Toscana

IMMIGRATI: VALDERA LI CONSIDERATI UNA RICCHEZZA, INDAGINE NEL COMUNE DI PECCIOLI

Sono per la maggior parte albanesi, seguiti dai marocchini, i 566 immigrati regolari che vivono in Valdera su una popolazione di 22 mila residenti e che sono ritenuti una ricchezza. Una larghissima fetta è regolare, ha tra i 30 e i 40 anni, un lavoro, è di fede musulmana, vive con la famiglia e conta di non tornare nel paese d’origine. Lo rileva l’indagine «Il pianeta degli immigrati: il caso Valdera» condotta dal Comune di peccioli nei sei comuni del Parco Alta Valdera: Capannoli, Chianni, Lajatico, Palaia, Peccioli, Terricciola. Gli albanesi arrivati negli ultimi anni, informa una nota, sono perlopiù impegnati nell’edilizia; i nordafricani, nonostante una più alta istruzione e in Italia da più tempo, sono manovali o venditori ambulanti. Dal 2000 ad oggi sono numerose, anche nel pisano, le donne arrivate dall’Europa dell’Est ed impiegate in larga parte come badanti. Dei 566 immigrati residenti, 315 sono stati intervistati dal comune di Peccioli e, spiegano i promotori dell’indagine, «in questa parte di Toscana gli immigrati sono percepiti dalla popolazione come una ricchezza e un’opportunità di confronto con identità culturali diverse”.

Lo studio sarà presentato domani nell’ambito del V Colloquio Internazionale organizzato a Peccioli dal Museo delle Icone Russe. «Icona sacra e icona dell’uomo: gli immigrati in Valdera» il titolo della giornata che quest’anno ha l’obiettivo di riflettere sui temi dell’integrazione nella nostra regione con una particolare attenzione alla realtà pisana. Anche in Toscana, negli ultimi dieci anni, la presenza straniera è cresciuta di ben quattro volte. Secondo l’ultimo rapporto Caritas gli extracomunitari che vivono nella nostra regione sono 206.000, il 57% in più rispetto ad un anno fa; col 42% in più, sul territorio pisano, l’incremento della presenza degli immigrati è rimasta sotto la media nazionale (+45%).

«Un dato su cui riflettere – sottolineano ancora gli amministratori di Peccioli, – la stasi degli arrivi ha infatti permesso al tessuto sociale della Valdera di creare intorno agli immigrati una situazione più fertile all’integrazione nelle aziende come nelle scuole”. (ANSA).

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