Eventi: Via Francigena
Percorso e segnaletica, dibattito aperto
La lettera di Mario Lupi pubblicata la scorsa settimana ha provocato reazioni di segno contrapposto, inducendoci a esprimere alcune considerazioni anche di carattere generale a oltre sei mesi dall’inizio del nostro «cammino». Ecco due lettere e la nostra risposta.
Condivido pienamente la necessità di realizzare tale guida perché il pellegrino ha necessità di consultare frequentemente una carta dettagliata per vari motivi:
– sapere costantemente dove si trova;
– cosa lo aspetta nel proseguire il cammino (salite, attraversamenti di strade o fiumi, centri abitati, punti di ristoro, fontane, negozi, farmacie, chiese…;
– sapere cosa si trova nei dintorni (montagne, castelli, ruderi, chiese,…) per non camminare come chiusi in uno scafandro, magari ascoltando con l’auricolare i messaggi del navigatore (!?).
Quando non c’erano guide in tal senso, io ne ho fatta una, ma ora con la definizione del Mibac, è decisamente necessario provvedere.
La Provincia di Parma ne ha già realizzata una con una ottima scala e dettagli, con carta plastificata, per il tratto Fidenza-Lucca: se ogni regione, dal Monginevro e dal Gran San Bernardo facesse altrettanto, sarebbe un grande aiuto ai pellegrini!
Queste cose e quanto dice Mario Lupi, vengono sollecitate dai pellegrini che camminano e gli amministratori locali, che non possono fare altrettanto per vari motivi, ne tengano conto seriamente e provvedano: sono anni che sentiamo dire che la segnaletica è in fase di completamento! Anche quando questa sarà messa in opera, la guida cartografica, sarà comunque utilissima per i motivi suddetti.
Complimenti al vostro settimanale che in ogni numero tratta l’argomento Via Francigena con chiarezza e competenza!!
Luciano Pisoni
Anche lì è arrivato il movimento degli indignados. Ci si indigna per un cammino sempre più in mano ad amministratori che cercano solo il risultato economico-turistico, un cammino sempre più deturpato dalla edificazione selvaggia e sempre più scippato ai pellegrini e svuotato di senso.
Così in Italia forse è giunto il tempo di alzare anche noi il nostro grido: siamo indignati!
L’ultimo spunto, l’ultima goccia arriva dalla lettera scritta dal consigliere Mario Lupi, che in verità pensavamo diverso, apparsa su Toscana Oggi del 17 luglio (Atvf propone l’osservatorio sulla Francigena toscana) .
Con toni molto accalorati vengono richiamati due punti della Via nel tratto senese: il bel lavoro di Quinciano e il problema della brutta nuova via in costruzione sotto il Borgo Vecchio di Malamerenda. Sembrerebbe una segnalazione di due punti problematici della VF, sullo stato di qualche centinaio di metri all’interno dei 900 chilometri della Via Francigena.
In verità, tra le parole, sembra celarsi qualcosa che ci ha spaventato molto e ci pone forti interrogativi. C’è l’evidente intenzione di appropriarsi di un cammino che negli ultimi 15 anni i pellegrini hanno costruito e metterlo ora sul banco degli imputati, per consegnarlo poi nel pantano dei comitati di affari e di esperti locali e infine nel tritacarne delle strutture di coordinamento.
C’è anche, in uno scenario da Fahrenheit 451, una dichiarata quanto anacronistica intenzione di epurare libri e guide che non aderiscono a quanto stabilito dall’alto, che riportano idee e punti di vista differenti da quelli «ufficiali».
Sicuramente non c’è il desiderio di mettersi sulla strada per capire perché una via è rinata senza contributi pubblici, ma solo dalla gratuità e dalla dedizione di tante persone che si spendono volontariamente su 900 chilometri di cammino, che segnano una via possibile, che la «curano» costantemente insieme ai pellegrini segnalando anche attraverso un sito internet (www.guidafrancigena.it) variazioni, problemi contingenti e soprattutto soluzioni, che ospitano tutte le sere chi passa, che percorrono la via accompagnando storie di vita che mai prima d’allora avevano avuto la possibilità di fare un’esperienza del genere (vedi pellegrinaggio giudiziale di inizio giugno).
Non c’è il desiderio di incontrare questi pellegrini e chiedere loro perché hanno scelto quel percorso piuttosto che un altro; perché da anni bussano alle porte dei potenti senza ricevere mai risposte e continuano comunque a fare da soli. Non c’è il desiderio di condividere con loro la cena negli ospitali e capire cosa li anima, cosa non li fa fermare mai.
Si parla di eliminare il pellegrinetto giallo, il simbolo usato da 6 anni per segnare tutta la Via Francigena dal Monginevro a Roma, «scippatoci» ora in modo poco elegante da qualcuno e per di più colorato di nero, l’ultimo colore che avremmo voluto vedere applicato sul nostro amico. E anche questo ci provoca indignazione.
Invece di mettere il territorio al servizio dei pellegrini si continua a voler mettere i pellegrini al servizio del territorio. I pellegrini visti come risorsa, come fonte di ricchezza e basta.
Perciò siamo convinti che l’azione dei volontari rimarrà ancora l’unica azione realmente utile e credibile fino a quando non cambierà la prospettiva e non si considererà il pellegrinaggio anche come una dimensione da incontrare veramente conoscendo e riconoscendo i volti di chi la rappresenta: una realtà per la quale spendersi veramente e non solo a parole o con piccole azioni di propaganda.
Resteremo ignorati, avversati e reietti perché non sediamo alla tavola dei «potenti» dai quali escono solo fiumi di parole, lunghe note spese e progetti mai completati. Lo sappiamo, ma gli oltre 10.000 lettori e pellegrini che hanno ritenuto interessante e affidabile la nostra esperienza/proposta continueranno a rivolgersi a noi sapendo di trovare soluzioni, conforto e compagnia lungo la Via.
Le due lettere che pubblichiamo su questo numero, unitamente a quella di Mario Lupi (Atvf propone l’osservatorio sulla Francigena toscana) ricordata da entrambe e ad altre segnalazioni raccolte a voce, oltre che a ringraziare Luciano Pisoni per i complimenti, ci inducono non solo a soffermarci un attimo sugli argomenti toccati ma anche a esprimere, a sei mesi e passa dall’inizio del nostro «cammino» giornalistico sulla Francigena, alcune considerazioni che riteniamo opportune e che vogliono essere semplicemente un ulteriore spunto al dialogo e al confronto. Lo facciamo togliendo a malincuore spazio al ricco convegno di giovedì 14 e venerdì 15 luglio organizzato al Santa Maria della Scala dalla Provincia di Siena, eccellente esempio di come sia possibile, a livello istituzionale, mettere insieme soggetti diversi per migliorare e promuovere a tutti i livelli la Via: d’altronde la stessa Provincia di cui il vicepresidente Pinciani ha rivendicato il diritto ad esistere, contro l’attuale spinta abolizionista, per ciò che ha dimostrato di poter fare è sempre stata all’avanguardia su tale obiettivo, grazie al gruppo di lavoro coordinato da Paola d’Orsi. D’altra parte dialogo e confronto sono stati fin dall’inizio anche il nostro obiettivo, portato avanti con i forum ma anche attraverso l’apertura di questa nostra pagina a qualsiasi contributo in merito, e dopo sei mesi ne siamo ancor più convinti. Da subito, infatti, ci siamo accorti della confusione di ruoli se non addirittura della contrapposizione di obiettivi sul tema Francigena, e abbiamo salutato con favore il rinnovato impegno della Regione Toscana, capofila del progetto di promozione della Via, assunto dallo stesso presidente Enrico Rossi fin dalla stesura del suo programma elettorale e concretizzatosi nell’affidamento di un incarico ad hoc al dirigente Giovanni D’Agliano. Che a pochi mesi dall’inizio del suo mandato può comunicare, come ha fatto a Siena, la sostanziale percorribilità in sicurezza di tutto il tratto toscano.
I problemi però restano molti. Nonostante gli indiscutibili passi avanti la Francigena, invece che strada di pace, rischia di divenire troppo spesso terreno di scontro e non solo di confronto anche aspro, che va benissimo tra associazioni, istituzioni, storici e pellegrini, se non addirittura all’interno di queste stesse componenti, prova ne sia tra l’altro il recente sdoppiamento tra Veglie Francigene, promosse quest’anno dall’associazione AttuttAmbiente, e Via Francigena Festival, che fa invece capo all’Associazione Europea delle Vie Francigene e a Civita. Non entriamo nei dettagli; chi volesse saperne di più sui programmi può visitare, rispettivamente, i siti www.vegliefrancigene.it e www.viafrancigena.eu. Sottolineiamo invece la mancanza di un coordinamento effettivo a livello nazionale (quel coordinamento che Lupi, nella sua lettera, rivendica per la Toscana all’Atvf, ma che dovrà essere comunque definito e condiviso con la stessa Regione) o quantomeno un tavolo permanente di confronto come proposto dalla europarlamentare Silvia Costa, stante la mancanza, in questo momento, di un ruolo forte da parte del Governo. Si sconta probabilmente anche l’errore di aver voluto determinare, a livello ministeriale, un itinerario ufficiale a prescindere dal confronto con chi quel cammino lo aveva studiato e percorso da tempo e ne aveva quindi grande esperienza. Poco male, comunque: l’importante è che questo stesso itinerario sia considerato non un totem ma un nuovo punto di partenza e di riferimento per un work in progress, come ha dimostrato ancora una volta la stessa Provincia di Siena individuando e «imponendo», anche al Ministero, varianti più sicure ed economiche.
Quanto alle diatribe sulle guide, sulla liceità di quelle non ufficiali e sull’esigenza di una nuova pubblicazione basata invece sul percorso ministeriale con eventuali varianti, riteniamo possano essere ulteriore oggetto di confronto e approfondimento tra i soggetti interessati, nella speranza di poter arrivare prima o poi a un itinerario condiviso e, perché no, anche a un logo che metta tutti d’accordo. Non crediamo però che si possa, in ogni caso, continuare a non tener conto delle ragioni e dei suggerimenti di una Confraternita, quella di San Jacopo di Compostella, che festeggia quest’anno il suo trentennale di impegno gratuito e costante lungo le vie di pellegrinaggio, ma che è stata finora troppe volte ignorata. Certo ci vorrà da parte di tutti una disponibilità all’ascolto reciproco, che superi la considerazione degli altri come «controparti» lontane mosse da altri interessi.
Intanto, la stessa iniziativa di segnalare per intero la Via attuale, promossa da Alberto Conte e coordinata con grande passione da Cristina Menghini, non ha mancato di provocare diffuse perplessità e malumori. Un altro esempio di come comunicazione e confronto siano importanti e della necessità che il «gettare il cuore oltre l’ostacolo», come ha affermato Conte a Siena presentando l’iniziativa, non si trasformi nel gettarlo, tra l’altro, al di là di chi da sempre si occupa di segnaletica e da anni cerca di dare un contributo anche per la Francigena. Sulla quale, pur con tutta l’urgenza di portarla all’altezza del Cammino di Santiago, è bene ricordarsi che si deve camminare e non correre.
Da parte nostra, proprio sul tema della segnaletica, cercheremo di dare un contributo ancora maggiore al dialogo e al confronto con il prossimo forum, modificandone il format: non più una tavola rotonda con cinque «addetti ai lavori», ma un’assemblea aperta ovviamente moderata a chiunque voglia partecipare e intervenire su questo tema. Dettagli e data, ancora in via di definizione, saranno comunicati dopo la pausa estiva del settimanale.
Marco Lapi