Quante volte ci siamo trovati in condizioni di cercare un telefono per un’emergenza, senza trovarlo? Oggi la tecnologia ci viene in aiuto con l’introduzione del telefono cellulare o addirittura del videotelefono. Dai costi iniziali quasi proibitivi, siano arrivati oggi a poterne acquistare uno a pochi soldi, quando addirittura non ci viene proposto in regalo (ma in qualche modo dovremo pur pagarlo). Ormai anche bambini e ragazzi, hanno il telefonino appeso all’orecchio in ogni momento e in ogni luogo ed un utile strumento diventa in taluni casi pericoloso. Fatti di cronaca ci dimostrano come per troppi giovani il telefonino, più ancora il videotelefono, è diventato uno strumento per colpire, ferire, infangare, distruggere altre persone con riprese hard o porno. Molti giovani non si rendono conto del male che fanno: per loro è un gioco, sporco e vigliacco, ma sempre un gioco. Segno dei tempi e prodotto di una società che perde il senso del bene e del male. La cronaca dei nostri giorni abbonda di fatti che dovrebbero farci riflettere profondamente e che giornali e televisione ci imbandiscono con incredibile (troppa!) abbondanza di particolari.Ma veniamo ad un comportamento che ci riguarda da vicino come cristiani e frequentatori di chiese. Quante volte, nel corso della celebrazione della Messa, magari nei momenti più solenni e significativi, sentiamo i variegati cinguettii dei telefonini con conseguente precipitosa corsa della persona chiamata fuori della chiesa per rispondere a chissà quale funesto e apocalittico messaggio?!Segno di cattiva educazione civile o di assoluta mancanza di educazione liturgica? Forse l’una e l’altra insieme. Non si può tenere spento il telefonino almeno in chiesa? Non si può rinviare di pochi minuti una conversazione? Non saremo mica sempre in presenza di una catastrofe o di uno tsunami, che richiedano una immediata e improrogabile risposta! La Messa o un’altra funzione religiosa a cui partecipiamo non hanno la precedenza su qualsiasi altra importuna chiamata? A voi l’ardua sentenza.Ma sentite il caso avvenutomi di fresco, in occasione della benedizione pasquale.Mi presento alla porta di una famiglia di marocchini, naturalmente musulmani. Sono amici e decido fare una visita anche a loro. Suono il campanello e viene ad aprirmi una bambina. «Sono in casa il babbo e la mamma? Posso entrare?» le chiedo. «Stanno pregando», mi risponde la bambina.Mi sento subito a disagio, capisco di essere arrivato nel momento sbagliato.Intanto dalla porta semiaperta intravedo marito e moglie, con l’altra figlia più grandicella, che stanno prostrati a terra e pregano alla loro maniera: non un movimento, non un gesto, continuano a pregare assolutamente incuranti di chi ha suonato alla porta. Non interrompono la preghiera: parlare con Dio è molto più importante che rispondere a chi suona alla porta. Come in un lampo, rivedo in quel momento l’elegante signora che esce precipitosamente dalla chiesa, in un momento essenziale della Messa, perché qualche comare ha qualche sciocchezza da comunicarle urgentemente per telefono.Mi sento piccolo piccolo. Chiedo scusa, saluto la bambina e vado via in punta d piedi.Avremo forse qualcosa da imparare dai musulmani? di Benito Chiarabolli