Eventi: Via Francigena
Liberi tra i liberi, ovvero pellegrini
di Monica D’Atti
Per la prima volta in Italia si sta compiendo un pellegrinaggio giudiziale, strumento alternativo al carcere ripescato dalla memoria dell’eredità antica, così come potevano fare certi pellegrini di un tempo. Fu infatti uso, in vari periodi della storia e in vari luoghi, l’imposizione di un pellegrinaggio espiatorio per chi aveva commesso reati. A risarcimento della colpa era disposto il cammino verso un luogo santo e il successivo ritorno in patria con l’attestato del compiuto pellegrinaggio.
Questa occasione offerta aveva varie finalità tra le quali l’allontanamento dal contesto civile per un certo periodo della persona «turbolenta»; poi le durezze del viaggio che si sarebbero dovute affrontare con sacrificio potevano garantire quasi sempre l’insorgere di un sentimento di purificazione in colui che si trovava in cammino.
Però l’aspetto che credo sia il più importante è quello del recupero della libertà e insieme della dignità della persona. Essere pellegrino è una dimensione di libertà estrema. Nessun vincolo si frappone tra il pellegrino e la meta del suo cammino. Una volta deciso il viaggio, una volta compiuto il primo passo verso la meta, la strada diventa un luogo di libertà. Certo la fatica, gli imprevisti, i problemi fisici, l’ospitalità non accogliente, possono essere motivo di temporaneo disagio, ma il pellegrino nella sua sostanza è un uomo libero tra i liberi: il più libero. Pochi vincoli lo tengono legato. Nel suo zaino può mettere l’essenziale liberandosi del sovrappiù, può percorrere la sua strada senza dipendere dai percorsi imposti tagliando, se vuole, per campi (per ager). Può fermarsi dove trova e dove vuole, libero di raccogliere dalla buona mano della Provvidenza ciò che di necessario gli manca.
Il pellegrino altresì è una persona con una dignità particolare: non è più solo una persona degna, ma è una persona che alla sua partenza viene insignita di una dignità ancora più esclusiva in virtù del riconoscimento di uno status particolare che lo distingue. Questo ruolo accompagna chi si mette in cammino e lo aiuta a superare il timore di essere indicato come un malfattore invece di essere riconosciuto come una persona. Questo perché ora si è un pellegrino che è di più, è oltre. Non esiste più l’uomo di prima, esiste il nuovo uomo. «Sorga un cavaliere», diceva la formula dell’investitura dei cavalieri antichi. E con il rito di vestitura dell’uomo in partenza sorge un pellegrino.
Giuseppe, Marco, Nicola, Antonio, Salvatore, Franco, ora che questo cammino volge al termine, che la scommessa è stata vinta, passo in rassegna i vostri volti. Nella memoria tanti momenti forti, di quelli che ben conosco, che tutti i pellegrini vivono, però diversi ogni volta perché diverse sono le persone, diverse le loro storie, diverso il disegno che la Provvidenza custodisce nel suo cuore nella speranza che ciascun uomo si volga a Lei. Roma è alle porte, all’arrivo le nostre strade si divideranno, ma il cammino continua. A voi la libertà del viandante che può scegliere tra la vecchia strada e quella nuova, a voi la forza del pellegrino che chiamato dalla meta non trova ostacoli per arrivare lì dove c’è per lui un posto di pace. Buon cammino e ultreya, semper!
Un’iniziativa sulla scia delle esperienze di Belgio e Spagna
L’iniziativa è nata dalla collaborazione tra Paolo Caucci von Saucken, Rettore della Confraternita di San Jacopo di Compostella, la Casa di Reclusione Rebibbia e il Tribunale di Sorveglianza di Roma nell’ambito del lavoro da tempo intrapreso dalle due istituzioni, fortemente orientate a realizzare iniziative che possano favorire il processo di revisione e reinserimento dei detenuti. Per la prima volta in Italia, sulla scorta di quanto accade in altri Paesi, un piccolo gruppo di detenuti ha compiuto un’esperienza di pellegrinaggio: un cammino sulla Francigena di 168 chilometri, da Radicofani a Roma.
La Confraternita di San Jacopo di Compostella ha messo a disposizione il proprio supporto culturale e organizzativo e i detenuti, usufruendo dei permessi premio loro concessi ai sensi dell’articolo 30 ter dell’Ordinamento Penitenziario, hanno affrontato insieme ai loro accompagnatori Monica D’Atti, Maurizio Ciocchetti e Paolo Canepari, disagi e difficoltà; a loro sono stati offerti ospitalità e ricovero in ogni tappa del cammino: Radicofani, Acquapendente, Bolsena, Viterbo, Sutri, Campagnano, La Storta. A Roma sono stati accolti da don Bruno Vercesi che a San Pietro ha consegnato loro il Testimonium ad attestazione dell’avvenuto pellegrinaggio.
Infine presso lo Spedale della Provvidenza in via Galvani 51 la Confraternita li ha accolti insieme ai loro familiari e rappresentanti delle istituzioni. Sulla scia dell’esperienza di Belgio (dove l’associazione Oikoten opera dal 1982) e Spagna, dove il cammino verso Santiago di Compostela fa parte del programma penitenziario per i detenuti minorenni, l’iniziativa, la prima in Italia, ha un alto valore morale e sociale ed è stata realizzata con la speranza che l’esempio possa essere ripetuto anche lungo altri percorsi e che il cammino a piedi e la possibilità di misurarsi con la fatica, l’impegno, l’accoglienza, la solidarietà, possa diffondersi come percorso rieducativo dei detenuti e tappa del loro reinserimento nella società.