Toscana
IRAQ, UCCISO MILITARE ITALIANO; AUTOBOMBA CONTRO MOSCHEA SCIITA
Un militare del contingente italiano in Iraq «Antica Babilonia», il maresciallo Simone Cola, originario di Tivoli, è stato ucciso oggi a Nassiriya, mentre si trovava a bordo di un elicottero «Ab 412» dell’Esercito, in un’operazione di pattugliamento. Il velivolo è stato centrato da alcuni colpi di arma da fuoco, probabilmente di khalashnikov, che hanno colpito sotto l’ascella il maresciallo mitragliere, ferendolo a morte. Il militare è stato subito traferito all’ospedale per essere operato, ed è morto dopo un’ora circa. Il militare italiano, che era in servizio presso il primo Reggimento «Idra» dell’Aviazione dell’Esercito, con sede a Bracciano, lascia la moglie e una figlia di 5 mesi. «Profonda tristezza e dolore» assieme al cordoglio di tutti gli italiani, è stato espresso alla vedova dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Davanti a queste notizie non resta che la preghiera ed il silenzio, ha commentato all’agenzia Sir la notizia mons. Giovanni Paolo Benotto, vescovo di Tivoli, città di origine del maresciallo(i genitori vivono a Villa Adriana, ndr.). Siamo vicini alla famiglia e a tutti i parenti ha dichiarato al Sir il vescovo tiburtino . Non dobbiamo dimenticare che questi nostri ragazzi lavorano nel pericolo 24 ore su 24. Sono Iraq per una operazione di pace e non di guerra. In questi momenti non prevalgano sentimenti di odio e di contrapposizione. Siamo attoniti e smarriti ma non perdiamo la speranza.
In questo momento esprimo tutta la mia vicinanza ai familiari del militare, il maresciallo Simone Cola, ucciso questa mattina a Nassiriya. Esprimo in particolare a sua moglie e al suo bimbo piccolino, tutto il nostro cordoglio. Siamo di fronte ad una escalation che era ampiamente prevista della violenza terroristica e della barbarie proprio per impedire il decorso previsto verso le elezioni del 30 gennaio. E’ il commento a caldo raccolto dal Sir dell’Ordinario militare, mons. Angelo Bagnasco. Sono stato quattro volte in Iraq ha detto l’arcivescovo – e la gente il popolo che vive nei villaggi chiede ed invoca sicurezza ed una vita serena. Sanno bene che questo sarà possibile solo per una via democratica cui sono chiamati a contribuire in prima persona. Per questo noi dobbiamo continuare ad aiutare queste popolazioni perché trovino una loro soluzione. La missione italiana ha concluso – è lì per aiutare il popolo iracheno anche se l’ideologia fa pensare e vedere anche quello che non c’è.
Stamani, intanto, un’autobomba è esplosa a Baghdad davanti alla moschea sciita di al Taf, nell’area sud occidentale di Baya a Baghdad. Il bilancio provvisorio parla di 14 morti e una quarantina di feriti, secondo quanto riferito da fonti ospedaliere.
L’attentato è avvenuto proprio mentre i fedeli sciiti si stavano radunando per la preghiera del venerdì, in occasione della «festa del Sacrificio», una delle più importanti del mondo musulmano. Si tratta del secondo attacco contro una moschea sciita di Baghdad, dopo un’esplosione avvenuta mercoledì che non aveva causato vittime. Gli attentati sono attribuiti ad estremisti sunniti che vogliono fomentare tensioni religiose alla vigila del voto del 30 gennaio, al quale gli sciiti intendono partecipare in massa. Proprio ieri un messaggio audio attribuita al terrorista giordano Abu Musab al Zarqawi, attaccava gli sciiti e la loro massima autorità religiosa, l’ayatollah Ali Al Sistani definito il «Satana Sistani».