Opinioni & Commenti
La tempesta finanziaria di fine anno si spera eviti una finanza burrascosa
Questa legge, giustamente assai attesa, nel dettare nuove norme per il controllo e la vigilanza sull’attività degli istituti di credito ha anche ridefinito i compiti e l’ordinamento della Banca d’Italia.
Per diversi mesi abbiamo assistito ad un vero e proprio avventurismo finanziario che ha causato non poche turbolenze e molti danni non solo ai risparmiatori, ma anche alla nostra società nazionale tanto da creare preoccupazioni nell’Unione Europea della quale, è bene rammentarlo, l’Italia ne fa parte quale Stato fondatore. La necessità che il mercato, in particolare quello bancario, abbia delle regole appare indiscutibile.
La deregulation tanto teorizzata e propugnata rischia di apparire una sregolatezza.
Il risparmio ed il suo uso per gli investimenti vanno considerati nell’ambito dell’interesse delle comunità, non soltanto in quello degli individui, per questo, oltre alle indispensabili norme legislative anche d’ordine penale, si devono riproporre norme etiche e di comportamento per tutti gli operatori del settore, infatti la criminalità è riuscita ad intrecciarsi nel sistema economico rendendo la distinzione tra legalità ed illegalità sempre più difficile ed incerta.
Bisogna evitare la rassegnazione ed il cinismo, per questo occorre pure richiamarsi al primato della politica cioè al senso del bene comune che, secondo l’insegnamento sociale cristiano, non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto, ma essendo di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile e perché soltanto insieme è possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo, anche in vista del futuro.
Il movimento cooperativistico, che sin dal suo nascere ha svolto un grande ruolo per il miglioramento delle condizioni economiche delle popolazioni indirizzandole sulla via della solidarietà e della mutualità, può continuare la sua funzione presentando modelli diversi di organizzazione del lavoro, del commercio e del credito rispetto a quelli di una economia finanziaria fine a se stessa (il «capitalismo senza capitale»). Non mi sembra però confacente allo spirito originario della cooperazione compiere atti, sia pur giuridicamente leciti, come quello di dar la scalata ad una banca.
È da rilevare, infine, che il cammino della piena recezione del «Compendio della Dottrina sociale della Chiesa» non si è ancora concluso all’interno del mondo cattolico, ma coraggio ed avanti; dice il proverbio «anno nuovo, vita nuova», auguriamoci che questo 2006 ci eviti almeno una finanza burrascosa.