti e coro di Valeria Moretti che, con la regia di Pamela Villoresi, fu rappresentato nel coro del convento di San Vincenzo nei primi giorni del 1999.