Toscana
L’insegnamento delle «ali della qualità»
Qualcuno potrebbe definirlo uno spot nello spot, dato che la farfalla in questione è quella bianca del marchio Agriqualità e che, come abbiamo già avuto modo di dire, nelle «Giornate» di cui sopra si poteva cogliere anche il non troppo vago sentore di una bella kermesse pre-elettorale. Ma indubbiamente il film presenta più di un pregio, al di là della promozione dei prodotti agroalimentari realizzati senza Ogm e con un limitato ricorso alla chimica, quali appunto quelli contrassegnati dal marchio. Destinato soprattutto agli studenti delle nostre scuole, fa pensare e anche un po’ commuovere. Per un mondo che forse non c’è più, ma del quale è soprattutto importante non perdere la memoria e non dimenticare gli insegnamenti.
Scritto da Vieri Bufalari, Marco Messeri e Cristina Seravalli, interpretato dallo stesso Messeri con Novello Novelli, Amerigo Fontani e Alessia Innocenti, il film è una semplice ma suggestiva fiaba che passa dal mondo reale a quello dei cartoni animati attraverso la «porta» di un quadro particolare, in po’ naif, che campeggia nella cucina del protagonista Gino e in cui due bambine un po’ curiose finiscono per essere «risucchiate». Impareranno un sacco di cose sul mondo della campagna (soprattutto che i contadini sapevano fare di tutto, dai muratori agli stradini e ai boscaioli) mentre Gino, rincuorato anche dall’apparizione del babbo defunto, si convincerà definitivamente a non vendere il suo podere a chi voleva produrre ortaggi e cereali tutt’altro che genuini.
Ma il vero messaggio del film, a nostro avviso, emerge dall’immagine iniziale (un «collage» di vecchie foto di famiglia, segno appunto di una memoria da tramandare) e soprattutto da una frase che dice ai suoi alunni la maestrina che incoraggia Gino a mandare avanti il suo podere: «Da sempre l’uomo sente il bisogno di abitare la sua terra; non un posto qualsiasi ma un posto che gli è amico». E se le città in gran parte non lo sono più, le nostre campagne, pur nella diversità dei tempi, possono ancora esserlo. Sempre che siano salvaguardate e che l’«Agriqualità» riesca a sopravvivere e a svilupparsi in un mercato finora improntato su ben altri criteri. Una scommessa tutta da giocare, e da parte di tutti. Per non rimanere con un pugno di mosche (anzi, di farfalle) in mano.
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