Vita Chiesa
L’impegno di costruire una politica più umana
Nella chiesa della Santissima Annunziata, Anna Carli, rettore dello Spedale di Santa Maria della Scala, l’antica istituzione, da oltre mille anni luogo d’incontro tra solidarietà cristiana e impegno laicale, ha ricordato, nel suo saluto, che, è questa profonda sinergia a mettere le basi della società civile. Dello stesso avviso Carlo Rossi, vice sindaco e, allo stesso tempo, riferimento per l’Azione Cattolica senese, che ha ricordato l’esempio di uomini come Giorgio La Pira e Vittorio Bachelet, e l’arcivescovo di Siena, monsignor Antonio Buoncristiani, che ha sottolineato come queste riflessioni non possano fermarsi alla semplice elaborazione teorica, ma devono – ed è questo il merito ed il compito dell’associazione – essere calate nella realtà e nella vita di tutti i giorni.
Invito che è stato fatto proprio dai relatori: rileggendo la profezia di Isaia, Paola Ricci Sindoni, docente di filosofia morale all’università di Messina, ha introdotto la riflessione sulla giustizia, partendo dal contesto storico sociale in cui il profeta è vive. Isaia richiama alla necessità che ognuno diventi promotore di giustizia: praticarla è una vera e propria vocazione religiosa, è cooperare al disegno di Dio sulla storia. «Alla stessa maniera del profeta, Caterina – ha detto la Ricci Sindoni, operando una saldatura tra il testo biblico e l’opera della santa senese – non ebbe paura di interpellare i potenti del suo tempo e di individuare, in nome dell’esigenza ineludibile della giustizia, il male sociale». E soprattutto non ebbe paura di ricordare la provvisorietà del potere politico, una «signoria prestata», come ricorda la lettera a Bernabò Visconti, signore di Milano.
È stato poi padre Bartolomeo Sorge, gesuita, politologo, storico direttore della rivista «Aggiornamenti sociali» ed animatore di una feconda stagione politica nel nostro paese, a cercare di calare nella concretezza del momento storico che stiamo vivendo, le suggestioni biblico teologiche appena ascoltate. «Esiste uno stretto legame – ha detto – tra il necessario rispetto delle regole, la giustizia, che conferisce alle regole il riferimento alla legge morale, e la politica, che alla legalità e alla giustizia aggiunge la dimensione della solidarietà e della carità. L’uomo ha bisogno di leggi, di giustizia, ma ha bisogno anche e soprattutto di amore. Ogni venir meno di questo legame, può provocare la crisi della democrazia». Una crisi che, secondo il relatore, investe tutto il paese, che ha smarrito il riferimento a valori che non possono essere inventati dallo stato, né dipendono da maggioranze mutevoli, ma sono iscritti nelle coscienze degli uomini e fondano le leggi stesse.
«Questi valori – ha ricordato – sono scritti nella nostra carta costituzionale, e perfino nell’articolo 2 del nuovo trattato costituzionale europeo: sono valori cristiani, che sono diventati laici, e tali devono rimanere, che riconoscono la dignità umana, di ogni persona, che affonda le sue radici nell’evento della creazione dell’uomo, immagine e somiglianza di Dio».
«Ma non basta – ha continuato – condividere in astratto la lista dei valori per affermare di vivere in democrazia; bisogna anche imparare le chiavi di lettura dei valori. C’è grande differenza tra una lettura individualista della libertà, ed una concezione secondo la quale la libertà personale implica anche una responsabilità sociale, tra una lettura neoliberista ed una lettura solidale della realtà».
«In questo contesto – ha detto – il cristiano, testimone dell’Assoluto, non può essere uomo di parte. Ma non può rimanere neutrale: non lo era monsignor Romero, come non era neutrale don Pino Pugliesi, che denunciava il potere mafioso con il Vangelo in mano». «Senza dimenticare – ha concluso – l’importanza dell’impegno politico nelle istituzioni, che ha però bisogno di uomini e donne maturi, di forte spiritualità, ma anche di grande professionalità».
Nel pomeriggio, Lorenzo Caselli, docente di economia delle imprese ed etica degli affari all’università di Genova, ha illustrato i rischi e le prospettive della globalizzazione in atto nel mondo. «Occorre superare – ha detto – l’affermazione che esiste un solo tipo di globalizzazione, quella dello scambio di mercato; una sola antropologia, quella dell’homo oeconomicus. Una simile globalizzazione lascerebbe sul campo solo vincitori e vinti, e non farebbe altro che creare provincialismi e particolarismi, conflitti etnici e religiosi ai quali stiamo già da tempo assistendo. Dobbiamo invece tendere verso l’universalità, quel diritto di ogni uomo alla cittadinanza mondiale, di cui parlava papa Giovanni Paolo II nel suo messaggio per la giornata della pace 2005, che è rifiuto di ignorare l’altro, risposta ai suoi bisogni».
I colloqui senesi sono stati conclusi da monsignor Celestino Migliore, osservatore della Santa Sede alle Nazioni Unite, che ha illustrato le iniziative che gli organismi internazionali stanno attuando per cercare di giungere ad una soluzione dei problemi dell’umanità.
«Purtroppo – ha detto il presule – i buoni propositi che tutti i capi di stato e di governo riuniti in occasione del vertice del millennio avevano fatto, segnano il passo. Difficilmente gli obiettivi prefissati, in tema di riduzione di povertà e malattie, di accesso all’istruzione e alla sanità, di rispetto dell’ambiente e della dignità di ogni uomo, potranno essere raggiunti entro il 2015». In occasione del suo 60° anniversario, l’Onu ha costituito alcune commissioni per cercare di capire le motivazioni di questo insuccesso. Le parole d’ordine che emergono dai rapporti delle commissioni sono nuovo multilateralismo, sicurezza e sviluppo, solidarietà.
«Il vero problema – ha concluso monsignor Migliore – è che, pur parlando di valorizzazione delle diversità, sembra essere diventato politicamente scorretto parlare dell’altro, delle sue esigenze, dei suoi bisogni. E questo mette in crisi il concetto stesso di una concezione di democrazia che, se vuole sopravvivere, deve essere ripensata a livello globale e, soprattutto, con motivazioni etiche forti».