Toscana

IRAQ, MATTINA DI FUOCO, DOPO UNA NOTTE E UNA DOMENICA ANALOGHE

Un’autobomba nel nord a Mossul, una bomba vicino Baquba, circa 50 chilometri a nord est di Baghdad: è ricominciata così la giornata in Iraq, dopo un raid aereo americano notturno su Sadr city, sobborgo orientale della capitale, successivo a una domenica segnata dal proseguimento dell’offensiva americana su Falluja, (50 chilometri a ovest di Baghdad), bombardata tre volte in 24 ore con l’obiettivo ufficiale di colpire gli uomini di Abu Musab al Zarqawi, considerato il principale alleato di al-Qaeda in Iraq. Secondo fonti ospedaliere locali, il bilancio totale dei tre attacchi aerei sarebbe di almeno 15 morti e 30 feriti.

A Karama, tra Falluja e Baghdad, un duplice attentato dinamitardo a una base della Guardia nazionale irachena avrebbe fatto ieri diversi feriti tra soldati americani e iracheni, mentre un attacco di mortaio sul centro della capitale uccideva almeno un civile nel quartiere di Karrada, una zona affollata e piena di negozi. Altri quattro iracheni sono morti e dieci sono statiferiti in scontri nel centro di Ramadi, la città ribelle sunnita situata a ovest di Baghdad.

Solo domenica si è saputo, inoltre, di un attacco contro un convoglio che trasportava carburante a Latafiyah, 30 chilometri a sud di Baghdad, che avrebbe dato luogo a una violenta battaglia, conclusa, secondo fonti mediche locali, con 10 morti e una ventina di feriti.

E’ continuata nel frattempo oltreoceano, mentre ufficialmente si contavano 1047 caduti statunitensi sul fronte iracheno,l’altalena delle dichiarazioni e dei commenti sulle elezioni previste per gennaio. Il ministro della Difesa Donald Rumsfeld in un programma televisiva ha detto che si stamperanno le schede per tutti gli elettori ma che forse non sarà possibile votare ovunque; il segretario di Stato Colin Powell, in un altro programma ha sostenuto che obiettivo dell’amministrazione americana e del primo ministro ‘ad interim’ iracheno Iyad Allawi resta una regolare consultazione elettorale entro la fine del gennaio 2005. Powell ha anche ribadito l’intenzione americana di organizzare una conferenza internazionale sull’Iraq tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre in un Paese arabo, forse l’Egitto o la Giordania. all’ordine del giorno vi sarà “la discussione della situazione in Iraq e il modo in cui i paesi vicini, compresi l’Iran e la Siria, possano risultare più efficaci” nella pacificazione e nella ricostruzione del Paese.

Secondo il quotidiano ‘Washington Post’, l’appuntamento con le urne di gennaio sarà preceduto da una escalation militare che partirà dopo le elezioni presidenziali statunitensi del 2 novembre, una sorta di ‘offensiva d’autunno’ che verrebbe lanciata in concomitanza con il Ramadan, il mese sacro ai musulmani.Misna