Eventi: Via Francigena
La riscoperta del pellegrinaggio. Intervista a mons. Buoncristiani
Dieci anni dopo il Giubileo del Duemila la via Francigena si potrebbe dire con un gioco di parole sembra proprio aver imboccato la strada giusta. La Cei ha promosso l’associazione «Ad limina Petri» come punto di riferimento di tutto ciò che si sta muovendo in campo ecclesiale per questo settore. Cosa può rappresentare, quindi la Francigena dal punto di vista spirituale e pastorale? E come intendono valorizzarla al meglio i vescovi italiani?
Lo abbiamo chiesto all’arcivescovo di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino, Antonio Buoncristiani, competente della Francigena per conto della Conferenza episcopale toscana.
«Parlare della via Francigena dal punto di vista spirituale e pastorale non è semplice perché è necessario spiega Buoncristiani rifarsi anzitutto ad alcuni elementi simbolici che la secolarizzazione sembra, per lo meno, aver oscurato, pur essendo presenti in ogni esperienza spirituale umana di ogni Religione. Perché per ciascun uomo la vita è sempre un cammino da percorrere che ha un suo inizio, le sue soste e una méta da raggiungere, con la conseguente fatica del camminare, il sollievo del riposo e la soddisfazione gioiosa del traguardo raggiunto. In tal senso il pellegrinaggio è parte integrante dell’Ebraismo (Gerusalemme) e dell’Islamismo (la Mecca), come anche dell’Induismo, del Buddismo e di quasi tutte le esperienze religiose che riconoscono come sacri alcuni loro luoghi. Tutto questo è ancor più vero per il Cristianesimo che in Cristo stesso, e in tutto quanto gli si riferisce, anche indirettamente, individua la via da percorrere e la méta da raggiungere. Gesù si è presentato come: la via, la verità e la vita, ed è in queste parole che si può definire il pellegrinaggio cristiano nel suo significato più profondo. Qualsiasi tipo di pellegrinaggio ha in sé la possibilità di un’occasione straordinaria per un viaggio interiore che ti offre il modo di esprimerti ed anche di leggerti e riconoscerti in profondità, cercando quelle risposte agli interrogativi fondamentali della vita che possono e debbono avere una risposta per farti individuare alcune certezze o almeno concederti maggiore serenità con se stessi. Anche per me come per il Presidente Enrico Rossi si tratta di un piccolo, grande sogno che può parlare al cuore dell’Europa e della sua civiltà; ma solo se impostato correttamente, pur in tempi lunghi, potrà anche essere un grande volano di rilancio del turismo sostenibile nel nostro paese. Per quanto si riferisce alla Chiesa Italiana, per una adeguata valorizzazione della via Francigena, ci è richiesto un vero e proprio progetto pastorale in modo che questa secolare tradizione di pellegrinaggio, che sta inaspettatamente risorgendo da un lungo oblio, sia salvaguardata nella sua specificità di ricerca spirituale, non limitata ad una esperienza solo naturalistica e turistica, quindi facilmente utilizzabile a fini economico-commerciali, specie se la bellezza del paesaggio è arricchita da prodotti tipici. Per raggiungere il suo scopo principale non ci si può limitare agli aspetti di definizione territoriale e di strutture logistiche adeguate. Chi la percorre e vi sosta non ha bisogno solo di indicazioni viarie e di luoghi di ospitalità, ma anzitutto di trovarvi accoglienza, ascolto paziente e, spesso, anche consiglio umile ma adeguato alle domande interiori che il viandante sta portando con sé, magari senza neppure rendersene conto. L’impegno che ci è richiesto è anzitutto quello di formare Comunità ospitali che ne intuiscano il significato e l’importanza, cercando di trasmettere con discrezione il messaggio cristiano in una testimonianza di serietà e di serenità».
Il territorio senese è certamente uno dei più suggestivi e significativi tra quelli attraversati dall’intero percorso della Francigena, e Siena è anche all’avanguardia nello sviluppo e nella promozione della via. Cosa significa questo per voi, sia come comunità ecclesiale che civile?
«Senza alcun spirito di parte, ritengo che la città di Siena ed il suo territorio provinciale possano davvero rivendicare una qualche primogenitura, non intesa retoricamente con orgoglio cittadino ma piuttosto come doveroso proposito d’impegno. Perché chi vuol comprendere la straordinaria suggestione e bellezza artistica di questa nostra Città, definita correttamente figlia della strada per la sua collocazione viaria allora strategica, non può mancare di riferirsi alla sua storia che, soprattutto nei primi secoli del trascorso millennio ha segnato l’intero territorio con monumenti unici, a partire dai complessi monastici di San Galgano e di Sant’Antimo sino alle molteplici pievi romaniche, contribuendo in prima linea a costruire una civiltà e una cultura di grande spessore e risonanza internazionale. Siena nei secoli XIII, XIV e anche XV, con i suoi 40-50.000 abitanti, era una vera e propria città europea. È per questo che qui non si può fare a meno di respirare un esempio tipico delle antiche radici cristiane d’Europa. L’importanza della città attirò anche insediamenti religiosi di grande rilevanza, che ci arricchirono culturalmente e spiritualmente e non mancarono di produrre grandi risultati di santità, anche per il contrasto con una società caratterizzata dal benessere finanziario ma anche, inevitabilmente, da notevoli e sofferte disparità sociali ed economiche. Elencarne gli innumerevoli protagonisti sarebbe troppo lungo, e debbo limitarmi a precisarne la diffusione in tutto il territorio, nel quale si erano costituite le varie Istituzioni Comunali, con i propri Patroni santificati dall’unanimità della devozione popolare: Colle Val d’Elsa con Sant’Alberto di Chiatina, San Gimignano con Santa Fina, Poggibonsi con San Lucchese, considerato il primo Terziario Francescano; ai quali non si può mancare di aggiungere San Galgano con la sua spada nella roccia e San Bernardo Tolomei, nobile senese, fondatore del Monastero di Monte Oliveto. Tra tutti emergono, per dottrina e rilevanza internazionale, data la loro incisività anche nella storia sociale, il predicatore itinerante francescano Bernardino da Siena (1380-1444) e soprattutto Caterina Benincasa (1347-1380) designata autorevolmente, per la sua dottrina mistica e per la singolare azione politica di pacificazione tra il Papato e le varie Signorie italiane e Regni d’Europa, come Compatrona di Roma, d’Italia e d’Europa. A tale riguardo Santa Caterina potrebbe davvero essere considerata Patrona anche della Francigena per averla percorsa come itinerante verso Avignone e poi a Roma nella sua opera di consiglio ai Pontefici del suo tempo. Qui a Siena, capitale della Repubblica, le tradizioni religiose si sono intrecciate con la costituzione di importanti istituzioni sociali ancora esistenti. Da quanto appena accennato, risulta chiaramente la nostra vocazione innata di pellegrinaggio e di turismo religioso che non deve ridursi ad un solo fatto culturale ed economico, ma essere sorgente di riflessione e di ispirazione a far tesoro delle nostre radici morali e spirituali, cercando di farle conoscere ed apprezzare agli innumerevoli visitatori, ma anzitutto agli attuali concittadini che, troppo spesso, non sembrano essere pienamente coscienti del patrimonio culturale che è stato loro affidato dalle generazioni passate con il dovere di trasmetterle a quelle future. Purtroppo, sino ad ora, abbiamo solo un grande numero di turisti di passaggio troppo rapido e un piccolo numero di ammiratori, soprattutto stranieri che vi sostano più a lungo. E non siamo attrezzati adeguatamente se non ad enumerare monumenti ed artisti, senza essere capaci a spiegare e far comprendere lo spessore di una storia culturale e religiosa così ricca di suggestioni e di ispirazione valida anche per il nostro tempo. Qualcosa si sta certamente facendo, ma è ancora ben poco nei confronti di quanto si dovrebbe e potrebbe fare. A tale riguardo è notevole e significativo l’impegno del Sindaco di Monteriggioni, Bruno Valentini, che già da tempo sta facendo tutto il possibile per valorizzare l’antico complesso monastico di Badia a Isola».
Nel 2010 si è celebrato l’Anno Santo compostelano, nel 2011 il “camino” di Santiago con tutta probabilità sarà nuovamente percorso da molti giovani che magari approfitteranno della concomitanza con la Gmg di Madrid. Per noi la prossima occasione «ufficiale» è ancora lontana nel tempo, sarà il Giubileo del 2025. Come si immagina quell’anno, con la via percorribile in tutta sicurezza e dotata di adeguate strutture di accoglienza?
«Più volte ho evidenziato la previsione di tempi lunghi, ma non voglio mancare di fiducia e di speranza. Il camino di Santiago si è prodotto nei secoli e non in poco più di un decennio. Dobbiamo guardare avanti, non stancandoci nel proseguimento anche se lento di un progetto nel quale crediamo. È già fondamentale iniziare con serietà e con chiarezza d’intenti, perché, da sole, non saranno né la via percorribile in tutta sicurezza e neppure le strutture di accoglienza a dare nuova vita ad una tradizione secolare che esige anzitutto la linfa vitale dei Pellegrini che sceglieranno di percorrerla per una personale esperienza spirituale e per l’attrazione delle bellezze storico-artistiche e naturali. Ciò che ci rassicura, pur in tempi di rapidi cambiamenti e di disorientamento, è l’esigenza sempre più sentita di esperienze che segnano la vita».
Marco Lapi