L’omicidio di un assistente dell’ayatollah Ali Sistani e nuovi rapimenti di stranieri hanno caratterizzato le ultime ore in Iraq, in una situazione che diventa sempre più tesa a meno di tre settimane dalle elezioni nazionali. Sheikh Mahmoud al-Madaini, collaboratore del massimo capo religioso sciita iracheno, è stato ucciso ieri con il figlio e quattro guardie del corpo nella città di Salman Pak. La notizia è stata data oggi da un collaboratore di Sistani, ricordando che Sheikh Mahmoud al-Madaini era alla guida dell’ufficio dell’ayatollah nella città a maggioranza sunnita, a sud della capitale Baghdad, e aggiungendo che è stato ucciso dopo le preghiere della sera. L’uomo aveva già ricevuto in passato minacce di morte. I media internazionali aggiungono che un altro aiutante di Sistani, Halim al Mohaqeq, impiegato nell’ufficio dell’ayatollah a Najaf, è stato trovato morto, senza però specificare ulteriori dettagli sul suo decesso. Inoltre un’autobomba è esplosa davanti ad una moschea sciita nella regione di Khan Beni Saad, 45 chilometri a nordest di Baghdad, uccidendo tre civili e ferendone tredici. Sono le ultime di una serie di violenze contro esponenti della comunità sciita, maggioritaria in Iraq, sferrate da estremisti, in maggioranza sunniti, impegnati a sabotare le elezioni nazionali previste per il prossimo 30 gennaio. L’ayatollah Sistani non è candidato, ma ha dato l’approvazione ufficiale all’Alleanza irachena unita, coalizione di partiti politici in maggioranza sciiti. Proseguono intanto i rapimenti di stranieri in varie parti dell’Iraq. Oggi un imprenditore turco è stato sequestrato davanti a un hotel di Baghdad; ignoti hanno aperto il fuoco contro un minibus che era venuto a prelevare dall’albergo l’uomo, Abdulkadir Tanrikulu, uccidendo sei persone che erano con lui. Nella città settentrionale di Kirkuk è stato rapito anche un dirigente di un’azienda petrolifera egiziana, Abdel KhalekMisna