Arezzo

Le tentazioni? Sono una prova per la fede

Nel vangelo di Luca si legge: «Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo». E’ interessante notare come sia proprio lo Spirito Santo, ricevuto nel battesimo al Giordano, che conduce Gesù nel deserto.Le tentazioni sono dunque un momento «provvidenziale»; «prove» che fanno parte della missione di Gesù e che lo hanno accompagnato per tutta la vita. Basti ricordare quella di «scendere dalla croce» per dimostrarsi Figlio di Dio o quella di farsi nominare «re» dopo aver moltiplicato i pani. Vediamo se anche noi abbiamo le stesse tentazioni di Gesù.«Dì a questa pietra»Cosa conta di piùavere o essere?Gesù non ha mai disprezzato le «cose» ma le ha sempre viste come dono del Padre. Non ha mai sacrificato per le «cose» la sua missione di annunciare il Regno. I suoi miracoli non erano soluzioni di problemi ma «segni» che rimandavano ad altro. Non ha mai creduto che la sua «autorevolezza» avesse bisogno della prosperità materiale. Gesù ha posseduto tutto, ma non si è mai lasciato possedere.«Ti darò tuttaquesta potenza»Quale è la mia grandezza:il potere o il servizio?Il segno più evidente ed efficace che tutti si aspettavano dal Messia era questo: conquistare il potere politico. Gesù invece ha conquistato il potere sul male, sul peccato, sulla morte. Ha esercitato il suo potere sui malati, sui lebbrosi, sui poveri, sui peccatori, sugli ultimi. E la gente non ha capito, chiedeva sempre «un segno» che corrispondesse alle loro attese. La tentazione di «dar loro ragione» era forte, ma Gesù li ha delusi. «Buttati giù»Chi vale di più: io o Dio?Gli uomini pensavano che il regno di Dio sarebbe stato un regno temporale di benessere e di salute (esclusi quindi i poveri e i malati), di buoni e di santi (esclusi quindi i peccatori). Gesù invece annuncia che il regno di Dio è eterno, e che non vi sono esclusi, anzi «gli ultimi saranno i primi». La letteradi una mammaEcco come una madre, in una lettera, ha commentato per il figlio il brano delle tentazioni di Gesù.Caro Andrea, prendendo spunto dal vangelo voglio parlarti delle mie tre tentazioni che ogni tanto vengono fuori. La prima è quella di pensare di aver sbagliato tutto nella vita. La vivo ogni volta che avverto che tutto quello che faccio è solo valutato come «dovere», «obbligo»: nessuno riesce a vedervi affetto, sensibilità, fatica, dedizione, amore.La seconda è quella di prendermi un po’ di riposo, stare finalmente da sola in pace. Pensare a me stessa. La vivo ogni volta che le richieste degli altri mi sommergono nonostante non stia bene. E’ come se io non dovessi mai aver bisogno degli altri. La terza è quella di poter soddisfare a volte le mie esigenze, poter realizzare i miei sogni. Come vedi, finora le ho sempre superate. Ma se mi chiedi come ho fatto, faccio fatica a spiegartelo. Comunque ci provo. Mi hanno sempre insegnato che tutto è nelle mani di Dio, che Lui ci conosce meglio di quanto noi conosciamo noi stessi ( è la stessa cosa che a volte penso di te!) e allora è preferibile vivere la vita come suo dono che volerla cambiare come vogliamo noi stessi. In fondo un dono lo si accetta perché si è felici dell’amore di chi ce lo dona.C’ è poi il bene dei figli. Questa è certamente la leva più forte per superare la «prova». Poi penso che tutti siamo tentati, non è una «maledizione» che capita a chi è più sfortunato. E pensando a chi è più tentato di me, mi sento più incoraggiata ad andare avanti. Anche tu sei tentato, anche tu vivi momenti di «prova»: quando sei incerto se studiare o smettere, se uscire con gli amici o rimanere in casa, se andare a Messa o dormire, se fermarti a pregare o ascoltare ancora musica, se rispondere al telefono o continuare a giocare con il computer, se mantenere quella amicizia o abbandonarla; se fidarti ancora di lei o mandarla a quel paese.Comunque non aver mai paura: essere tentati non è peccato. La tentazione, come per Gesù, è una occasione per misurare la propria libertà nei confronti delle cose e delle persone per amore di Dio. Rifletti: la frase «essere tentati» può essere sostituita con «credere». La tentazione è dunque una prova di fede. Una di queste sere, poi, domanderemo al babbo quali sono le sue tentazioni».di don Francesco Sensini direttore dell’Ufficio catechistico diocesano