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Via di culture e di dialogo

di Massimo TedeschiPresidente dell’Associazione europea delle Vie Francigene

La Via Francigena attraversa i mille paesi dell’Europa «minore» e, come dice il grande medievista Jacques Le Goff: «Una strada non si accontenta di vivere di passato e nemmeno di presente: in qualche modo lancia un segnale per l’avvenire, a testimonianza della sua importanza. Altri segnali potranno venire dalla Via Francigena, che ha avuto il riconoscimento di Grande Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa. Una strada come questa vive nel tempo, coniuga la lentezza con la lunga durata».

L’Associazione Europea delle Vie Francigene, cui aderiscono oltre cento comuni, province e regioni d’Europa, rappresenta un modello di governo sussidiario, democratico, federalista che permette ai territori un sano e competitivo protagonismo nel contesto del Programma degli Itinerari Culturali del Consiglio d’Europa, programma avviato nel 1987, due anni prima della caduta del muro di Berlino, per promuovere conoscenza dell’Europa e valori condivisi e costruire ponti che scavalcassero le frontiere nazionali e riscoprissero legami culturali secolari.

A 24 anni dal suo avvio, il Programma registra, grazie all’entrata in campo del Vicepresidente della Commissione Europea e primo Commissario al Turismo, Antonio Tajani, e di autorevoli esponenti del Parlamento Europeo guidati da Silvia Costa, una svolta concretizzatasi l’8 dicembre 2010 nell’approvazione da parte del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa di un Accordo Parziale Allargato sottoscritto dalla Commissione Europea e da importanti Paesi europei (Italia, Austria, Azerbaijan, Bulgaria, Cipro, Francia, Grecia , Lussemburgo, Montenegro, Portogallo, Russia, Slovenia, Spagna; cui seguiranno Norvegia, Finlandia, Germania, Andorra, Monaco, Vaticano) che hanno ben compreso l’importanza strategica del progetto di turismo sostenibile della Via Francigena e della rete degli Itinerari Culturali del Consiglio d’Europa per promuovere conoscenza, integrazione, sviluppo dell’Europa e per consolidare la competitività del vecchio continente quale prima destinazione turistica mondiale.

La Via Francigena – dice Jacques Le Goff – è essenzialmente una «via di culture» e di dialogo. Lo abbiamo imparato in questi primi dieci anni di vita (2001-2011) della nostra Associazione, referente ufficiale del Consiglio d’Europa per la Via Francigena; Associazione di collettività territoriali e di associazioni di tutta Europa che si sono messe insieme per dar gambe al progetto: una via e un modello «federalista» per far contare le persone, farle dialogare fra di loro; far dialogare le istituzioni, locali regionali nazionali europee, fra di loro e le persone con le istituzioni.

Dall’Italia (e dalla Toscana) viene finalmente un modello positivo: il lavoro della Direzione Generale per le Biblioteche, gli Istituti culturali ed il Diritto d’autore in collaborazione con la Direzione Generale per la Valorizzazione del Patrimonio culturale del Ministero per i Beni e le Attività culturali, di altri Ministeri, in particolare delle Politiche Agricole e del Turismo, e della Regione Toscana, capofila del Progetto Interregionale italiano Via Francigena, con il suo «Master Plan (infrastrutturale) della Via Francigena in Toscana», è divenuto esemplare in tutta Europa.

Nella drammatica contingenza del bacino mediterraneo meridionale inoltre il «Programma degli Itinerari culturali del Consiglio d’Europa» può costituire un importante strumento di «politica di vicinato» fatta di cooperazione, dialogo, conoscenza, che possa portare, almeno, a regolamentazioni comuni in materia di mercato interno, ricerca, politiche culturali; inizio di una comune politica europea di allargamento consapevole di rapporti, dialogo interculturale e, in definitiva, di democrazia.

Gli Itinerari Culturali sono «ponti» naturali di solidarietà, di tolleranza, di condivisione di valori umani; «vie di dialogo». Nella contingenza storica odierna sono chiamati ad esserlo anche fra Europa e Paesi mediterranei. Non è un caso infatti che lo scorso anno proprio in Toscana, a Lucca, sia stato siglato, con spirito lungimirante, il «gemellaggio» fra Via Francigena, che collega Nord e Sud d’Europa, e Via di Abramo, itinerario che attraversa e coinvolge Libia, Turchia, Siria. Palestina, Libano ed interessa le tre grandi confessioni, cristiana, ebraica, musulmana. E non è un caso che altri Itinerari Culturali del Consiglio d’Europa lavorino, non da oggi, con i Paesi del bacino mediterraneo: «Rotta dei Fenici», «Legado Andalus», «Iter vitis», «Itinerario dell’olivo» oltre alla stessa Via Francigena che, attraverso l’Italia del Sud, si proietta verso la Terra Santa. L’Europa, forte del patrimonio storico e culturale che la caratterizza nel mondo, può dunque e deve tendere la mano ai popoli, ed in particolare ai giovani, del Nordafrica e del Medio Oriente ed il progetto degli Itinerari Culturali del Consiglio d’Europa costituisce uno strumento particolarmente appropriato a questo scopo.

Il percorso è ancora lungo e sappiamo che solo lavorando insieme si potranno raggiungere importanti risultati. Fondamentale a tal proposito il piano di infrastrutturazione della Regione Toscana e la partecipazione convinta delle associazioni, a partire da quelle ecclesiali, e di tutti i soggetti che con passione dedicano il proprio tempo alla Via Francigena, animati da entusiasmo e valori umani condivisi. Non voglio dimenticare infine la microeconomia imprenditoriale che si muove attorno all’itinerario: opportunità concrete di sviluppo sostenibile di territori locali, attraverso imprenditoria giovanile e femminile e creazione di lavoro.