Arezzo

I giovani di Taizé, testimoni di fiducia e speranza ad Arezzo

Vicino all’altare dove sono custodite le reliquie di San Donato, patrono della diocesi, una parete di mattoni viene rischiarata dalle fiammelle delle candele. Due veli arancioni si slanciano nell’abside cambiando il colpo d’occhio fra le navate. E i tappeti hanno preso il posto delle prime panche per lasciare spazio ai giovani che scelgono di pregare sedendosi a terra.In mille riempiono la cattedrale. Più di quattrocento sono giovani arrivati da tutta Italia per quella che definiscono una tappa del loro «pellegrinaggio di fiducia sulla terra». Sono i ragazzi di Taizé che hanno fatto della preghiera, del silenzio e dello slancio ecumenico sperimentato nella comunità monastica fondata in Francia da frère Roger Schutz i loro punti di riferimento. Ragazzi che lo scorso fine settimana si sono dati appuntamento ad Arezzo per l’incontro italiano sullo stile di Taizé.«Più che un raduno, il nostro è stato un incontro di condivisione – spiega Federico Bindi, uno dei responsabili dell’organizzazione -. Per vivere la fede in mezzo alle sfide del nostro tempo, c’è bisogno di rendersi conto che non siamo soli, che c’è chi nutre il nostro stesso desiderio di una vita interiore e si impegna per un mondo di pace. Ecco il senso di un evento come questo che aiuta a sentirsi uniti e ad entrare nel mistero del “Cristo di comunione” di cui parlava frère Roger».Dalla croce alla resurrezione: l’incontro di Arezzo si è snodato intorno a questi due cardini. E si è intrecciato con la riflessione biblica, la cultura, l’accoglienza nelle famiglie e nelle parrocchie. Nel corso delle tre giornate i momenti chiave sono state le due veglie in cattedrale animate con i canti di Taizé a cui ha partecipato anche il Vescovo, monsignor Gualtiero Bassetti. Ma c’è stato spazio anche per interrogarsi sul rapporto fra politica e assoluto insieme al ministro della famiglia, Rosy Bindi, e all’ex sottosegretario al welfare, Grazia Sestini, per tuffarsi nell’arte di Cimabue e di Piero della Francesca, per misurarsi con la sofferenza e la speranza nella casa di riposo «Fossombroni», per scoprire una realtà monastica come quella della fraternità di San Lorenzo a Pomaio, per parlare di riconciliazione fra i popoli nella Cittadella della Pace di Rondine.A fare da modello al «week-end con Taizé» l’esperienza quasi trentennale dei grandi incontri di fine anno che la comunità monastica organizza in una città europea e che raccolgono fino a 100mila persone. Appuntamento fisso nell’agenda di Taizé, il prossimo raduno internazionale sarà quello di Zagabria, capitale della Croazia, dal 28 dicembre al 1 gennaio 2007, e l’evento di Arezzo è stato simile a un preambolo.A far cadere la scelta sulla nostra città che, dopo l’esordio napoletano a Portici nel 2005, ha ospita l’incontro nazionale il legame lungo mezzo secolo con Taizé. Un rapporto di cui sono fatti interpreti i giovani che ogni mese animano nel seminario di Arezzo la preghiera ispirata alla comunità monastica e che sono stati i promotori dell’appuntamento aretino. «Sono iniziative che partono dai giovani – spiega frère John, chiamato ad animare l’evento aretino – Giovani che hanno toccato con mano l’esperienza di Taizé e che scelgono di portarla fra le loro case con giornate come queste». Lo sa bene Francesco Paveglio, 26 anni, di Crema, che non è voluto mancare all’appuntamento di Arezzo. «Vivere momenti di scambio e di condivisione, farsi ospitare nelle case, tendere la mano a chi ci sta accanto – afferma – significa testimoniare la fiducia e la speranza verso l’altro in un mondo che è prigioniero della paura».di Giacomo Gambassi