Eventi: Via Francigena
Varianti, per Siena scommessa già vinta
di Marco Pieraccioli
Messa in sicurezza del percorso; ospitalità povera; valorizzazione del patrimonio storico. Alessandro Pinciani, vicepresidente della Provincia di Siena, non ha dubbi: è su questi tavoli che si giocherà il futuro della Via Francigena. Una partita complessa ma che potrebbe risultare determinante per il rilancio definitivo di una tra le vie di pellegrinaggio più antiche d’Europa. La sfida arriva direttamente da Siena dove, a partire dal 2006, l’amministrazione provinciale sta mettendo in atto un piano per risollevare la Via Francigena e contestualmente il territorio circostante. Di passi avanti, in questi anni, ne sono stati fatti tanti: dall’apertura dei primi cantieri, all’approvazione di quindici varianti, oltre alle innumerevoli correzioni approntate al tracciato, solo per citare i più significativi.
Ad ispirare ogni azione intrapresa quel principio fondamentale che lo stesso Pinciani riassume così: «Il futuro della Via Francigena passa dal rispetto e dalla tutela della sua natura spirituale». Considerazione banale? Sottolineatura superflua? Niente di tutto questo. Se ormai da tempo, in molti ambienti, si fa un gran parlare della Via Francigena, non sempre questo a onor del vero sta avvenendo nei modi più corretti: «La Via Francigena non è una strada dell’olio, o un percorso di trekking come purtroppo talvolta si sente dire ribadisce con determinazione Pinciani ma è una via di pellegrinaggio che ha una propria identità spirituale e devozionale. Se non capiamo questo concetto e non lo teniamo bene a mente, è inutile parlare della Via e del suo futuro».
Prima di tutto dunque, il rispetto profondo della Francigena; poi, la messa in opera degli interventi principali: è così che fino ad oggi ha operato la Provincia di Siena. Un lavoro incessante e capillare che negli ultimi anni ha subito un’accelerata decisiva. La svolta arriva nell’ottobre del 2008 quando la Provincia di Siena istituisce ufficialmente un gruppo di lavoro interno formato dall’arch. Paola d’Orsi, dal dirigente alla cultura De Martinis e da quello ai trasporti Ferrari, i quali successivamente, vengono affiancati dagli assessorati al turismo e ai lavori pubblici. Ma se in questi anni a cambiare è stata la squadra operativa, a rimanere invariate sono state le priorità dettate dall’agenda di lavoro. «Fin da subito abbiamo capito che la valorizzazione della Via Francigena non poteva che coincidere con la messa in sicurezza del percorso. E ancora oggi siamo convinti che questa sia la strada giusta da percorrere. Procederemo con l’installazione della segnaletica infatti, solamente dopo aver risolto le criticità riscontrate sul tracciato. Al momento, lungo il tratto provinciale della Via Francigena, sono già attivi cinque cantieri. Ma questo è solo l’inizio». L’obiettivo ormai è dichiarato: consegnare ai pellegrini una strada sicura, lontana da insidie e pericoli. Possibilmente in tempi brevi. «Centoventi chilometri, circa un quarto dell’intero tratto regionale della Via Francigena, scorrono lungo il territorio senese, attraversando ventidue comuni e unendo idealmente San Gimignano al confine col Lazio. È chiaro che per mettere in sicurezza un percorso così vasto serviranno tempi adeguati. La speranza è di poter concludere il progetto entro la fine del mandato (2014, ndr) si lascia sfuggire il vicepresidente ma per una previsione più precisa dovrete aspettare ancora qualche mese». Aspetteremo. E nel frattempo cercheremo di rendere conto ai lettori sull’effettivo avanzamento dei lavori. Ma se la tempistica è uno di problemi principali di ciascun progetto piccolo o grande che sia non può certamente dirsi l’unico. Last but not least: il budget a disposizione. E qui il discorso si fa interessante. Attraverso il piano di lavoro adottato, la Provincia di Siena fino ad oggi è riuscita a contenere sensibilmente le spese.
Per capire in che modo sia stato possibile, è necessario aprire una parentesi. L’undici novembre del 2009, con la firma congiunta dei ministri dei Beni culturali e delle Politiche agricole, il percorso della Via Francigena viene definito in via ufficiale. Con l’approvazione ministeriale del tracciato, per la Via Francigena si apre così una nuova fase: quella operativa. La Provincia di Siena non tarda a muoversi: convoca il proprio gruppo di lavoro e affida a un pool di tecnici l’incarico di tracciare un preventivo di spesa circa la messa in opera del percorso. La risposta che arriva però è a dir poco impietosa: dieci milioni. Euro più, euro meno.
«Dopo lo sconforto iniziale dovuto alla cifra altissima che si profilava confessa Pinciani abbiamo capito che potevamo percorrere un’altra strada». Ed è ciò che è stato fatto, nel vero senso della parola. L’idea è di quelle destinate a fare scuola: per ovviare alle criticità presenti lungo il percorso ministeriale, l’amministrazione dopo un accurato lavoro sul campo individua una serie di varianti e correzioni da apportare al tracciato ufficiale. La documentazione tecnica, comprendente anche le motivazioni storico-bibliografiche che avvalorano la proposta avanzata, viene quindi inoltrata al Comitato Scientifico presieduto dal prof. Paolucci. Il resto è storia recente: nell’estate del 2010 arriva la risposta ufficiale. Quindici varianti vengono annesse al percorso ministeriale, e un elevato numero di correzioni entra di diritto nel tracciato ufficiale. Un successo reso ancor più evidente dal risparmio economico legato all’operazione, con l’abbattimento di oltre due terzi della spesa preventivata inizialmente.
La messa in sicurezza del tracciato però, non è che il primo degli obiettivi prefissati dall’amministrazione: «Per rilanciare la Via Francigena non basta mettere in sicurezza il percorso. A quanti decidono di mettersi in cammino infatti, va garantita ed offerta un’accoglienza particolare, quella povera, che sia parte integrante del pellegrinaggio stesso. Attualmente gli unici che promuovono un’ospitalità di questo tipo sono i sacerdoti della chiesa senese che mettono le proprie strutture a disposizione dei pellegrini». Un domani però, fa capire lo stesso Pinciani, tutto questo potrebbe anche non bastare. Se, come si augurano in molti, la Via Francigena si troverà ad accogliere un elevato numero di fedeli, l’offerta andrà sicuramente adeguata alla domanda. Per far questo dunque «si renderà necessario l’impegno di tutti i soggetti coinvolti: amministrazione provinciale, comuni, diocesi, perfino privati». Tutti uniti appunto in nome della Via Francigena e del suo rilancio. Un’operazione che avrà ripercussioni su tutto il territorio: da un punto di vista economico e lavorativo, certamente. Ma non solo. «Attorno alla Via Francigena c’è un immenso patrimonio storico-archiettonico che racconta la storia e la tradizione del nostro territorio. Pievi, ospitali, chiese: veri e propri capolavori artistici, lasciati talvolta in stato di abbandono. Penso conclude Pinciani che una volta terminati i lavori e consegnata la Via Francigena ai pellegrini, anche gli stessi abitanti della nostra Provincia potranno riscoprire, e dunque riappropriarsi, di quel patrimonio che li circonda».
Il grande lavoro dietro le quinte
Si può essere protagonisti anche stando dietro le quinte? A guardare la storia di «Via Francigena» il gruppo di lavoro della Provincia di Siena sembrerebbe propri di sì.
Nato nel 2008 per volere dell’amministrazione, il team di esperti e consulenti coordinato dall’architetto Paola d’Orsi oggi può essere inserito di diritto tra i principali autori del rilancio della Via. L’operazione-varianti, da questo punto di vista, rappresenta forse il caso più emblematico. A svelarcene i retroscena è la stessa Paola d’Orsi. La incontriamo nello studio di piazza Amendola da quasi tre anni il quartier generale del gruppo di lavoro per comprendere l’iter che ha sancito l’entrata in scena delle varianti.
«In questi anni abbiamo svolto un lavoro complesso, e su più livelli», sono le prima parole dell’architetto che immediatamente dopo entra nel vivo della questione: «Per prima cosa abbiamo proceduto alla verifica tecnica del tracciato ministeriale. Visionando e fotografando i centoventi chilometri del percorso, abbiamo potuto riscontrare tutte le criticità presenti: dalle sovrapposizioni con le strade a traffico veicolare, alla presenza di guadi, fino agli attraversamenti ferroviari». La fase di osservazione sul campo dà così il suo verdetto: per mettere in sicurezza il percorso approvato dal Mibac servono interventi drastici. È a quel punto che in Provincia hanno un’intuizione: perché non far passare la Via Francigena anche al di fuori del tracciato ministeriale, ricorrendo ai sentieri e alle strade bianche? La partita è solo all’inizio. E un carico da undici sta per essere calato sulla tavola: il concetto di «territorio-strada». «Renato Stopani, uno tra i massimi esponenti in materia, sostiene che la Via Francigena non vada intesa come un’unica strada; quanto invece come un fascio di vie. Questo perché precisa l’architetto d’Orsi le strade, in epoca medievale, avevano lo scopo di collegare più punti tra loro. Noi non solo abbiamo fatto nostra questa teoria, ma l’abbiamo verificata direttamente sul territorio: e oggi possiamo dire con certezza che non esiste un solo comune che non abbia risentito del passaggio dalla Via e che non ne conservi ancora oggi una traccia ben visibile». È il 2010 quando, mentre vengono passate al vaglio le possibili alternative al percorso, il lavoro condotto dal gruppo della Provincia entra nella sua fase decisiva.
È ancora Paola d’Orsi a ripercorrere le ultime tappe che hanno preceduto il verdetto positivo: «Per avvalorare da un punto di vista filologico l’ipotesi delle varianti, abbiamo fatto ricorso alle carte archeologiche del territorio e al catasto leopoldino. Una volta raccolto il materiale, lo abbiamo incluso all’interno della documentazione che è stata inviata al Comitato Scientifico. Ogni proposta di variazione al tracciato dunque, è stata accompagnata non solo da motivazioni di ordine tecnico; ma anche da una serie di prove storiche che attestava il passaggio della Via lungo le varianti individuate».
E alla fine, proprio dal Comitato Scientifico assieme all’approvazione ufficiale del progetto è giunto anche un plauso all’amministrazione per il lavoro svolto. Un piccolo, grande, riconoscimento da spartire con chi ha lavorato dietro le quinte.