Toscana

GIOVANI, CONVEGNO A SAN DONNINO PER UN BILANCIO SULLE POLITICHE DELLA REGIONE

Adolescenze più complicate rispetto a qualche decennio fa, con una maggiore paura ad essere giudicati dai propri pari ed una forte omogeneizzazione nei modi di essere e negli stili di vita. Ed ‘adolescenze protatte nel tempo’, come quelle del 55 per cento di ragazzi e ragazze toscane tra i 18 e i 34 anni che, pur lavorando (forse in modo continuativo, forse con contratti precari), sceglie di rimanere in famiglia: una percentuale decisamente più alta rispetto alla media italiana (il 47,5%). Una scelta evidentemente legata non solo a motivi economici, che ritarda la costruzione di un proprio progetto per il futuro.

Così una ricerca, condotta un paio di anni fa per conto della Regione dall’Università di Siena e dall’Istituto degli Innocenti di Firenze, descriveva i giovani toscani. E con ‘giovani’ si intendevano tutti i toscani dai 14 ai 35 anni. Giovani che si sono riuniti ieri ed oggi a San Donnino a Campi Bisenzio per parlare in un convegno, organizzato dalla Regione, di creatività e tempo libero, di comunicazione, di partecipazione alle attività delle istituzioni e di impegno, di servizio civile e di comportamenti sani. Giovani a cui la giunta regionale toscana ha dedicato, quattro anni fa all’inizio della legislatura, un progetto speciale su cui in questi due giorni si è tentato un bilancio, chiedendo agli stessi giovani di tirare le somme e di proporre altre iniziative per il futuro.

Pochi ma istruiti. In Toscana, dove vivono tre milioni e mezzo di persone, i giovani tra i 18 e i 35 anni sono circa 793 mila, 240 mila quelli fino a 24 anni. 145 mila sono gli adolescenti da 14 a 18 anni: il 4,1% di tutta la popolazione, il 5,1% in Italia. Una netta minoranza, in una regione dove gli over 65 sono 801 mila.

Ma è noto che la Toscana è una regione ‘vecchia’, più ‘vecchia’ anche dell’Italia, conseguenza della crescita della speranza di vita e delle poche nascite, ben al di sotto di quei due figli a coppia (2,1 ad essere esatti) che garantirebbero il ricambio generazionale. Se i giovani toscani sono di meno, sono comunque più istruiti della media italiana: tra i 19 e i 25 anni in 35 su 100 frequentano infatti l’università (per il 92,2% università della propria regione), contro il 31,5 che è il dato nazionale. E sorprende pure la loro propensione ad informarsi attraverso i giornali: tra i 14 e 18 anni almeno un ragazzo su tre legge un quotidiano tutti i giorni, solo il 26,6% non lo fa mai o raramente.

La provincia toscana dove si contano più giovani è Prato: gli adolescenti fino a 18 anni sono il 4,6%, i ragazzi tra i 19 e i 26 anni il 9,8%. Ma è una questione di virgole, la differenza con il resto della Toscana non è poi così marcata. La provincia più vecchia, guardando ai residenti, è Siena.

“La Toscana per i giovani”. I giovani sono pochi e forse anche per questo costituiscono un patrimonio. “Una risorsa più che un problema” spiega il vice presidente ed assessore alle politiche sociali della Toscana, Angelo Passaleva. “Un qualcosa su cui investire – aggiunge – perché da loro e dall’efficienza delle politiche giovanili, dal loro grado di coinvolgimento nella società civile dipende la futura qualità delle vita”. Per questo la giunta regionale toscana, all’inizio della legislatura, ha varato un progetto speciale per i giovani. “Particolare attenzione – prosegue Passaleva – è stata posta al miglioramento dello stile di vita delle nuove generazioni, ad evitare l’abbandono della scuola o del percorso formativo, a contrastare le nuove forme di bullismo, a promuovere una più attiva partecipazione nella società civile, a sensibilizzare i giovani contro la pena di morte, a sostenere il servizio civile e l’educazione alla salute in tutte le sue forme. Abbiamo creato per i giovani un sito, abbiamo sperimentato anche una sorta di consultorio on-line”. Dal 2001 ad oggi sono stati investiti 4 milioni di euro l’anno. Altre azioni (ed altre risorse) hanno invece riguardato interventi sul diritto allo studio, sulla rete degli Informagiovani, sul problema della casa che troppo spesso i giovani hanno difficoltà ad acquistare (ma anche solo a prendere in affitto), sull’imprenditoria giovanile e sulle agenzie per l’impiego. Le varie azioni dispiegate hanno cercato di favorire l’aggregazione e l’associazionismo, prevenire i fenomeni di emarginazione e devianza, realizzare attività culturali e del tempo libero, evitare comportamenti a rischio, coinvolgendo enti locali, mondo del terzo settore, Asl, università ed istituti di ricerca.

La salute prima di tutto. Prevenire è meglio che curare: è una delle massime più note ma spesso dimenticata. E’ la strategia, in campo sanitario e sociale, messa in atto dalla Regione Toscana per i progetti rivolti ai giovani. Progetti mirati a prevenire comportamenti a rischio. E’ il caso di ‘Divertimento sicuro’ e del progetto ‘Promozione di una cultura della sobrietà nei contesti di socializzazione giovanile’, che la Regione ha finanziato per circa 1 milione di euro negli ultimi quattro anni: progetti finalizzati alla prevenzione del consumo di sostanze illegali (ecstasy, cocaina, cannabinoidi) e di bevande alcoliche.

I due progetti, basati sulla collaborazione tra servizi pubblici e privato sociale, hanno censito tutte le iniziative attivate sul territorio regionale; in seguito è partita un’attività formativa a cui hanno partecipato operatori dei servizi sanitari, degli enti locali, del terzo settore e di pubblica sicurezza, ma soprattutto i gestori e il personale delle discoteche. E’ stato realizzato anche un manuale rivolto agli operatori del settore, per comunicare strategie di intervento non moralistiche e il più possibile vicine alla cultura giovanile.

La Regione ha anche finanziato progetti sulla prevenzione e cura del tabagismo: circa 2 milioni e mezzo di euro per un progetto quinquennale iniziato nel 2002. Il 90% dei fumatori inizia infatti a fumare prima dei 18 anni. Ed attivata, rivolto sempre ai giovani, una sorta di consultorio on-line. La Regione ha finanziato con 300 mila euro, negli ultimi tre anni, anche una serie di progetti sul gioco d’azzardo e con 200 mila euro, sempre negli ultimi tre anni, progetti sulla prevenzione dell’uso di sostanze dopanti in ambito sportivo.

Non mancano azioni per giovani tossicodipendenti che vivono in situazioni di marginalità sociale. Il progetto Aladino, in particolare, cerca di prevenire il consumo di sostanze psicoattive e di promuovere la salute nei servizi giudiziari minorili. E’ finanziato dalla Regione sul Fondo nazionale lotta alla droga. L’intervento mira a favorire la modifica di comportamenti a rischio tra i detenuti minorenni, non solo sull’uso di stupefacenti ma anche sull’abuso di alcol, sulla trasmissione di patologie infettive correlate e di malattie sessualmente trasmissibili. (cs-wf)