Eventi: Via Francigena
Pellegrini di Altopascio, concluso il cammino
Circa cinquanta Pellegrini della Francigena di Altopascio, guidati da Renzo Malanca, hanno concluso lunedì 27 giugno all’Ospizio del Gran San Bernardo il pellegrinaggio iniziato due settimane prima a Reims, ultimo tratto mancante alla copertura dell’intero itinerario da Canterbury a Roma e a Gerusalemme.
L’associazione, che raccoglie anche membri di altre regioni, dalla Lombardia alla Calabria, ha celebrato l’avvenimento sabato 25, alla vigilia delle due tappe finali e più impegnative, nella stupenda Abbazia di Saint-Maurice, grazie all’ospitalità dell’abate monsignor Joseph Roduit, anch’egli più volte pellegrino.
Tra i presenti cui è stata consegnata una pergamena ricordo, oltre allo stesso abate, il presidente dell’Associazione Europea delle Vie Francigene Massimo Tedeschi, il suo vice, nonché assessore alla cultura e al turismo del Comune di Altopascio Nicola Fantozzi e anche noi di Toscana Oggi, che volentieri abbiamo raccolto l’invito di Renzo, grati per averci fatto conoscere da vicino una compagnia così simpatica e motivata, dove certo non manca l’allegria ma al tempo stesso viene dato il dovuto spazio alla preghiera e al silenzio. Non a caso il cammino del giorno seguente è stato preceduto dalla Santa Messa officiata da monsignor Roduit nel luogo del martirio di San Maurizio.
Abbiamo poi avuto il piacere di accompagnare i pellegrini nel loro primo tratto di cammino verso Bourg-Saint-Pierre, fino alla suggestiva cappella di Saint-Jean dov’era giunto per officiare la Messa il parroco di Orsières padre Klaus Sarbach, egli pure presente la sera precedente all’Abbazia. Martedì, durante il viaggio di ritorno verso Altopascio, i pellegrini sono stati infine accolti da un altro loro amico, il sindaco di Etroubles Massimo Tamone.
Per dare l’idea dello spirito che ha animato il pellegrinaggio pubblichiamo volentieri questa testimonianza che ci era stata inviata da Besançon.
Marco Lapi
La Messa prefestiva, per noi pellegrini, è anche l’occasione per sondare quanto sia viva la fede in Europa, e quanto ancora contino le nostre comuni radici cristiane.
Besançon ha dato una risposta di fervore religioso e una testimonianza di accoglienza e di grande gentilezza. Quando Renzo , nella sacrestia della Chiesa di Saint-Pierre, ha chiesto di poter leggere all’altare un brano sacro, il sacerdote ha acconsentito subito ed è rimasto piacevolmente interessato nell’ascoltare la nostra storia di pellegrini a piedi sulla Francigena, da Canterbury a Roma e a Gerusalemme. Nel giorno della Festa della Santa Trinità, la prima lettura riguarda l’incontro di Mosè con Jahvè sul Monte Sinai; Jahvè si rivela misericordioso e lento all’ira, e Mosè gli dice: «Signore, siamo un popolo dalla testa dura, ma tu rimani in mezzo a noi, ti vogliamo appartenere». Alla Messa di Saint-Pierre questo brano è stato letto in francese da una di noi, «Suor Sigerica», al secolo Laura, non senza momenti di commozione.
All’omelia il sacerdote, con un linguaggio chiaro e comprensibile, ha parlato del nostro pellegrinaggio, così impegnativo e originale, ed ha annunciato che, con la sua comunità, anche lui farà nei prossimi giorni un percorso a piedi da Besançon a Pontarlier sulla via Francigena. La vera sorpresa però è stata una giovane e bella ragazza, che con voce stupenda, educata da anni di studi musicali, ha guidato la comunità in canti religiosi. Ebbene, questa giovane è riuscita a far cantare in francese anche una buona parte di noi pellegrini; dopo la messa si è voluta trattenere con alcuni di noi, insieme ad un’altra ragazza, una catechista che nella vita fa l’infermiera: ambedue di nome Therèse, erano tanto interessate e non si stancavano di parlare. Questo incontro è stato una bella e rassicurante risposta sul futuro dei giovani. Anche altre persone hanno voluto conoscerci e parlarci, nonostante qualche difficoltà di comprensione.
La chiesa di Saint-Pierre è stata costruita dopo il 1780 e la rivoluzione francese ne ha interrotto il progetto iniziale. Si tratta di una chiesa a croce greca, cioè a pianta centrale, con quattro alte colonne di granito di stile corinzio, che ricorda i canoni rinascimentali. È interessante il quadro del pittore Martin de Vos «La Resurrezione di Lazzaro», proveniente dalla collezione Granvelle. Besançon, la Vesonzio dei Galli Sequani, si trova in una eccezionale posizione strategica, rinchiusa com’è da tre lati dal fiume Doubs. Occupata da Giulio Cesare nel 58 a.C., fu elevata a rango di colonia per volere di Marco Aurelio e cristianizzata nel III secolo. Le sue radici romane e cristiane sono alla base, crediamo, delle nostre affinità culturali con i francesi.
I Pellegrini della Francigena