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Mappe 87 – Il futuro congelato

Qualche anno fa, in tempi ancora pre-crisi, con il libro “l’epoca delle passioni tristi” avevamo tutti appurato il passaggio dal futuro-promessa, che caratterizzava la visione del futuro propria delle generazioni passate, al futuro inteso come minaccia. Scrivevano Miguel Benasayag . Gérard Schmit che da diversi anni, i servizi di psichiatria e gli psicoanalisti vedono crescere il numero di giovani che accusano qualche forma di disagio psichico. È un fatto allarmante, ma più che il segnale di un aumento delle patologie è il sintomo di un malessere generale, di una tristezza che permea la società. Il nostro è un mondo contraddistinto dal senso di incertezza, di precarietà, e non sempre i problemi dei più giovani hanno un’origine psicologica. Chi li deve curare deve affrontare un nuovo tipo di richiesta di aiuto che si colloca fuori dalle patologie classiche e che ci costringe a interrogarci su che cosa si basi realmente la nostra società, su quali siano le cause delle paure che ci portano a rinchiuderci in noi stessi, a vivere il mondo come una minaccia, alla quale bisogna rispondere “armando” i nostri figli. I problemi dei più giovani sono il segno visibile della crisi della cultura moderna occidentale fondata sulla promessa del futuro come redenzione laica. Si continua a educarli come se questa crisi non ci fosse, ma la fede nel progresso è ormai sostituita dal futuro cupo, dalla brutalità che identifica la libertà con il dominio di sé, del proprio ambiente, degli altri. Un’atmosfera esistenziale che genera paura negli adulti: si vive in uno stato di allarme perenne, nell’urgenza, dove è concesso — se si è forti — di soddisfare le proprie voglie ma è più difficile provare (e insegnare) il desiderio. Tutto deve servire a qualcosa e questo utilitarismo si riverbera sui più giovani e li plasma. Il passo successivo, che accomuna tutti coloro che hanno meno di 40 anni, almeno in questo Paese, è il passaggio al futuro-condanna, che è la situazione nella quale ci troviamo. Eppure anche un autore laico come Žižek (San Paolo reloaded) ha detto che «Qui sta il messaggio del cristianesimo: la positività dell’Essere, l’ordine del cosmo regolato dalle proprio leggi, che è il dominio della finitudine e della mortalità, non è “tutto ciò che c’è”; c’è un’altra dimensione, la dimensione della vita vera dell’amore, accessibile a tutti noi attraverso la grazia divina, cosicché tutti possiamo parteciparvi».