Strappo Heinz o Enzo, se vogliamo tradurre il suo nome in italiano dalla televisione mentre danno notizie sulle elezioni tedesche. È un po’ una impertinenza, la mia. Ma Heinz è il prezioso custode del piccolo museo dell’olio che è stato realizzato a Monterone di Sestino. Esce mentre la tv fa da eco allo scalpiccio sulla massicciata e si perde presto dietro le quinte del castello, tra vicoli che scendono brevi nella piazzuola. Fuori orario e con nell’aria quel gergo familiare di lontane battaglie politiche. Lontane ma sempre vibranti. Enzo dico io da «germanico» a «monteronese», come mai? È vissuto, infatti per una vita ad Amburgo e per una vita ha lavorato nei cantieri navali. Poi nel 2003 l’approdo in queste zone. «Per clima, per caldo. Qui altra vita», spiega nel suo incerto italiano.Ma che vita, qui a Monterone, un borgo che ha perso le sue centinaia di abitanti e le sue case e torri ormai sono abitate solo da qualche unità di «aborigeni» in pianta stabile? cerco di provocare. «Inverno molto, molto tranquillo. Estate c’è azione, c’è vita».Apre il maestoso portale in legno e lo sguardo abbraccia subito gli antichi spazi d’un dimenticato, anzi seppellito mulino da olio, rinvenuto in lavori di ristrutturazione edilizia. Una macina enorme è quasi un monumento scultoreo. Un asinello passava le sue giornate, testa a terra, a scodinzolare in cerchio per muovere la macina e spremere l’ultimo olio. A lato il torchio, con le attrezzature d’epoca, riutilizzate in parte per le spremitura dell’uva. Materie antiche. Prodotti d’una scomparsa «economia curtense» falcidiata negli anni ’50 del Novecento. Dal torchio, l’olio monteronese scendeva in una «mastella» di legno o in orci oleari in terracotta, dentro una vasca scavata sotto il livello del pavimento. Dovevano essere una festa, quelle ore di lavoro a centellinare lo sgocciolio del liquido profumato, invitante, atteso dal contadino e condiviso con il padrone, in visita vigilante.Gli spazi spremono ondate di memoria e di gustosi odori. Gli angoli e le pareti mostrano oggetti di vita, strumenti del lavoro: nemmeno un secolo ma per i visitatori di oggi, sono reperti di una antichità millenaria.«Molti turisti dice Heinz , molto soddisfatti!». Spulcio sul registro. Scrive Emanuela di Torino: «Bellissimo Borgo!… Borgo da ricordare!… Un borgo inaspettato dietro una curva, molto bello! Gente ospitale e passione per il luogo e le sue radici. Una fermata di cui valeva la pena. Tornerò».Il sole che sfiora l’ultima montagna, drappeggia di rosso la facciata della chiesa, che corre accanto al museo. La campana dà il tocco dell’Ave Maria. C’è un’anima a Monterone. Ci sono sentimenti che accarezzano il cuore quando le membra stanche cercano altro. Nella piazzetta fanno ressa i primi cinque turisti, già arrivati dalle metropoli del Nord, per la loro estate a Monterone. Buone giornate, gente saluto rispondendo ai cordiali sorrisi; buone giornate con la «bruschetta»! Henz, auguri per il voto che riempie le urne tra i cantieri e le ciminiere, nelle città nebulose della tua terra.Giancarlo Renzi