Toscana

IRAQ, A KIRKUK NATALE DI PREGHIERA MA SENZA FESTE. MESSAGGIO DEI LEADER CRISTIANI

Sarà un Natale di preghiera quello del 2004 per la comunità cristiana di Kerkuk, nel Nord dell’Iraq. Non vi saranno grandi feste per i cattolici Caldei, preoccupati per il diffondersi della violenza fondamentalista e per il continuo flusso migratorio di famiglie che lasciano il paese, segnate da lutti. Lo ha comunicato a Fides Mons. Luis Sako, Arcivescovo Caldeo di Kerkuk, che ha diffuso un messaggio a nome dei leader cristiani dell’area.“In questi giorni stiamo preparandoci per il Natale del Signore. Preghiamo e speriamo che sia un Natale di pace e amore, ma c’è molto dolore nella nostra comunità e non faremo grandi feste. Molte famiglie hanno perduto parenti o figli per opera di gruppi fondamentalisti o negli attentati alle chiese di Mosul e Bagdad. Per questo, abbiamo deciso di non organizzare ricevimenti durante i giorni del Natale: pregheremo invece per il nostro paese affinché il Signore conceda la pace alla nostra terra. Inoltre condividiamo un atteggiamento di solidarietà con i nostri fratelli musulmani che non hanno potuto festeggiare la festa dell’Id-al-Fitr, alla fine del Ramadan”.

A nome dei capi religiosi cristiani di Kerkuk, Mons. Sako scrive: “Oggi la situazione in Iraq è molto dolorosa, è motivi di questo dolore sono noti a tutti. Mentre vediamo attorno a noi morte e distruzione, riteniamo di dover fare di tutto, pur accettando la nostra storia di sofferenza, per uscire da questa situazione. Occorre mettere al primo posto la pace dell’ Iraq e l’unità del popolo iracheno. Dobbiamo unirci tutti, arabi, turchi, cristiani, musulmani e seguaci di altre fedi per dialogare e rigettare la violenza che porta morte e rovina nel paese. Questo è il momento di dialogare, di mostrare la nostra responsabilità umana per assicurare al paese un futuro pieno di pace, giustizia e fraternità”.

Il testo continua. “Noi, capi religiosi cristiani di Kerkuk, ci sentiamo investiti della responsabilità di cooperare all’armonia e al benessere della nostra terra. Non parliamo sulla base di interessi di parte, ma siamo desiderosi di pace e carità: deploriamo per questo gli attacchi contro le moschee a Falluja, Najaf e Mosul nonché gli attentati contro le chiese a Baghdad e Mosul. Ribadiamo la nostra condanna contro la profanazione dei luoghi santi di qualsiasi religione”.

Il messaggio parla anche della situazione dei cristiani: “Mettere bombe nelle nostre chiese e intimidire il nostro popolo non risolverà i problemi dell’Iraq. Noi cristiani abbiamo avuto tante vittime nella guerra e ci siamo sacrificati insieme con i nostri fratelli iracheni: le forze violente che vogliono obbligare i cristiani a lasciare il paese non fanno il bene dell’Iraq”. (FIDES)