Toscana
IRAQ, ELEZIONI: ALLE URNE GLI IRACHENI RESIDENTI ALL’ESTERO
In Australia, nel Medio Oriente e in Europa, i seggi sono aperti per consentire ai cittadini iracheni espatriati di partecipare alle elezioni legislative e scegliere i 275 deputati del Parlamento provvisorio che redigerà la nuova costituzione dell’Iraq. I membri della diaspora irachena hanno così dato inizio alle consultazioni che in madrepatria si terranno domenica prossima, mentre il Paese versa in una condizione di grave e persistente insicurezza.
Responsabile delle operazioni di voto all’estero è l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) che agisce sotto l’autorizzazione della Commissione elettorale irachena. Malgrado una minuziosa preparazione delle attività di registrazione, solo 280.303 espatriati iracheni in 14 nazioni si è iscritto alle liste elettorali su 1.263.000 aventi diritto al voto.
Da oggi fino a domenica e per dieci ore al giorno in 14 città di altrettante nazioni, gli emigrati iracheni forniti di un certificato elettorale, un documento e una fototessera potranno depositare il loro voto; dopodiché le urne verranno tutte inviate in Giordania. Se a Sidney e a Londra – dove gli iscritti alle liste sono rispettivamente 10.900 e 27.839 le operazioni di voto si stanno svolgendo in un clima di entusiasmo e ottimismo, lo scenario è molto diverso in Giordania (14.573 iscritti), in Siria (12.665) e in Turchia (2.764), dove sono state predisposte rigide misure di sicurezza, incluse limitazioni della circolazione stradale, e i votanti devono passare sotto un metal detector.
Preoccupazione anche tra il personale dei seggi che coadiuva le operazioni elettorali, i quali non voglio farsi fotografare e rifiutano di dire i loro nomi davanti alle telecamere. A Teheran, capitale iraniana e il seggio con il più alto numero di votanti iscritti (61.000), si sono presentate alle urne solo lunghe file di donne coperte dal chador (velo islamico).
Secondo gli operatori dell’Oim alla radice della scarsa partecipazione al voto dei cittadini emigrati ci sarebbe la preoccupazione per la sicurezza personale e soprattutto per parenti rimasti in patria; oltre ai dubbi espressi da alcuni espatriati che, qualunque sia l’esito delle urne, i giochi sono già stati fatti’ e il primo ministro Iyad Allawi resterebbe comunque al suo posto grazie all’appoggio degli Stati Uniti. (Misna)